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Bankitalia: il contante costa ai commercianti più delle carte

Bankitalia: il contante costa ai commercianti più delle carte

Salta la norma che introduce la soglia di 60 euro sotto la quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti elettronici. Lo ha confermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo in commissione Bilancio alla Camera.

Una notizia accolta da molti favorevolmente dopo che l’istituto di Via Nazionale durante l’audizione in Parlamento per fornire la propria opinione sulla manovra aveva portato delle analisi che indicavano che, per gli esercenti, il costo del contante in percentuale dell’importo della transazione è superiore a quello delle carte di debito e credito.

Ricordiamo come si era espressa Bankitalia in merito.

Bankitalia contro il contante

La Banca d’Italia avverte che le regole contenute nella legge di bilancio sull’aumento dell’importo massimo del contante e sull’abolizione delle sanzioni per gli esercenti che non consentono l’uso del POS fino a un massimo di 60 euro potrebbero essere in contrasto con l’ammodernamento contenuto nel PNRR, e non favoriscono la lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa. Stessa cosa fanno anche alcune misure di sgravio fiscale.

Fabrizio Balassone, capo dell’Unità Struttura Economica del Dipartimento economico e statistico della Banca d’Italia, ha analizzato la legge di bilancio nella sua presentazione alla Commissione paritetica Bilancio di Camera e Senato, evidenziandone criticità e punti di forza.

Cosa ha detto Bankitalia sul tetto al contante troppo alto

Il disegno di legge prevede che il tetto per l’utilizzo del contante nelle transazioni, attualmente fissato a 2.000 euro, salirà dal livello di 1.000 euro previsto dalla legge attualmente in vigore (e che sarebbe scattato il 1° gennaio 2023) a 5.000 euro proprio a partire da gennaio del prossimo anno.

È stato inoltre introdotto un limite di 60 euro, e gli operatori che non accettano modalità di pagamento elettronico non saranno penalizzati.

Queste misure vanno verso l’incoraggiamento all’uso del contante, contrariamente a quanto è avvenuto in maniera generalizzata negli ultimi anni.

“Nel maggio del 2010 la soglia è stata ridotta a 5.000 euro (da 12.500), poi dimezzata nell’agosto 2011 e infine abbassata a 1.000 euro a partire dal gennaio 2012. Innalzata a 3.000 euro dal gennaio 2016, la soglia è stata successivamente ridotta a 2.000 euro dal 1o luglio 2020 e, a legislazione vigente, ne è prevista un’ulteriore riduzione a 1.000 euro a partire dal 1o gennaio 2023.

Il decreto legge n. 152 del 6 novembre 2021 prevedeva una sanzione nei casi di mancata accettazione di un pagamento, di qualsiasi importo, effettuato con una carta di pagamento. La sanzione, pari a 30 euro più il 4 per cento del valore della transazione, sarebbe stata applicata a partire dal 1° gennaio 2023. Il decreto legge n. 36 del 30 aprile 2022 anticipava tale termine al 30 giugno 2022.”

A livello europeo alcuni Paesi (tra cui la Germania) non hanno un limite massimo all’importo delle transazioni in contanti, mentre altri hanno limiti inferiori a quelli indicati in bolletta (500 euro in Grecia, 1.000 euro in Francia e Spagna, 3.000 in Belgio).

Rispetto al 2016, la quota di transazioni effettuate in contanti in Italia è superiore alla media europea, sebbene anche questa sia diminuita a causa dell’impatto della pandemia.

“Secondo le statistiche dell’Eurosistema sui pagamenti al dettaglio, alla fine del 2019 il numero di transazioni elettroniche annuali pro capite in Italia era pari a circa 130, valore considerevolmente inferiore a quello medio dell’area dell’euro (quasi 300). Simmetricamente, secondo i dati della survey Study on the Payment Attitudes of Consumers in the Euro area la percentuale di transazioni regolate in contanti era pari a circa l’80 per cento, in linea con Spagna, Portogallo e Grecia ma superiore a quella media dell’area dell’euro (73 per cento).”

Il commento del Dirigente di Bankitalia

Come già ricordato in passato, i limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione. In particolare, negli ultimi anni sono emersi studi – anche condotti da Bankitalia su dati esclusivamente italiani – che suggeriscono che soglie più alte favoriscono l’economia sommersa. C’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle transazioni, ridurrebbe l’evasione fiscale.

Anche le Raccomandazioni specifiche per l’Italia formulate dalla UE nell’ambito del semestre europeo muovono da tale presupposto.

Nello specifico, nel 2019 si suggeriva all’Italia di “contrastare l’evasione fiscale, in particolare nella forma dell’omessa fatturazione, tra l’altro potenziando i pagamenti elettronici obbligatori, anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti”.

La definizione di efficaci sanzioni amministrative in caso di rifiuto dei fornitori privati di accettare pagamenti elettronici era inclusa tra i traguardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza relativi al primo semestre di quest’anno.

Per quanto riguarda i corrispettivi associati alle transazioni effettuate con strumenti di pagamento elettronici, si ricorda che il contante ha anche costi di sicurezza (es. relativi a furto, trasporto valori, assicurazioni).

Le stime del 2016 mostrano che il costo del contante come percentuale del valore della transazione è superiore per i commercianti rispetto al costo delle carte di debito e di credito.

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