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La BCE potrebbe finalmente allentare la politica monetaria restrittiva?

La BCE potrebbe finalmente allentare la politica monetaria restrittiva?

Il membro del board della BCE Piero Cipollone ha indicato che se i dati confermassero le previsioni fatte a marzo, sarebbe necessario agire prontamente per adeguare la politica monetaria restrittiva.

Game over per la politica monetaria restrittiva europea?

In un intervento sulla politica monetaria a Bruxelles, Piero Cipollone ha dichiarato che attualmente c’è una minore incertezza riguardo al processo di disinflazione, poiché gli shock dall’offerta si stanno attenuando e i rischi per le prospettive di inflazione sono equilibrati. Inoltre, ha espresso crescente fiducia nell’obiettivo di raggiungere un tasso di inflazione del 2% entro la metà del 2025.

Gli ha fatto eco anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che torna a sottolineare l’importanza di allentare la politica monetaria restrittiva per raggiungere la stabilità dei prezzi e ridurre l’inflazione senza danneggiare l’economia reale con una recessione eccessiva.

Durante la celebrazione del 150esimo anniversario della nascita di Luigi Einaudi, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Panetta ha evidenziato il rapido declino dell’inflazione, avvicinandosi all’obiettivo del 2%, il che apre la possibilità di un taglio dei tassi. Ha inoltre menzionato il crescente consenso all’interno del consiglio direttivo della Bce in questa direzione.

Riguardo ai conti pubblici, Panetta ha richiamato i discorsi di Mario Draghi sulla distinzione tra debito buono e cattivo, sottolineando la necessità di agire simultaneamente sull’aumento della crescita economica per ridurre il peso del debito. Ha citato l’insegnamento di Einaudi riguardo alla necessità di distinguere tra spesa pubblica utile e improduttiva, sottolineando l’importanza di migliorare la qualità del bilancio pubblico per stimolare lo sviluppo economico.

Inflazione e salari reali

Ma cosa ha detto di preciso il membro del board BCE nel suo intervento sulla politica monetaria?

“La recente storia economica dell’area dell’euro è stata caratterizzata da una serie di shock della domanda e dell’offerta che hanno portato a un’inflazione elevata e prolungata. Questi shock hanno anche causato uno shock negativo sulle ragioni di scambio, dovuto alla dipendenza dell’area dell’euro dalle importazioni, con conseguente riduzione dei salari reali dei lavoratori. Tuttavia, con l’inversione di questi shock dell’offerta e l’attuazione di una politica monetaria restrittiva, l’inflazione è diminuita in tutti i settori, mentre le aspettative di inflazione sono rimaste stabili. Di conseguenza, l’attenzione si è spostata sulla determinazione dei tempi, dei ritmi e della portata della normalizzazione della politica monetaria.

Le decisioni sono guidate dalle prospettive di inflazione e dai rischi associati, in particolare per quanto riguarda la crescita dei salari e della produttività. Sebbene le condizioni di stabilità richiedano che la crescita dei salari si allinei alla crescita della produttività e agli obiettivi di inflazione per evitare pressioni eccessive sui costi, la situazione attuale non è ancora stabile. I salari reali sono ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici, nonostante un significativo aumento dell’occupazione, mentre la crescita dei profitti è stata elevata. Con la normalizzazione dei livelli di profitto e l’inversione degli shock dell’offerta, c’è spazio per un recupero dei salari reali, a sostegno della ripresa economica e della convergenza dell’inflazione.”

Bilanciare crescita e ripresa salariale

“Tuttavia, è essenziale bilanciare l’esigenza di una crescita salariale moderata nel medio termine con la necessità di una ripresa salariale a breve termine per sostenere la fragile ripresa economica. Il mancato sostegno alla ripresa salariale potrebbe portare a una stagnazione economica prolungata, rendendo potenzialmente necessari aggiustamenti al ribasso della produzione e della produttività.

Sebbene l’incertezza sul processo di disinflazione sia diminuita con l’attenuarsi degli shock dell’offerta, i rischi per le prospettive economiche restano orientati al ribasso. Nonostante la precauzione di attendere ulteriori dati prima di normalizzare i tassi di policy, i responsabili delle politiche devono rimanere proporzionati, considerando la prolungata stagnazione dell’economia e le condizioni restrittive del credito. Se i dati in arrivo confermeranno le proiezioni di marzo, i responsabili delle politiche dovrebbero essere pronti ad adeguare rapidamente l’orientamento restrittivo della politica monetaria, guidati da una maggiore fiducia nel tempestivo ritorno dell’inflazione ai livelli target (il famoso 2% di cui sentiamo spesso parlare).”

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