di:  

Giovani, lavoro e valore: la nuova idea di carriera va oltre il compenso economico e passa dal benessere psicofisico

Cosa è importante oggi per un giovane che si sta affacciando al mondo del lavoro e che rapporto ha con il denaro? Se un tempo il prestigio della posizione e il compenso economico guidavano le preferenze di neo-laureati, oggi l’approccio alla carriera è completamente diverso.

Lavoro e denaro non sono più gli unici parametri del successo

Per le nuove generazioni, lavoro e denaro non occupano più lo stesso posto simbolico che avevano per i loro genitori. Se per decenni la carriera è stata il principale strumento di affermazione personale e il reddito il metro quasi esclusivo del successo, oggi questo schema mostra evidenti segni di trasformazione. I giovani non sottovalutano l’importanza della stabilità economica, ma ne ridiscutono il significato, il peso e il prezzo da pagare.

L’Osservatorio Italiano Ben-Essere Teens (OIBET) 2025, realizzato da Excellentia, startup a vocazione sociale che si prefigge di influire positivamente sui ragazzi attraverso percorsi dedicati allo sviluppo del talento, in collaborazione con Q8 Italia, restituisce un dato chiave per interpretare questo cambiamento: il benessere, per la maggioranza dei ragazzi, non è legato prioritariamente al compenso economico, bensì a un equilibrio tra salute fisica, mentale e qualità della vita. È una prospettiva che segna una frattura rispetto al passato, quando la crescita professionale era spesso accettata anche a costo di stress, rinunce personali e sacrificio del tempo.

I giovani di oggi sono cresciuti in un contesto segnato da crisi economiche ricorrenti, instabilità occupazionale e accelerazione tecnologica. Hanno visto il lavoro perdere la sua funzione di garanzia assoluta e il denaro smettere di essere una promessa automatica di sicurezza e felicità. Di conseguenza, la carriera non è più un fine in sé, ma uno strumento, da valutare in base alla sua sostenibilità nel tempo.

Questo non significa minore ambizione. Al contrario, emerge una richiesta di coerenza: lavorare sì, ma in contesti che riconoscano il valore della persona, rispettino i tempi di crescita e offrano una prospettiva di sviluppo che non sia solo economica. Il denaro resta importante, ma diventa una delle variabili, non l’unica. Conta il senso di ciò che si fa, la possibilità di apprendere, di sentirsi parte di un progetto e il non vivere la performance con ansia.

È su questo terreno che si innestano i temi della performance sostenibile, del fair play e del rapporto tra sport, carriera e lavoro: ambiti apparentemente diversi, ma sempre più interconnessi nel modo in cui i giovani immaginano il proprio futuro professionale.

I giovani rifiutano modelli di performance che sacrificano identità, salute e senso

Da OIBET 2025 emerge uno scenario complesso: i giovani rifiutano modelli di performance che sacrificano identità, salute e senso.

Per la maggioranza dei ragazzi il benessere coincide essenzialmente con un equilibrio tra salute fisica e mentale (61,2%). Un dato che, letto in chiave economica, segnala una trasformazione profonda del concetto di successo: il lavoro resta centrale, ma non può più essere l’unico asse intorno a cui costruire il valore personale.

Questa visione ha effetti diretti sul modo in cui i giovani guardano alla carriera. OIBET evidenzia come autostima e accettazione di sé siano considerati fattori chiave del benessere dal 53% degli intervistati. Al contrario, la pressione esterna e la paura del giudizio, che coinvolge oltre la metà del campione, rappresentano uno dei principali freni alla crescita, non solo relazionale ma anche professionale. E qui entra in gioco l’importanza di incontrare durante il proprio percorso di studi e lavorativo persone capaci di essere dei mentori in grado di accompagnare senza giudicare.

Performance: risultati sì, ma senza ansia

Nel linguaggio economico la performance è spesso misurata in output, KPI e obiettivi raggiunti. Per i giovani, invece, emerge una richiesta diversa: una performance sostenibile, che non generi ansia costante né senso di inadeguatezza. Non a caso, una parte significativa degli adolescenti associa il tempo che passa a preoccupazione per il futuro, segnale di un’anticipazione precoce delle pressioni tipiche del mondo del lavoro.

In questo contesto, lo sport assume un ruolo speciale. Secondo OIBET, il 46,3% dei giovani considera lo sport una scuola di impegno e disciplina, mentre il 25,7% lo riconosce come uno strumento per gestire le emozioni. Non è solo attività fisica: è allenamento alla continuità, alla responsabilità e alla gestione dell’errore, competenze sempre più richieste anche nei contesti professionali.

Fair play e carriera: l’etica come vantaggio competitivo

Un altro elemento chiave riguarda il fair play, inteso non solo come rispetto delle regole sportive, ma come atteggiamento etico verso competizione, merito e relazione. I giovani mostrano una crescente sensibilità verso ambienti percepiti come ingiusti, ipercompetitivi o poco trasparenti. La paura di essere giudicati, che emerge con forza dai dati OIBET, è spesso alimentata da contesti in cui l’errore non è considerato parte del percorso.

In chiave economica, questo si traduce in una domanda chiara rivolta a imprese e istituzioni: costruire modelli di carriera in cui la competizione non escluda il rispetto, e la valutazione non cancelli la persona. Il fair play diventa così un vero fattore di attrattività organizzativa, soprattutto per le nuove generazioni.

Sport e lavoro: una metafora concreta

Lo sport, nella lettura proposta dall’Osservatorio, diventa una metafora concreta del lavoro che i giovani desiderano: impegno sì, ma con senso; sacrificio, ma orientato a un progetto; ambizione, ma non disgiunta dal benessere.

È proprio su questi temi che si innesta Hack the Sport, il Simposio dello Sport promosso da Excellentia, in programma il 19 febbraio 2026 a Milano. L’evento, strutturato come un hackathon collaborativo, affronterà questioni chiave come performance sostenibile, fair play come leva di sviluppo, integrazione tra sport, formazione e carriera.

Per aziende, scuole, istituzioni, il messaggio che arriva dai giovani è netto: il capitale umano del futuro non chiede meno ambizione, ma modelli di crescita più intelligenti, etici e duraturi. Comprenderlo oggi significa costruire organizzazioni più solide domani.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO!