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Tari non pagata: i termini di prescrizione e la rivoluzione TARIP 2026

Il termine per la Tari è di 5 anni, ma attenzione alle proroghe Covid e alle sentenze (10 anni). Da quest’anno domina la tariffa puntuale (TARIP), basata su misurazioni effettive e tracciabilità, con sgravi per chi differenzia meglio.

La Tari, al pari dell’Imu e degli altri tributi locali, prevede una prescrizione breve. La normativa attuale stabilisce che il Comune ha 5 anni di tempo per richiedere il pagamento della tassa sui rifiuti: superato tale termine, la pretesa tributaria decade e il debito non è più esigibile, a meno che in tale arco temporale non siano stati notificati atti interruttivi. La tempistica di prescrizione della Tari è tuttavia solo uno degli aspetti importanti che i contribuenti devono conoscere. Dal 2026 infatti, il perimetro normativo è definitivamente cambiato con l’introduzione, nella maggior parte delle città italiane, della tariffazione puntuale (TARIP). È inoltre pienamente operativo il Bonus Sociale Rifiuti destinato alle famiglie che versano in condizioni di disagio economico.

Decorrenza dei termini e proroghe

Il computo dei termini di prescrizione inizia il 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il tributo doveva essere versato. Per una corretta analisi dei carichi pendenti, è bene ricordare – come evidenziato da Immobiliare.it – che la Tari 2018 non si è prescritta il 1° gennaio 2024: a causa della sospensione di 85 giorni legata all’emergenza Covid (marzo-maggio 2020), il termine ultimo per la notifica è stato prorogato al 26 marzo 2024. Per le annualità successive, il calcolo rispetta la scadenza naturale del 31 dicembre del quinto anno.

Interruzione della prescrizione: quando è possibile

La prescrizione non è tuttavia una tempistica irrevocabile. Può essere infatti interrotta da un atto formale, come la notifica di una cartella esattoriale o un sollecito di pagamento. In questo caso, il termine di 5 anni si azzera e ricomincia a decorrere dalla data della notifica. Esistono inoltre situazioni in cui la prescrizione della Tari può allungarsi, ad esempio quando il debito è confermato da una sentenza del giudice: in questo caso, da quinquennale diventa decennale, seguendo il termine ordinario previsto per i titoli giudiziali.

Come far valere la prescrizione

È fondamentale sapere che la maturazione della prescrizione non cancella automaticamente il debito dai registri comunali. Il contribuente, che riceve un avviso di pagamento “fuori termine”, deve attivarsi ed effettuare:

  1. un’istanza di autotutela: una richiesta formale al Comune per ottenere lo sgravio della cartella;
  2. un ricorso alla Corte della Giustizia Tributaria: nel caso in cui l’ente non risponde o rigetta l’istanza, è necessario presentare ricorso entro 60 giorni, per evitare che l’atto diventi definitivo e quindi riscuotibile nonostante la prescrizione.

Le novità del 2026: l’era della TARIP

Come accennato in apertura, dal 1° gennaio 2025, il sistema di calcolo della Tari è cambiato. Col nuovo anno, la TARIP (Tariffa Puntuale) è diventata lo standard in gran parte dei Comuni italiani. Nel dettaglio, prevede:

  • misurazione effettiva: tiene conto non solo della superficie dell’immobile e del numero di occupanti, ma anche della quantità effettiva di rifiuti indifferenziati prodotti;
  • tecnologia e tracciamento: l’uso di tessere elettroniche e cassonetti intelligenti, dotati di sistemi di apertura e conteggio, permette di monitorare ogni singolo conferimento, responsabilizzando l’utente;
  • premialità: chi differenzia correttamente e riduce i rifiuti non riciclabili ottiene un risparmio diretto in bolletta.

Bonus Sociale 2026: sconti automatici

Per contrastare l’ulteriore disagio economico, nel 2026 è diventato pienamente operativo il Bonus Sociale Rifiuti, erogato dall’ARERA. Si tratta di uno sconto del 25% applicato direttamente in bolletta, senza necessità di domanda specifica, a patto di aver presentato la DSU.

Per poter beneficiare dell’agevolazione è necessario rientrare nei seguenti valori ISEE:

  • 9.530 euro per la generalità delle famiglie;
  • 20.000 euro per i nuclei con almeno 4 figli a carico.

Il sistema incrocia i dati INPS con le utenze, garantendo l’automatismo dello sconto e una maggiore equità nel prelievo fiscale locale.

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