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Legge di Bilancio 2026: quali sono gli impatti sul settore del credito?

La Legge di Bilancio 2026, in vigore dal primo gennaio, introduce aumenti fiscali per le banche e l’obbligo di collegamento Pos-cassa, con effetti diretti su liquidità, credito alle imprese e digitalizzazione del sistema finanziario italiano.

Ben ritrovati e buon 2026!

Il nuovo anno è già iniziato e porta con sé la Legge di Bilancio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025.

Questa nuova manovra economica, centrata sul consolidamento fiscale e sul contrasto all’evasione, prevede interventi significativi sul settore del credito con un impatto stimato di circa 3,9 miliardi di euro solo nel primo anno, con l’aumento dell’aliquota IRAP per gli enti creditizi, dal 4,65% al 6,65%, e le limitazioni alla deducibilità degli interessi passivi, pari a 913 milioni di euro.

Le banche, alle prese con tassi di default stabili ma importi finanziati in crescita del 13% nel primo semestre 2025, si trovano di fronte a una stretta sulla redditività che potrebbe comprimere l’offerta di prestiti, specialmente alle PMI, in un contesto di inflazione persistente e rivalutazione pensionistica all’1,4%.​

La tassazione rafforzata sulle banche non è l’unica novità della Legge di Bilancio 2026 a toccare il mondo del credito e della fiscalità. Dal 1° gennaio, infatti, è scattato l’obbligo di collegamento tra Pos e registratore di cassa telematico per tutti gli esercenti, con sanzioni da 1.000 a 4.000 euro per le violazioni, mirato a combattere l’evasione fiscale attraverso pagamenti elettronici tracciabili. L’obbligo Pos-cassa promuove trasparenza e sicurezza nei pagamenti elettronici, favorendo un ecosistema più resiliente.​

Questa misura accelera la maturità dei pagamenti digitali in Italia, come emerso dal Salone dei Pagamenti 2025, ma impone costi aggiuntivi per adeguamenti IT sia alle imprese sia agli intermediari finanziari, che dovranno rafforzare i sistemi di compliance e KYC (Know Your Customer) per gestire flussi di dati più granulari. Contemporaneamente, la BCE ha accelerato sul progetto dell’euro digitale, con orizzonte al 2029 e via libera politico dal Consiglio UE, sollevando interrogativi su privacy, disintermediazione bancaria e concorrenza sui depositi retail.​

Le ripercussioni sul settore del credito sono molteplici. L’aumento dell’IRAP e i paletti fiscali riducono i margini operativi delle banche, traducendosi potenzialmente in criteri più stringenti per la concessione dei finanziamenti e in un rallentamento della crescita dei prestiti alle imprese, nonostante il trend positivo del 2025. Le PMI, che già lamentano una stretta creditizia, potrebbero subire un ulteriore peggioramento della liquidità, aggravato dal divario territoriale Nord-Sud.

Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 offre anche spiragli positivi, come la spalmatura in 5 anni delle perdite su crediti deteriorati e la rivalutazione delle pensioni, con trattamento minimo a circa 610 euro, che potrebbe stimolare consumi e domanda di credito al consumo. Per trasformare queste sfide in opportunità, banche e istituti finanziari sono tenuti a innovare, investendo in automazione per le segnalazioni di vigilanza, integrando l’euro digitale nei wallet proprietari e ottimizzando le politiche di recupero crediti con l’AI per bilanciare costi ed efficienza.

In un quadro di incertezze geopolitiche, il sistema del credito italiano ha l’opportunità di rafforzare la propria sovranità europea, a patto che governo e settore lavorino in sinergia per mitigare gli effetti negativi della tassazione e accelerare la transizione digitale.​

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