Il Senato ha approvato il 4 marzo 2026 la legge annuale PMI, introducendo interventi mirati a rafforzare gli strumenti finanziari a disposizione delle piccole e medie imprese. Tra le novità figurano il riordino dei Confidi e nuove misure per rendere più efficiente l’uso delle cartolarizzazioni, con attenzione ai beni di magazzino.
Legge annuale PMI: il nuovo intervento normativo per sostenere le imprese
Con l’approvazione definitiva del 4 marzo 2026, il Senato ha dato il via libera alla nuova legge annuale PMI, un provvedimento che si inserisce nel quadro previsto dall’articolo 18 della legge 180 del 2011. Tale norma stabilisce che, entro il 30 giugno di ogni anno, il Governo presenti alle Camere un disegno di legge volto alla tutela e allo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese, con l’obiettivo di individuare gli interventi più rilevanti per l’anno successivo.
Il disegno di legge appena approvato introduce una serie di misure che incidono su due ambiti particolarmente rilevanti per il sistema produttivo italiano: da un lato il riordino della disciplina dei Confidi (consorzi di garanzia collettiva dei fidi, organismi che facilitano l’accesso al credito delle imprese offrendo garanzie agli intermediari finanziari), dall’altro l’evoluzione delle operazioni di cartolarizzazione, cioè quei meccanismi finanziari che consentono di trasformare attività o crediti in strumenti negoziabili sui mercati.
L’intervento normativo mira a rafforzare gli strumenti di supporto finanziario alle PMI, migliorando l’efficienza dei processi di accesso al credito e ampliando le opportunità di raccolta di capitali. In questo contesto, la legge annuale PMI si propone di modernizzare alcune delle principali infrastrutture finanziarie che operano a favore delle imprese di minori dimensioni, favorendo al tempo stesso una maggiore stabilità e integrazione del sistema.
Riordino dei Confidi: verso un rafforzamento del sistema delle garanzie
Tra le disposizioni di maggiore rilievo contenute nella legge annuale PMI figura l’articolo 7, che delega il Governo al riordino della disciplina dei Confidi secondo specifici principi e criteri direttivi. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire un rafforzamento del ruolo di questi organismi nel sostegno finanziario alle imprese.
La riforma prevede innanzitutto una revisione complessiva della disciplina dei Confidi, con l’intento di consolidarne la funzione nel campo delle garanzie e dei servizi finanziari rivolti alle PMI. In questa prospettiva si inserisce anche l’apertura della compagine sociale a soggetti diversi dalle piccole e medie imprese e dai liberi professionisti, una misura che potrebbe ampliare la base partecipativa e rafforzare la solidità del sistema.
Un ulteriore intervento riguarda i requisiti per l’iscrizione dei Confidi all’albo previsto dall’articolo 106 del Testo unico bancario (TUB), registro che raccoglie gli intermediari finanziari autorizzati a operare sotto la vigilanza della Banca d’Italia. La revisione di tali requisiti è finalizzata, in particolare, a stimolare processi di aggregazione tra i Confidi e a rafforzare la stabilità del comparto.
La delega legislativa contempla inoltre una revisione delle attività esercitabili dai Confidi iscritti all’albo, con particolare attenzione allo sviluppo di servizi di consulenza e assistenza a favore delle imprese consorziate o socie. La legge mira a favorire una riduzione dei costi di istruttoria necessari alla valutazione del merito creditizio delle imprese e a incentivare l’integrazione interconsortile tra i diversi organismi.
Cartolarizzazione del magazzino: nuovi strumenti finanziari per le PMI
Accanto al riordino dei Confidi, la legge annuale PMI introduce anche importanti novità in materia di cartolarizzazioni attraverso l’articolo 8, dedicato alle misure per favorire la valorizzazione a fini finanziari dei beni di magazzino.
L’intervento modifica alcune disposizioni della legge 130 del 1999, che disciplina le operazioni di cartolarizzazione in Italia. In particolare, viene ampliata la possibilità di destinare alle operazioni non soltanto i crediti, ma anche i diritti e i beni a essi collegati, inclusi i prodotti derivanti dalla loro trasformazione o combinazione e i beni sostitutivi.
Questa modifica consente di includere nel cosiddetto patrimonio segregato (il patrimonio separato destinato a garantire l’operazione finanziaria) tutti gli elementi economici che contribuiscono alla generazione dei crediti. Di fatto, ciò rende possibile la cartolarizzazione anche del magazzino in lavorazione o in fase di trasformazione.
In termini concreti, ciò significa che beni presenti nei magazzini aziendali, come scorte di vino, formaggi stagionati o altri prodotti tipici, potranno essere utilizzati come base per strutturare operazioni di raccolta di capitali. Il valore immobilizzato nelle scorte potrà quindi essere trasformato in liquidità, consentendo alle imprese di ottenere nuove risorse finanziarie.













