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Buy Now Pay Later

Buy Now Pay Later: cosa cambia dal 2026 con la nuova direttiva UE sul credito al consumo

La nuova direttiva europea sul credito al consumo interviene modificando le regole sul Buy Now Pay Later. Da novembre si applicheranno nuove tutele per i consumatori e criteri più stringenti per le piattaforme.

In pochi anni Buy Now Pay Later è diventato un sistema di pagamento sempre più diffuso, ed è entrato nelle abitudini di spesa di una fetta sempre più ampia di popolazione.

Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel nostro Paese il volume delle operazioni di Buy Now Pay Later è passato da 0,4 miliardi di euro nel 2020 a 6,8 miliardi nel 2024, con un’ulteriore espansione registrata da Crif anche nel 2025.

Lo schema di pagamento rateale che consente di acquistare immediatamente un servizio o un bene e di differire il pagamento in una o più rate successive senza interessi viene spesso visto come uno strumento agile, immediato e meno impegnativo rispetto a un finanziamento tradizionale. Proprio questa facilità, però, ha finito per accendere l’attenzione delle istituzioni europee. Quando un sistema di pagamento cresce così velocemente e coinvolge sempre più persone, il tema della tutela dei consumatori diventa inevitabilmente centrale.

Cosa cambia con la nuova direttiva europea

Dal 20 novembre 2026 verrà adottata la nuova direttiva europea sul credito al consumo (CCD2) contenente un quadro di regole più preciso, con obblighi più stringenti per le piattaforme che lo offrono e maggiori garanzie per chi lo utilizza.

La direttiva, nata per colmare alcuni vuoti normativi e uniformare le diverse forme di credito al consumo, prevede diversi punti.

Uno di questi riguarda le soglie temporali che fanno scattare le regole del credito al consumo. Il limite dei 90 giorni verrà ridotto: si passerà a 50 giorni per gli acquisti nei negozi fisici e a 14 giorni per quelli online.

Ciò significa obblighi più severi in termini di trasparenza, informativa precontrattuale e valutazione della capacità di rimborso del cliente. In altre parole, prima di concedere un pagamento dilazionato, sarà necessario capire meglio se il consumatore è davvero in grado di sostenerlo.

Gli operatori, inoltre, dovranno prestare maggiore attenzione alle loro attività di comunicazione e marketing, come nel caso degli annunci pubblicitari, e una procedura rafforzata che richieda una firma avanzata nella sottoscrizione dei contratti.

Ad essere coinvolti saranno operatori come Klarna, Scalapay e PayPal, che stanno provvedendo a modificare i loro piani, estendendo la durata dei piani di rimborso e avvicinandosi sempre di più alle logiche del credito tradizionale.

Più tutele, ma resta il rischio di sottovalutare il debito

Il successo del Buy Now Pay Later non riguarda più soltanto i giovanissimi o gli utenti più abituati agli acquisti digitali. Il suo utilizzo si è allargato anche a fasce d’età più mature, attirate dalla possibilità di gestire le spese senza costi ulteriori. Oltre a questo è importante ricordare che molti utenti di questi servizi non hanno una lunga storia creditizia alle spalle, e questo rende ancora più importante il tema delle verifiche.

Il nodo più delicato resta però quello culturale. Molti consumatori percepiscono il Buy Now Pay Later come qualcosa di meno impegnativo rispetto a un vero finanziamento, quasi fosse una semplice estensione del pagamento. Ma in realtà si tratta comunque di un debito, anche se frammentato in piccole somme. E proprio questa percezione può spingere ad accumulare più rate contemporaneamente, con il rischio di perdere il controllo della spesa complessiva.

La stretta europea, in questo senso, non punta a bloccare il fenomeno, ma a renderlo più trasparente e meno esposto a un uso superficiale. Per chi acquista, il cambiamento del 2026 potrebbe tradursi soprattutto in una maggiore protezione. Per le piattaforme, invece, si apre una fase di adattamento che potrebbe modificare in modo significativo il volto del Buy Now Pay Later così come lo conosciamo oggi.

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