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Factoring, Gianolli (Generalfinance): “Non solo strumento finanziario, ma di cura dell’impresa”

Il factoring rappresenta uno strumento indispensabile per la stabilità e la crescita delle imprese. Per questo motivo, il ruolo degli operatori specializzati, capaci di leggere la complessità e trasformarla in soluzioni concrete, appare destinato a diventare sempre più centrale.

In un contesto economico come quello attuale, caratterizzato da competitività, volatilità dei mercati, rischi di supply chain diffusi e tensioni internazionali, la gestione del capitale circolante è una priorità assoluta per le imprese di ogni dimensione. In questo scenario, il factoring si conferma uno strumento centrale per garantire liquidità immediata, ma anche un vero e proprio abilitatore di crescita per le imprese.

Oggi, infatti, rappresenta un servizio finanziario ad alto valore aggiunto, capace di accompagnare le imprese lungo il loro percorso di sviluppo. In particolare, per le PMI, ossatura del tessuto produttivo italiano, il factoring costituisce un’alternativa flessibile e complementare al credito bancario tradizionale, meno dipendente da logiche patrimoniali e più aderente alla dinamica reale del business.

L’importanza del factoring emerge soprattutto in una fase in cui i tempi di incasso si allungano e la pressione sui margini aumenta. La possibilità di trasformare i crediti in liquidità, migliorare il cash flow e stabilizzare i rapporti con clienti e fornitori consente alle imprese di pianificare con maggiore serenità investimenti, crescita commerciale e innovazione. Non a caso, il mercato del factoring in Italia continua a mostrare una significativa vitalità.

All’interno di questo panorama, stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante gli operatori specializzati, capaci di andare oltre un approccio standardizzato e di costruire soluzioni su misura. La specializzazione settoriale, la capacità di leggere le peculiarità dei modelli di business e un approccio consulenziale diventano fattori chiave, soprattutto durante fasi di difficoltà e nelle imprese in ristrutturazione.

Per approfondire il ruolo delle società di factoring e comprendere come un approccio specialistico possa rappresentare un vantaggio competitivo, abbiamo rivolto alcune domande a Massimo Gianolli, Amministratore Delegato di Generalfinance, realtà attiva nel mercato del factoring con un posizionamento fortemente orientato alla specializzazione.

Dottor Gianolli, il factoring sta assumendo un ruolo sempre più strategico per le imprese. Come si è evoluta, secondo lei, la funzione del factoring nel supporto al tessuto produttivo italiano?

Il factoring oggi è molto più di uno strumento finanziario. Nel nostro caso, è diventato nel tempo uno strumento di cura dell’impresa. Generalfinance nasce oltre quarant’anni fa e per più di dieci anni ha lavorato quasi esclusivamente con micro-imprese in crisi, spesso già protestate. È lì che abbiamo imparato che la finanza, se utilizzata correttamente, può fare la differenza tra continuità e interruzione dell’attività.
In un contesto come quello attuale, caratterizzato da volatilità, tensioni sulla supply chain e allungamento dei tempi di incasso, il factoring consente di intervenire sui flussi reali dell’impresa e di sostenere il capitale circolante in modo concreto. Per molte aziende rappresenta uno strumento essenziale non solo per sopravvivere, ma per tornare a crescere.

Generalfinance si distingue per focus di segmento e approccio specialistico. In che modo questa scelta rappresenta un valore aggiunto rispetto ai modelli più generalisti?

La nostra specializzazione nasce dalla storia. Lavorare per anni con imprese in difficoltà ci ha portato a focalizzarci sulle cosiddette “Special Situation” e a sviluppare un modello che chiamiamo Clinica delle Imprese.
Non offriamo prodotti standard: partiamo dall’analisi dell’azienda, del contesto, della filiera e delle prospettive. La finanza è uno strumento, non il fine. Il valore aggiunto sta proprio nella capacità di leggere la complessità e trasformarla in soluzioni operative, costruite su misura. Questo approccio è molto diverso da quello generalista e richiede competenze, tempo e una forte integrazione con gli altri professionisti coinvolti.

Il factoring può giocare un ruolo chiave anche in contesti complessi, come situazioni di ristrutturazione o di temporanea tensione finanziaria. Qual è l’approccio di Generalfinance in questi casi?

Nei contesti complessi è fondamentale intervenire presto e in modo strutturato. Il nostro lavoro non è episodico, ma continuativo. Assistiamo l’imprenditore lungo tutto il percorso, anche sotto il profilo psicologico, perché una crisi aziendale non è mai solo finanziaria.
Operiamo come hub di coordinamento tra tutti gli attori coinvolti – advisor, legali, professionisti della ristrutturazione, attestatori, investitori – un network costruito in oltre trent’anni di operazioni complesse. Questo ci consente di affrontare sia fasi di “pre-crisi”, sia percorsi più strutturati come piani attestati, concordati o composizioni negoziate, con un ruolo di regia chiaro e orientato alla continuità aziendale.

La rapidità decisionale e la personalizzazione delle soluzioni sono indubbiamente fattori critici di successo. Come riuscite a coniugare velocità, controllo del rischio e qualità del servizio?

La velocità è una conseguenza del metodo. Abbiamo strutture già pronte e iper-testate, processi decisionali snelli e una metodologia proprietaria di analisi sia del cedente sia del ceduto. Questo ci permette di ridurre drasticamente il tempo per erogare credito senza aumentare il rischio operativo.
Non lavoriamo sul singolo soggetto, ma sulla filiera, e utilizziamo strumenti diversi – pro-solvendo, pro-soluto, anticipo ordini e contratti – scegliendo di volta in volta la soluzione più adatta. Il controllo del rischio nasce dalla conoscenza profonda dei contesti in cui operiamo.

Guardando al futuro, quali trend ritiene più rilevanti per il mercato del factoring?

Il factoring continuerà a crescere come strumento strutturale, soprattutto nelle situazioni complesse. Vedo una domanda sempre più forte di operatori realmente specializzati, capaci di intervenire prima che la crisi esploda e di accompagnare l’impresa lungo tutto il percorso di risanamento e rilancio. In questo ambito non ci si può improvvisare: servono esperienza, metodo e una conoscenza profonda dei contesti, come quella che Generalfinance ha costruito nel tempo.

Un altro tema chiave sarà l’internazionalizzazione. Noi operiamo già da decenni con cedenti italiani e ceduti esteri con copertura mondiale e stiamo sviluppando in modo selettivo il nostro modello di espansione europea, avendo aperto in Spagna e avendo dato avvio al processo di apertura alla Svizzera. Anche nei contesti cross-border la complessità aumenta e richiede strutture, relazioni e competenze consolidate.

Tecnologia ed efficienza avranno certamente un ruolo crescente, ma non potranno sostituire ciò che fa davvero la differenza nelle situazioni complesse: l’esperienza, il metodo e la capacità di coordinare persone e competenze diverse attorno ad un obiettivo comune. Il rapporto diretto con l’imprenditore resta centrale. È su questi elementi, costruiti e consolidati nel tempo, che Generalfinance ha fondato il proprio posizionamento e che continuerà a generare valore anche in futuro.

(Contenuto realizzato in collaborazione con Generalfinance)

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