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Se conformità è bene, ma non conformarsi troppo è meglio

Il tema delle compliance e i suoi eccessi. Etica e rispetto delle regole migliorano in generale l’ambiente degli affari e della produzione, ma occorre usare il buon senso. E considerare che, anche nel mondo del credito, le dimensioni non sono tutto.

L’anno che è già arrivato probabilmente assomiglierà all’anno vecchio finito. O meglio, lo ricalcherà con diversa intensità, tutti speriamo minore, quanto alle regole da seguire. Lo precisiamo, ma non servirebbe: ci riferiamo all’ormai “endemica” situazione legata al Covid.

In poche parole, ciascuno, in misura sicuramente variabile nei prossimi mesi a seconda di come si svilupperà l’epidemia, sarà ancora tenuto a “certificare” il proprio status vaccinale e/o immunitario per poter accedere a determinati ambienti o praticare fuori dalle mura domestiche diverse attività (tra le quali il lavoro).

Per il comune cittadino questa è una novità praticamente assoluta – per quanto transitoria –  e lo dimostrano polemiche, scontri e discussioni, a tutti i livelli, che contornano ciascun irrigidimento o allentamento delle norme.

Per le aziende, per il mondo del business, invece, un quadro simile non è né una news né un tabù, in senso relativo e riguardo a moltissimi campi e differenti situazioni, tanto per quanto concerne le relazioni con il pubblico, quanto per numerosi rapporti tra imprese o tra queste e i consulenti (significativamente nel dialogo cliente-fornitore di prodotti o servizi). In generale e nei vari ambiti, quest’approccio si chiama oggi comunemente compliance, termine inglese che significa “conformità”. E che si traduce nella rispondenza dei processi e delle pratiche aziendali a norme giuridiche e a individuati principi etici (quindi in materia di fisco, di protezione della salute, di equità nel trattamento dei lavoratori, sempre più spesso di sostenibilità ambientale, ecc,). 

Un momento, direte voi, ma una simile rete di corrispondenza con quanto normato è sempre esistita e ha avuto peso! 

Certo, ma, per farla brevissima, la nuova “new model” compliance di matrice anglosassone sposta il perno della regolarità, nell’azione dell’impresa, dal controllo ex post all’individuazione a priori di un sistema di regole e valori cui attenersi e del cui rispetto assumersi la responsabilità. Proprio in codesto adeguamento “preventivo” dichiarato si fonda sempre più spesso la possibilità stessa di stringere legami commerciali con organizzazioni di grandi dimensioni, spesso operanti su piano multinazionale (e quindi portate a standardizzare condizioni che rispettino la legislazione e le richieste di molte entità statali o sovrastatali diverse). 

Sul piano etico nulla da dire: la pratica diffusa della compliance può condurre solo a miglioramenti nella produzione e nel mondo del lavoro, nell’ambiente “globale” delle interazioni economiche. Specie quando si affrontano i grandi numeri, destino inevitabile per un numero sempre crescente di imprese. 

Occorre però fare attenzione, valutare cum grano salis, non esagerare nel tagliare “con la mannaia” l’argomento compliance. Specie in un contesto, come quello nazionale, in cui, si sa, fatta la legge, trovato l’inganno. 

Non è assolutamente detto, anzi, che al crescere in dimensioni dei fornitori, per esempio, corrisponda in modo esatto quello dell’attinenza a dettami e principi. Paradossalmente, alle nostre latitudini e in determinati ambiti, è possibile e plausibile che realtà più contenute pongano maggiore attenzione a temi sensibili e formule normative.

Ci preme ricordarlo, all’inizio di un anno che si prospetta ancora denso di regole da rispettare, perché poche settimane fa un grande gruppo bancario ha deciso di servirsi, per la gestione dei crediti, solo di partner la cui attività superi un certo fatturato. La ragione? La presupposta e presunta maggiore affidabilità nelle compliance. 

Ecco, pur rispettando la statuizione e comprendendone il senso generale, invitiamo tutti, nel nostro piccolo, a una maggiore cautela e, magari a una più meditata gradualità. Di errori fatti pensando ai massimi sistemi e accomunando o selezionando secondo criteri non sempre certi o verificati di fronte ai fatti, negli ultimi tempi, ne abbiamo visti troppi, anche ai livelli più alti.

Buon anno e buone conformità a tutti.




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