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Circa il 15% della popolazione italiana si trova in una situazione di rischio povertà

Circa il 15% della popolazione italiana si trova in una situazione di rischio povertà

Secondo un’indagine condotta dal Centro Studi di Unimpresa, più di 8,5 milioni di individui sono inclusi nella categoria del disagio sociale, e a conseguente rischio di povertà.

3 italiani su 20 a rischio povertà

Circa il 15% della popolazione italiana vive in condizioni di povertà, rappresentando oltre 8,5 milioni di individui che si trovano in una situazione economica estremamente precaria. Nonostante un aumento nell’occupazione negli ultimi mesi, ci sono ancora aree del paese con un alto tasso di disoccupazione, coinvolgendo quasi 2 milioni di persone senza lavoro e 6,6 milioni di “working poor“. Inoltre, ci sono più di 5 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta, portando il numero totale di coloro in difficoltà economica a quasi 14 milioni.

Questi dati emergono da un rapporto del Centro Studi di Unimpresa, che indica una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, con circa 28.000 persone in meno a rischio povertà nel 2023, portando il numero complessivo a 8 milioni e 440 mila.

Un’opportunità fondamentale

Da quasi un decennio Unimpresa si sta occupando di questo problema. La sfida principale per il governo, che sta operando in modo positivo ma non ancora completamente soddisfacente, rilevano, è ridurre entro la fine dell’anno il numero di persone nell’area di disagio sociale, attualmente stimato a 8,5 milioni.

Questo obiettivo richiede un nuovo approccio e un cambiamento significativo di direzione. Sebbene ambizioso, credono che sia raggiungibile. La chiave per raggiungerlo è creare un ambiente favorevole alla crescita delle imprese, agli investimenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

La ricetta è semplice: riduzione della burocrazia e delle tasse, insieme a incentivi significativi per coloro che creano occupazione stabile e nuova. Il consiglio dei ministri previsto per martedì 30 aprile rappresenta un’opportunità fondamentale anche da questo punto di vista, dichiarano dal Centro Studi.

Secondo il loro rapporto, basato su dati ISTAT, il 14,4% della popolazione italiana si trova nell’area di disagio sociale, corrispondente a 8,5 milioni di persone su un totale di 59,1 milioni di cittadini. Questo fenomeno, evidenziato da Unimpresa, riguarda principalmente disoccupati e “working poor”, cioè lavoratori precari o mal retribuiti. Negli ultimi anni, questa categoria ha contribuito all’aumento dei poveri assoluti, passando da 10,4 milioni a 8,5 milioni. Questo calo di 2,2 milioni va interpretato come un passaggio dalla precarietà alla povertà assoluta.

Essenziale non aumentare la povertà mentre si decide cosa fare

È essenziale garantire che la situazione dei lavoratori in difficoltà non peggiori ulteriormente mentre si definiscono aiuti, interventi di emergenza e strategie per il reinserimento nel mondo del lavoro per coloro in situazioni di povertà.

Come spiega Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa, alla fine del 2023, c’erano 8,5 milioni di lavoratori a rischio povertà, con una leggera diminuzione di 28.000 rispetto all’anno precedente (-0,3%).

Il numero di disoccupati è rimasto sostanzialmente stabile tra il 2022 e il 2023, con una lieve diminuzione: da 2 milioni e 27.000 a 1 milione e 947.000, con una diminuzione di circa 80.000 unità (-3,9%). Tra i disoccupati, gli ex occupati sono passati da 1 milione e 129.000 a 1 milione e 55.000, con una diminuzione di circa 74.000 unità (-6,6%); gli ex inattivi sono scesi a 390.000, con una diminuzione di circa 3.000 unità (-0,8%); infine, coloro senza esperienza di lavoro sono diminuiti di 3.000 unità (-0,6%), passando da 505.000 a 502.000. Per quanto riguarda i “working poor” (lavoratori precari e sottopagati), la loro cifra è aumentata da 6 milioni e 551.000 a 6 milioni e 603.000, con una crescita di 52.000 unità (+0,8%).

Tra i lavoratori con occupazioni instabili o a basso reddito, c’è stato un aumento nei lavoratori con contratto a termine part-time, passando da 867.000 a 920.000, registrando un incremento di 53.000 unità (+6,1%). Al contrario, gli impiegati con contratto a termine a tempo pieno sono diminuiti di 93.000 (-4,4%), passando da 2.114.000 a 2.021.000. Anche i lavoratori con contratto a tempo indeterminato part-time involontario hanno visto un incremento, salendo di 17.000 unità (+0,6%) da 2.638.000 a 2.655.000. I lavoratori con contratti di collaborazione sono aumentati di circa 2.000 unità (+0,8%), passando da 248.000 a 250.000. Infine, gli autonomi part-time sono cresciuti di 73.000 unità (+10,7%), da 684.000 a 757.000.

Il dramma della povertà

Il presidente onorario di Unimpresa sottolinea la gravità della situazione dei poveri e la sua esperienza quotidiana tra le persone, nei negozi e nei mercati evidenzia le difficoltà che molte persone affrontano. Egli afferma che coloro che hanno un’impresa e offrono lavoro creano dignità, la mancanza di cui è particolarmente preoccupante. Per molti, la perdita del lavoro o un salario insufficiente sono fonte di vergogna, e molte persone esitano perciò a chiedere aiuto finanziario.

Egli sostiene che bisogna combattere questo problema e che il governo deve creare le condizioni favorevoli affinché le imprese possano operare al meglio, se vuole mantenere le promesse fatte finora. Unimpresa non crede nei sussidi a tempo indeterminato, e ritiene che i posti di lavoro possano essere creati solo dalle imprese, a patto che siano sostenute adeguatamente a livello normativo e fiscale.

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