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Tassi BCE

Tassi BCE invariati a inizio 2026, ma le banche UE stringono i criteri sul credito

I tassi BCE restano invariati a inizio 2026, ma nell’area euro le banche adottano criteri più prudenti nella concessione dei prestiti. Aumenta la domanda di finanziamenti, mentre tensioni commerciali e qualità del credito spingono verso condizioni più selettive, soprattutto per le imprese e i settori più esposti.

Tassi BCE e credito: costo dei prestiti in lieve aumento, ma criteri più restrittivi

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, nella riunione del 5 febbraio 2026, ha lasciato invariati i tre tassi di riferimento (il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, il tasso sui depositi presso la banca centrale e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale), confermando un orientamento di politica monetaria guidato dai dati. Le decisioni, come precisato nel Bollettino economico, continueranno a essere adottate di volta in volta, con l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine e preservare l’efficacia della trasmissione monetaria.

Sul fronte dei finanziamenti, il costo medio dei prestiti alle società non finanziarie dell’area euro è salito al 3,6% a dicembre 2025, rispetto al 3,5% di novembre. L’incremento è stato generalizzato nei principali Paesi dell’area, pur restando inferiore di 1,7 punti percentuali rispetto al picco dell’ottobre 2023. Per le famiglie, il tasso medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni è rimasto sostanzialmente stabile al 3,3%.

Nonostante il contesto di stabilità dei tassi di riferimento, il segnale che emerge dal Bollettino riguarda soprattutto l’atteggiamento delle banche. Che hanno progressivamente inasprito i criteri di concessione del credito.

Banche UE più prudenti: tensioni commerciali e qualità del credito pesano sulle decisioni

Nel quarto trimestre del 2025 la domanda di prestiti da parte delle imprese è aumentata moderatamente, in linea con il trimestre precedente. La crescita è stata sostenuta principalmente dal fabbisogno di scorte e capitale circolante e dalle esigenze di rifinanziamento o ristrutturazione del debito. Anche la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni è aumentata, sebbene a un ritmo più contenuto rispetto al trimestre precedente, in connessione con il miglioramento delle prospettive del mercato immobiliare residenziale.

A fronte di una maggiore domanda, le banche hanno incrementato i prestiti alle famiglie, mentre hanno mantenuto sostanzialmente invariata l’offerta alle imprese. Il Bollettino evidenzia che le tensioni commerciali e l’incertezza economica hanno contribuito a un inasprimento dei criteri di concessione, principalmente attraverso una riduzione della tolleranza al rischio.

L’irrigidimento si è manifestato in particolare nel settore delle costruzioni, nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, nel manifatturiero ad alta intensità energetica e negli immobili commerciali. Il fenomeno è stato ancora più marcato nel comparto della produzione di autoveicoli.

Le indicazioni provenienti dalla dinamica dei crediti deteriorati e da altri indicatori di qualità creditizia hanno avuto un impatto restrittivo netto sulle politiche di concessione. Nel primo trimestre del 2026 le banche dell’area euro indicano che la qualità del credito esercita un ulteriore effetto restrittivo sui prestiti alle imprese e sul credito al consumo, mentre l’impatto sui mutui per l’acquisto di abitazioni risulta sostanzialmente neutro.

Anche dal lato delle imprese emergono segnali coerenti. Nell’indagine SAFE condotta tra il 19 novembre e il 15 dicembre 2025, le aziende hanno segnalato un inasprimento delle condizioni di accesso al credito bancario, in un contesto caratterizzato da tassi sui prestiti più elevati.

Crescita moderata e inflazione in calo in un contesto di elevata incertezza

Nel quarto trimestre del 2025 l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3%, secondo la stima preliminare di Eurostat. L’espansione è stata sostenuta principalmente dal settore dei servizi, in particolare informazione e comunicazione. Il comparto manifatturiero ha mostrato una tenuta migliore delle attese, mentre le costruzioni hanno beneficiato degli investimenti pubblici. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,2% a dicembre.

Sul fronte dei prezzi, a gennaio 2026 l’inflazione si è attestata all’1,7%, in calo rispetto ai mesi precedenti, soprattutto per effetto della diminuzione dei prezzi dell’energia, scesi del 4,1%. L’inflazione di fondo è scesa al 2,2%, mentre quella dei servizi si è attestata al 3,2%. Le aspettative di inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al 2%.

Permangono tuttavia fattori di incertezza legati alle tensioni geopolitiche e commerciali, all’andamento dei dazi e alla debolezza della domanda mondiale. Le esportazioni dell’area euro sono diminuite dello 0,1% nei tre mesi fino a ottobre 2025. In questo contesto, pur con tassi BCE invariati, l’atteggiamento delle banche dell’area euro resta improntato alla prudenza. Con criteri di concessione più selettivi soprattutto nei comparti ritenuti maggiormente esposti ai rischi macroeconomici e finanziari.

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