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Polizza catastrofale e accesso al credito: cosa c’è da sapere

La polizza catastrofale diventa un requisito strategico per le imprese: obblighi, coperture e impatti sull’accesso a finanziamenti e agevolazioni pubbliche.

Cos’è la polizza catastrofale e perché è obbligatoria

La polizza catastrofale, chiamata anche polizza Cat Nat, è una copertura assicurativa introdotta in Italia per proteggere le imprese dai danni derivanti da eventi naturali catastrofali come terremoti, alluvioni, esondazioni e frane. La sua introduzione è stata stabilita dalla Legge di Bilancio 2024, che ha imposto l’obbligo di stipulare questa assicurazione per tutte le imprese con sede legale nel nostro Paese.

L’obbligo vale anche per le imprese straniere con una stabile organizzazione in Italia, iscritte al Registro delle imprese, con l’esclusione delle imprese agricole regolamentate dall’art. 2135 del Codice Civile.

Le scadenze per adeguarsi variano in base alle dimensioni dell’impresa:

  • Grandi imprese: 31 marzo 2025, con una moratoria di 90 giorni sulle sanzioni
  • Medie imprese: 30 settembre 2025
  • Piccole e micro-imprese: 31 dicembre 2025

L’obbligo nasce dall’esigenza di distribuire il rischio economico derivante da eventi naturali tra le imprese, le compagnie assicuratrici e lo Stato, proteggendo il patrimonio aziendale e favorendo un sistema più resiliente.

Cosa copre la polizza Cat Nat e quali beni assicurare

La polizza obbligatoria copre i danni materiali e diretti causati da catastrofi naturali ai beni impiegati nell’attività di impresa. I principali elementi assicurabili sono terreni, fabbricati aziendali, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali.
L’elenco completo è riportato dall’articolo 2424 del codice civile (sezione Attivo, voce B-II, numeri 1), 2) e 3)).

Sono esclusi dalla copertura invece i beni immobili abusivi o costruiti senza i necessari titoli edilizi, le merci, i prodotti in magazzino e i danni indiretti come l’interruzione dell’attività.

La normativa indica anche come devono essere definiti gli eventi naturali coperti dalla polizza. Ad esempio, l’alluvione è intesa come fuoriuscita di acqua da corsi o bacini, mentre il sisma è un movimento brusco della crosta terrestre. Alcuni eventi, come mareggiate o fenomeni legati alla falda, sono invece esclusi dalla copertura obbligatoria.

Il contratto può prevedere limiti di indennizzo e scoperti, ossia la quota del danno che resta a carico del contraente. Per somme assicurate fino a 30 milioni di euro, lo scoperto non può superare il 15% del danno indennizzabile, mentre per importi superiori la percentuale può essere negoziata con l’assicuratore. Anche i massimali sono definiti in modo crescente con l’aumentare della somma assicurata.

Conseguenze per l’accesso al credito e agli incentivi

Uno degli aspetti più rilevanti dell’obbligo di polizza catastrofale riguarda l’accesso al credito e agli incentivi pubblici. L’obbligo assicurativo non si limita a proteggere le imprese dai danni, ma è stato collegato a condizioni per beneficiare di agevolazioni pubbliche: non avere una polizza conforme può precludere l’accesso a contributi, sovvenzioni o finanziamenti erogati con risorse pubbliche.

In pratica, le imprese che non rispettano l’obbligo potrebbero essere escluse da misure di sostegno finanziario quali contratti di sviluppo, interventi di riqualificazione in aree di crisi industriale, finanziamenti per start-up e progetti di ricerca, tra le altre.

Il collegamento tra copertura assicurativa e accesso a finanziamenti pubblici è quindi un incentivo reale per le imprese a dotarsi tempestivamente di una protezione contro i rischi catastrofali. La stipula della polizza può anche influire positivamente sulla percezione del rischio da parte di banche e investitori, poiché un patrimonio assicurato rappresenta un elemento di maggiore stabilità e affidabilità economica, favorendo così l’accesso a forme di credito e investimenti.

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