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Aste immobiliari: sono state 74.625 nel 2025 (-4,9% rispetto al 2024)

Al primo posto per numero di lotti nelle aste immobiliari dell’anno 2025 si conferma la Lombardia con 9.664 lotti, al 2° posto la Sicilia (8.491), al terzo il Lazio (6.290). Seguono Marche, Toscana, Campania, il Piemonte sale dall’undicesimo al settimo posto.

Sono 74.625 le unità immobiliari oggetto di asta in Italia nel 2025 (con un controvalore di base d’asta complessivo pari a 11.258.539.324,71 euro e offerte minime per 8.443.904.493,53) con un decremento di circa il 4,9% rispetto all’anno precedente (quando si sono registrate 78.477 unità in asta), e del 18% rispetto al 2023 (88.174).

Secondo l’analisi di RINA Prime, elaborata su big data di RINA Prime Ares 2.0, su dati ufficiali del Ministero della Giustizia, di Associazione T6, Nomisma e Cerved, la flessione interessa quasi tutte le tipologie procedurali:

  • -2,2% per le procedure esecutive (55.018 lotti), dato comunque meno marcato rispetto al –21,61% registrato nel 2024 sul 2023. Di questi lotti è stato calcolato un prezzo base complessivo di 7.068.779.457,04 con offerte minime pari a 5.301.584.592,78 (circa il 75% del prezzo base).
  • +4,06% per le procedure concorsuali, incremento comunque più contenuto rispetto al +20,1% del 2024.
  • -1,86% per le cause civili, a fronte dello +0,23% rilevato l’anno precedente.

“Il 2025 registra 55.018 lotti in esecuzione immobiliare, con un prezzo base complessivo di oltre 7 miliardi di euro. Le offerte minime, pari a 5,3 miliardi, rappresentano il 75% del valore base. Il confronto con i valori iniziali dei beni stimati in perizia rivela un dato strutturale: la perdita di valore cumulata supera i 10 miliardi di euro, effetto diretto dei tentativi di vendita reiterati e della lunga permanenza degli immobili nel circuito giudiziario. L’anzianità delle procedure resta infatti uno dei nodi più critici: il 32,89% dei lotti deriva da fascicoli avviati prima del 2020 mentre 1.188 procedure risultano addirittura precedenti al 2000” precisa Massimiliano Miceli, responsabile centro studi di RINA Prime.

Aste immobiliari: distribuzione territoriale degli immobili

Con riguardo alla distribuzione territoriale dei lotti in vendita, a livello regionale la Lombardia si conferma al primo posto con 9.664 unità staggite, pari al 12,9% del totale, seguita da Sicilia con 8.491 immobili (11,3%) Lazio con 6.290 (8,4%), Marche con 6.196 (8,3%) e Toscana con 5.440 (7,2%). Il Piemonte sale dall’undicesimo al settimo posto con 4556 immobili  (il 6,1%).

Successivamente all’analisi del macro dato nazionale e a quello delle regioni, siamo entrati nel dettaglio anche  delle 107 province Italiane, dove la frammentazione entra ancora di più nello specifico. Sono 10 le province che, da sole, controllano circa un quarto (26,6%) dei lotti su base nazionale.

Nel 2025 la provincia di Roma supera nuovamente quella di Milano, che scende invece al 6° posto, superata da Cosenza, Perugia, Macerata e Napoli. Palermo esce invece dalla top 10.

Tipologie immobiliari in asta

Il 51,39% delle unità immobiliari all’asta è riconducibile alla categoria “residenziale” ed è costituita da appartamenti, monolocali, mansarde, attici, ville e villette, nella maggior parte dei casi tutti abbinati ad autorimesse e/o cantine. A questi si somma un 12,33% di posti auto e autorimesse in vendita in lotti autonomi.

La percentuale di negozi, uffici e locali adibiti a uso commerciale in vendita si attesta al 11,27% rispetto all’11,33% del 2024.  Resta praticamente invariata la percentuale, 3,22%, dei capannoni industriali, commerciali e artigianali, opifici, mentre aumenta ancora lievemente il numero dei magazzini che passano dal 4,58% al 4,81%.  A differenza del settore residenziale, la specifica destinazione d’uso di questi immobili comporta un ridotto parterre di potenziali acquirenti. Spesso, specie con riguardo ai cespiti industriali, l’impossibilità di adibire la struttura a impieghi diversi, circoscrive significativamente il numero degli interessati causando un susseguirsi di esperimenti deserti a perdita del valore dei beni e, quindi, a uno svantaggio delle parti coinvolte.

Una fetta importante del mercato, pari al 13,34% in rialzo ulteriore rispetto all’12,99% del 2024, è costituita dai terreni, sia agricoli che edificabili. In questi casi l’interesse all’acquisto può risultare ulteriormente ridotto, specie per gli edificabili che richiedono una certa progettualità.

Aumenta rispetto al 2024 la percentuale di cantieri, che occupano ancora lo 1,16% del mercato rispetto allo 0,8% del 2024. La categoria include cantieri finiti, semifiniti, abbandonati o parzialmente realizzati.

Leggera diminuzione per la categoria dell’hospitality che passa allo 0,64% nel 2025 rispetto allo 0,7% del 2024.

I dati del 2025 confermano che la vera criticità non è la quantità di immobili sul mercato, ma la lentezza del ciclo procedurale. Ogni immobile che resta fermo rappresenta ricchezza collettiva immobilizzata, un capitale che il Paese non può permettersi di perdere. Per restituire valore al sistema, vi sono due pilastri di riforma: un riallineamento dinamico dei prezzi base entro i primi 24 mesi, per ridurre drasticamente il numero delle aste deserte, e il monitoraggio predittivo di spese di giustizia e oneri condominiali, così da intercettare i rischi prima che diventino ingestibili. La vera rivoluzione non è vendere di più, ma vendere prima e meglio” conclude Miceli.

(Fonte: comunicato stampa)

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