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Oro, prezzo in salita: è l’effetto guerra in Iran. Le stime per il futuro

Metalli preziosi in forte movimento dopo l’attacco in Iran: argento, platino e palladio seguono l’oro. Gli analisti si dividono tra scenario di crescita strutturale e possibile raffreddamento nel breve termine.

L’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente ha fatto sobbalzare i mercati finanziari globali. L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in Iran – che ha portato alla scomparsa della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei – ha innescato un’immediata corsa verso l’oro, spingendo il metallo prezioso a quota 5.377 dollari per oncia. I futures di aprile, in particolare, hanno toccato un nuovo record a 5.625,89 dollari. Parallelamente, il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per circa il 20% del petrolio mondiale, ha innescato una vertiginosa impennata dei costi energetici.

Uno scenario complesso, permeato da crescenti timori inflazionistici, che ha spinto gli investitori ad abbandonare prontamente gli asset più volatili, come azioni e valute, per rifugiarsi nell’oro, universalmente riconosciuto come bene rifugio per eccellenza.

Ma cosa dobbiamo aspettarci dall’oro per l’immediato futuro? Un consolidamento del trend di crescita oppure una mitigazione verso il basso?

A onor di cronaca, nella mattinata di oggi -3 marzo 2026 – il prezzo dell’oro ha registrato un lieve calo: come riporta Ansa, il metallo prezioso con consegna immediata è passato a 5.306,1000 dollari l’oncia con una flessione dello 0,30%, mentre l’oro con consegna ad aprile (Comex) è scambiato a 5.328,00 dollari l’oncia con un avanzamento dello 0,31%.

Non solo oro in rialzo

Prima di passare alle previsioni degli analisti, è doveroso aggiungere che nel contesto attuale a crescere verso l’alto non è soltanto l’oro, bensì l‘intero comparto dei metalli preziosi. L’argento, ad esempio, ha registrato significative performance, superando la soglia dei 95-99 dollari l’oncia, prima di una fisiologica correzione. Anche platino e palladio hanno mostrato dinamiche di crescita sostenute, confermando la percezione dei metalli preziosi come il miglior “barometro per riflettere l’incertezza globale”. Ad affermarlo è l’analista indipendente Ross Norman, il quale ha aggiunto: “Dovremmo aspettarci che il metallo giallo venga rivalutato al rialzo raggiungendo nuovi record, dato che stiamo entrando in una nuova era di incertezza geopolitica”.

Oro: verso nuovi massimi storici?

Tornando alle proiezioni, alcuni analisti indicano un potenziale proseguimento del trend rialzista. In particolare, la società di intermediazione Bernstein, ha rivisto drasticamente le proprie stime iniziali, delineando uno scenario di crescita strutturale con un traguardo intermedio di 4.800 dollari, già nel 2026, e un potenziale raggiungimento dei 6.100 dollari l’oncia entro il 2030.

Alla base di queste previsioni vi sarebbe un profondo mutamento nelle dinamiche di domanda istituzionale. L’analista Bob Brackett di Bernsteincitato da QuiFinanza – ha sottolineato come “il mercato sia oggi sostenuto da due pilastri fondamentali: gli acquisti sistematici e costanti delle banche centrali e l’influenza amplificatrice dei flussi degli ETF. Un contesto macroeconomico favorevole, caratterizzato dall’aspettativa di due o tre tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2026, potrebbe innescare un ulteriore rendimento del 13%, basandosi su dati storici. A ciò si aggiungono fattori di lungo periodo, come la progressiva diversificazione delle riserve globali e l’espansione del deficit fiscale statunitense, che contribuiscono a sostenere la domanda di oro”.

Tuttavia, Bernstein ha evidenziato anche alcuni fattori di rischio da monitorare attentamente, tra cui un’eventuale flessione negli acquisti istituzionali o un aumento dei tassi reali, elementi che potrebbero invertire l’attuale trend positivo.

L’ipotesi di calo secondo Pepperstone

Alle previsioni di rialzi record, si contrappone la visione più cauta degli analisti di Pepperstone, secondo i quali i prezzi dell’oro registrato dopo gli attacchi potrebbero parzialmente attenuarsi, man mano che i mercati valutano l’impatto finanziario del conflitto in espansione.

Michael Brown, stratega di Pepperstone, osserva: “I mercati sono notoriamente pessimi nel prezzare accuratamente il rischio geopolitico, con i partecipanti che tendono a passare a una visione estrema, prima che teste più razionali prevalgano lentamente ma inesorabilmente”.

Tuttavia, sempre secondo Brown, gli eventi in Iran hanno rafforzato i fondamentali rialzisti per l’oro, che continuerà a beneficiare dei flussi verso i beni rifugio, in un mondo sempre più incerto, sostenuto sia dalla domanda al dettaglio sia dalla richiesta da parte delle riserve.

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