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Banche: servono soluzioni per gli Utp

Secondo l’indagine di PwC, a fine 2017 la mole dei crediti incagliati in seno alle banche ammonta a 94 miliardi di euro lordi

Nel 2018 gli Utp (Unlikely to Pay) rappresenteranno la vera sfida per le banche italiane, che dovranno trovare soluzioni innovative e mirate per risolvere l’ammontare dei crediti incagliati nei bilanci degli istituti bancari, 94 miliardi di euro lordi a fine 2017. Secondo l’indagine di PwC, il volume degli Utp, ha superato al netto delle rettifiche quello degli Npl, rispettivamente 66 miliardi di euro contro i 64 dei non performing loans.  Pier Paolo Masenza, Financial Services Deals Leader di PwC ritiene che “dopo un 2017 in cui il tema delle inadempienze probabili si è affacciato nelle agende degli istituti italiani, il 2018 rappresenterà invece il momento chiave per compiere passi avanti, decisi e risolutivi. Questa urgenza è confermata sia dai numeri, sia dalla limitata mobilità che contraddistingue gli Utp”. Sempre secondo Masenza, una soluzione innovativa a riguardo “potrebbe essere la realizzazione di operazioni di cartolarizzazione con crediti Utp come sottostante”.
Va detto, che il segmento degli Utp  è piuttosto variegato e complesso e composto da categorie di crediti molto diversi (dal semplice scaduto a situazioni vicine alla vera e propria sofferenza). A questo vanno aggiunte specifiche derivanti dal settore di appartenenza, dalla taglia e dalla presenza di eventuali garanzie. Le banche dovranno perciò analizzare per bene il portafoglio al fine di individuare la migliore soluzione per lo smaltimento delle diverse tipologie di credito.
I dati relativi al 2017 rivelano inoltre una forte concentrazione dei crediti incagliati nelle dieci maggiori banche del Paese (l’80%). Considerando solo i tre principali istituti, tale valore ammonta al 53%. Nonostante il trend in calo (-14% nell’ultimo triennio), per gli esperti di PwC si tratta di una sfida ancora molto forte, poiché il 37% delle esposizioni scadute delle dieci maggiori banche è rappresentato da Utp, con diversi istituti (4 su 10) che registrano un Utp ratio superiore al 40%.
La ragione di questo “immobilismo” è da rintracciarsi nella mancanza di misure efficaci di ristrutturazione del credito. “Secondo Banca d’Italia, il 62% degli accordi di ristrutturazione, che riguardano prevalentemente proprio posizioni di Utp, dopo quattro anni sono ancora in corso, senza aver portato ad un risultato positivo e definitivo” è quanto si evince dal report. Sicuramente le linee guida della Bce e l’applicazione del modello contabile IFRS 9, avranno un impatto non trascurabile sulla gestione dei crediti incagliati.

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