In questo inizio di 2026 gli investimenti si stanno concentrando sulle aziende meno indebitate e con una migliore gestione dei cash flow. Sarà così anche nei prossimi mesi e quali sono le aspettative a livello macroeconomico?
Secondo le stime Istat, l’economia italiana dovrebbe crescere di circa lo 0,8% nel 2026. Una crescita modesta, ma sufficiente a mantenere buona la fiducia degli investitori.
Il 2026 è quindi iniziato con un clima di incertezza meno critico rispetto agli anni passati, ma non per questo trascurabile. Gli investitori continuano a muoversi con cautela, concentrando la propria attenzione su aziende con bilanci solidi e settori con le migliori prospettive. Ad attrarre risorse sono sempre più le imprese meno indebitate e con cash flow regolari.
Investimenti: prospettive per il primo trimestre 2026
In base all’Outlook per il primo trimestre 2026 di BG SAXO e Saxo Bank, il primo trimestre del 2026 si apre sotto il segno di una maggiore stabilità macroeconomica, un contesto che, cambia radicalmente le priorità degli investitori. Dopo anni in cui tassi, inflazione e shock esterni hanno dominato la scena, il mercato torna a concentrarsi su ciò che davvero conta nel medio periodo: utili credibili, margini difendibili e capacità di generare cassa.
In questo scenario, le società con una forte dimensione domestica risultano più protette in caso di rallentamento del commercio globale, mentre chi dipende in modo prevalente dall’estero resta esposto a ordini più incerti e a revisioni prudenziali.
Sul fronte dei rischi, l’Outlook individua quattro potenziali fattori di disturbo: possibili tensioni su tassi e rendimenti a lungo termine, rischi geopolitici ed energetici, un peggioramento della qualità del credito in caso di rallentamento più marcato e il rischio di sistema tipicamente italiano, legato a demografia e produttività. Elementi che non cambiano il mercato da un giorno all’altro, ma che rendono gli investitori più selettivi.
Ne abbiamo parlato con Ruben Dalfovo, Investment Strategist di BG SAXO e Saxo Bank.
Dott. Dalfovo, nel vostro Outlook sostenete che quando il contesto è stabile tornano a contare i bilanci. Quali indici e indicatori vanno tenuti in maggiore considerazione?
In una fase più stabile, il mercato smette di inseguire le notizie di breve periodo e torna a concentrarsi sui fondamentali. In altre parole, contano di nuovo i numeri e la qualità del business.
Gli indicatori chiave sono pochi e intuitivi: crescita del fatturato, flussi di cassa operativi, margini e ritorno sul capitale investito. Insieme raccontano se un’azienda cresce davvero, se genera cassa reale e se utilizza il capitale in modo efficiente per creare valore nel tempo.
Un altro aspetto centrale è la sostenibilità degli utili. Crescere è importante, ma conta soprattutto come si cresce. Un’azienda che aumenta gli utili senza bruciare cassa o ricorrere in modo eccessivo al debito è generalmente più solida e più interessante per un investitore di lungo periodo.
Quanto pesano sulle valutazioni di investimento fattori come l’indebitamento e la gestione del credito?
Pesano molto più di quanto si pensi, soprattutto quando i tassi non sono più a zero.
Il debito non è un male in sé, ma diventa un problema se limita la libertà dell’azienda. Un bilancio troppo carico riduce la capacità di investire, di resistere agli shock e di cogliere opportunità.
La gestione del credito è altrettanto importante. Incassare in modo regolare e controllare il capitale circolante significa avere ossigeno anche nei momenti difficili. Nel 2026 il mercato tende a premiare chi non deve chiedere aiuto alla banca al primo rallentamento.
Quali settori possono sorprendere positivamente e quali rischiano di deludere nel 2026?
Possono sorprendere quei settori meno “alla moda”, ma con domanda stabile e modelli di business chiari. Servizi essenziali, sanità, infrastrutture e alcune nicchie industriali spesso fanno meno rumore, ma lavorano bene. Offrono ricavi più prevedibili, maggiore visibilità sugli utili e una capacità di generare cassa che gli investitori tendono ad apprezzare quando i fondamentali contano più delle notizie di giornale.
Rischiano invece di deludere i settori dove le aspettative sono già molto alte e la crescita futura è data per scontata. Quando le valutazioni incorporano uno scenario perfetto, basta poco per creare delusione. Per esempio, alcuni segmenti della tecnologia, o dell’intelligenza artificiale partono già con aspettative molto elevate. Se la crescita rallenta anche solo leggermente, o se i costi aumentano più del previsto, il mercato può reagire male perché si aspettava un percorso senza intoppi. Questo non significa che il settore sia da evitare, ma che le aspettative contano almeno quanto i risultati.
Tra i rischi citati nell’Outlook, quale ritiene oggi il più sottovalutato dal mercato?
Il rischio più sottovalutato è la qualità del credito. Per anni, con tassi di interesse vicini allo zero, questo aspetto è passato in secondo piano. Il debito costava poco e gli investitori si sono concentrati più sulla crescita che sulla solidità dei bilanci.
Se la crescita rallentasse più del previsto, alcune aziende potrebbero scoprire che il debito accumulato negli anni pesa più del previsto. È un problema che resta nascosto finché le condizioni sono favorevoli, ma che diventa evidente quando i tassi sono più alti e gli investitori iniziano a guardare con più attenzione ai bilanci.
Guardando al lungo periodo, quali caratteristiche dovrebbe avere un’azienda da tenere in portafoglio anche oltre il primo trimestre 2026?
Un’azienda da tenere in portafoglio deve essere facile da capire, avere un vantaggio competitivo chiaro e generare cassa in modo regolare. Queste caratteristiche rendono il business più prevedibile e meno fragile nei momenti difficili.
È altrettanto importante una gestione prudente, che ragioni come un proprietario. Significa investire con criterio, evitare l’eccesso di debito e prendere decisioni pensando al valore di lungo periodo, non al prezzo del titolo domani o la settimana prossima.
Nel tempo non vince chi fa le promesse più ambiziose, ma chi le mantiene. Come ricordava spesso Charlie Munger, non servono colpi di genio continui. Basta evitare i grandi errori, restare disciplinati e lasciare che il tempo faccia il suo lavoro.










