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Euro digitale nel 2029

Euro digitale nel 2029: la BCE avvia lo sviluppo tecnico della nuova moneta europea

Dopo la chiusura positiva della fase preparatoria, la Banca Centrale Europea avvia lo sviluppo tecnico della valuta digitale di banca centrale, con l’obiettivo di una prima emissione nel 2029. Un progetto strategico che punta a rafforzare la sovranità monetaria europea e a ridisegnare l’ecosistema dei pagamenti.

Euro digitale nel 2029: dalla fase preparatoria allo sviluppo tecnico

L’euro digitale entra ufficialmente nella sua fase più concreta. Con una nota diffusa il 30 ottobre 2025, la Banca Centrale Europea ha annunciato la conclusione con successo della fase preparatoria, avviata nel novembre 2023, e l’avvio dello sviluppo tecnico della moneta digitale.

L’attenzione dell’Eurosistema è ora rivolta alla definizione dell’architettura tecnologica dell’euro digitale: selezione dei fornitori, predisposizione dei sistemi di pagamento, definizione di regole e standard operativi comuni. Tra i risultati più rilevanti del biennio preparatorio figura il rulebook, che stabilisce un insieme unico di regole, procedure e standard per la fornitura dei servizi di pagamento in euro digitale da parte dei prestatori di servizi di pagamento aderenti al sistema. Nello stesso periodo, la BCE ha selezionato tramite gara cinque fornitori per le principali componenti della piattaforma.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dal confronto con il mercato. Circa settanta operatori, tra banche, fintech, esercenti e PSP, hanno partecipato alla piattaforma di innovazione, contribuendo alla progettazione e alla sperimentazione delle interfacce. Particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità. L’euro digitale dovrà essere utilizzabile da tutti, comprese le persone con disabilità o con basse competenze digitali, e dovrà funzionare anche offline nei casi previsti. Se il regolamento europeo sarà approvato nel 2026, la tabella di marcia prevede una fase pilota nella seconda metà del 2027 e la prima emissione dell’euro digitale nel 2029.

Una moneta pubblica per affiancare il contante e ridurre la dipendenza dai circuiti extra-europei

Secondo la Banca Centrale Europea, l’euro digitale non è pensato per sostituire il contante, ma per affiancarlo. Sarà un mezzo di pagamento pubblico, sicuro, universale e accessibile, con le stesse garanzie e libertà di scelta dell’euro cartaceo. La sua introduzione risponde a un cambiamento strutturale nelle abitudini di pagamento. Nel 2024 il contante rappresenta circa il 24% delle operazioni quotidiane, mentre la maggioranza delle transazioni avviene attraverso strumenti digitali.

Questo contesto evidenzia una criticità strategica per l’Europa. Oggi quasi due terzi delle transazioni con carta passano attraverso circuiti extra-europei come Visa e Mastercard, mentre le piattaforme europee esistenti, come Bancomat, operano prevalentemente su scala nazionale. L’euro digitale mira a colmare questo divario, offrendo un mezzo di pagamento digitale pubblico, accettato in tutta l’area euro, affidabile e attento alla tutela della privacy.

Tra gli obiettivi dichiarati rientrano la salvaguardia della sovranità monetaria europea, la riduzione della dipendenza da operatori esterni, il rafforzamento della concorrenza e della resilienza del sistema dei pagamenti e la garanzia di un accesso inclusivo e uniforme. Il progetto comporta tuttavia sfide rilevanti, legate alla definizione di una normativa europea condivisa, all’adeguamento tecnico di banche e operatori e alla regolamentazione di aspetti sensibili come i limiti di detenzione, l’accettazione come corso legale e l’interoperabilità paneuropea.

Infrastrutture condivise, dati e sicurezza nel nuovo scenario dei pagamenti digitali

Nel percorso verso l’euro digitale nel 2029, le infrastrutture collaborative emergono come elemento chiave per contenere i costi e garantire efficienza. Il report della BCE “A view on recent assessments of digital euro investment costs for the euro area banking sector” sottolinea il valore delle piattaforme condivise e cita come best practice Cbi Globe, attiva dal 2019. Grazie alla connettività condivisa, la piattaforma ha consentito alla comunità finanziaria italiana di ridurre del 40% i costi di compliance alla normativa PSD2 rispetto a soluzioni sviluppate singolarmente dalle banche italiane.

Cbi, società consortile attiva da circa trent’anni, punta a diventare un riferimento per la gestione e l’interoperabilità tra conti in euro tradizionale ed euro digitale, anche in ambito di cash management per le imprese. La società sta evolvendo verso un modello data driven, mettendo a disposizione strumenti avanzati per l’analisi delle informazioni e la gestione dei flussi finanziari, con una base di transazioni giornaliere riconducibili a circa 3 milioni di imprese.

La sicurezza resta un asse centrale del nuovo ecosistema dei pagamenti. L’entrata in vigore della Instant Payment Regulation ha introdotto la Verification of Payee, un controllo preventivo sull’identità del beneficiario volto a ridurre errori e frodi. A poco più di un mese dall’applicazione della norma, il servizio Name Check di Cbi registra circa 5 milioni di verifiche giornaliere, di cui tra il 15% e il 20% provenienti da PSP di altri Paesi europei.

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