Il factoring prosegue la sua crescita, con una previsione del +2,50% nel primo trimestre 2026 e +3,96% a fine anno.
Il mercato del factoring continua a crescere, confermandosi una componente essenziale del finanziamento alle imprese e alle filiere produttive italiane. Secondo l’ultima edizione del Rapporto FOREfact, diffuso da Assifact, il settore stima una crescita del turnover del +2,50% nel primo trimestre 2026 e un incremento complessivo del +3,96% a fine anno.
Le previsioni, elaborate sulla base dell’indagine congiunturale e prospettica condotta tra gli operatori del settore, rafforzano l’idea di un comparto solido, in grado di crescere in modo ordinato, sostenendo il capitale circolante delle imprese e mantenendo al contempo un profilo di rischio contenuto.
Factoring e credito bancario tradizionale: l’analisi del rischio
La ricerca “Valore, competitività e rischio del factoring. Il ruolo della regolamentazione” di SDA Bocconi, coordinata da Paola Schwizer, professor dell’Area Finance, ha mostrato evidenze a supporto empirico alla minore rischiosità del factoring rispetto al credito bancario tradizionale, con particolare riferimento al rischio di credito, mettendo in luce un disallineamento tra il rischio “regolamentare” e il rischio “effettivo”.
L’analisi condotta su un orizzonte decennale evidenzia come il factoring presenti indicatori di qualità del credito più stabili e meno volatili rispetto al credito bancario tradizionale.
La ricerca SDA Bocconi mette in evidenza che nel periodo 2015–2024 le componenti più critiche delle esposizioni deteriorate nel factoring mostrano un andamento complessivamente favorevole:
– le sofferenze si riducono progressivamente dall’1,18 % nel 2015 a circa lo 0,5 % nel 2024
– le inadempienze probabili scendono dall’1,59 % del 2015 sotto lo 0,3% nel 2024, segnalando una capacità strutturale del settore di prevenire il deterioramento definitivo del credito.
– una quota rilevante di crediti classificati come scaduti/deteriorati torna in bonis o viene incassata, senza finire in categorie di rischio più gravi. I passaggi a “sofferenze” risultano marginali, confermando la natura prevalentemente temporanea di molti ritardi.
Il minore rischio si riflette anche nei tassi applicati dalle società di factoring alla propria clientela (dati Bankitalia) che risultano più bassi di quelli praticati per altri strumenti finanziari assimilabili.
Crediti verso la PA: i Comuni italiani sono solidi, solo il 6,1% è in crisi
La ricerca SDA Bocconi è completata da un contributo specifico, curata dal Centro Governance & Social Innovation della Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia, sulla cessione dei crediti vantati verso i Comuni italiani, concentrando l’analisi sui fattori che determinano il ritardo nei pagamenti da parte degli enti.
In questo comparto, i ritardi di pagamento sono riconducibili in larga parte a criticità amministrative e procedurali – complessità del ciclo passivo, frammentazione degli enti, carenze di personale – più che a reali difficoltà finanziarie. Solo una quota limitata degli enti locali (il 6.1% rispetto ai 7.896 Comuni esistenti al 31 dicembre 2024) si trova in situazioni di crisi conclamata, mentre il rischio di credito rimane strutturalmente basso, anche nei casi di maggiore criticità, poiché gli enti continuano a erogare servizi pubblici essenziali.
In questo contesto, il factoring si conferma uno strumento chiave per assorbire i ritardi, stabilizzare la liquidità delle filiere e ridurre l’anzianità dello scaduto, a beneficio delle imprese fornitrici della PA.
Due miliardi in meno per le imprese
La ricerca dimostra che questo fenomeno non è neutrale: l’errata rappresentazione del rischio genera un incremento degli attivi ponderati per il rischio e un assorbimento di capitale non giustificato dalle effettive perdite attese, limitando la capacità del settore di svolgere pienamente la propria funzione di sostegno all’economia reale. Secondo le stime la perdita di capacità di credito è pari a circa 2 miliardi di euro, che riduce la possibilità di finanziamento delle imprese fornitrici della PA, con effetti negativi sulla liquidità delle filiere produttive e sulla competitività complessiva del sistema.
(Fonte: comunicato stampa Assifact)










