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Economia italiana migliore di tutti i Paesi del G7?

Economia italiana migliore di tutti i Paesi del G7?

Negli ultimi tre mesi la crescita dell’economia italiana ha registrato il maggiore incremento rispetto a quella di qualsiasi altro paese del G7. Nel frattempo, il successo delle vaccinazioni fornisce una base di fiducia per le riforme che il Paese intende attuare. Riforme per sbloccare gli altri 180 miliardi di euro dall’UE relativi al PNRR.

La situazione

Le cose in Italia, nonostante un perdurante feeling di “doom and gloom” nella popolazione (riscontrabile nelle chiacchiere delle persone nei luoghi di ritrovo e di acquisto merci), nella realtà dei fatti pare che stiano andando un po’ meglio. Il Paese sta attraversando discretamente bene la fase post-pandemica, grazie all’atmosfera positiva generata dall’improvvisa e inaspettata ripresa.

Le prospettive economiche dell’Italia, a giudicare dai dati ufficiali, sono migliori di quanto ci aspettassimo in primavera. Lo scarto positivo rispetto alle previsioni di aprile del FMI è molto rilevante, in linea con l’OCSE e con le previsioni private internazionali. Si spera di smentire nuovamente il Fondo sulle previsioni 2023 sull’Italia.

Secondo Consensus Economics, che calcola la media delle previsioni dei principali economisti, la crescita economica dell’Italia ha registrato il più grande miglioramento rispetto a qualsiasi altro Paese del G7 negli ultimi tre mesi.

Si tratta di un buon cambiamento, per un Paese che ha sofferto anni di stagnazione economica, trascinando il tenore di vita al di sotto della media europea. Gli economisti sperano che possa essere un trampolino di lancio per cambiamenti più duraturi. Questi cambiamenti si avranno con l’avvio di un ambizioso programma di riforme finanziate dall’UE, e di spesa pubblica, il ben noto PNRR.

“Per la prima volta in molti decenni, l’Italia si trova in una posizione piuttosto favorevole”, ha dichiarato Laurence Boone, capo economista dell’OCSE. Boone ha sottolineato che l’Italia sta iniziando ad affrontare i propri noti freni alla crescita. I principali sono la sclerosi del sistema giudiziario civile e della pubblica amministrazione, e l’inefficacia delle leggi sulla concorrenza. “L’Italia oggi è nella posizione di provare seriamente a resettare la propria economia”, ha aggiunto.

Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea e recentissimo ex Premier, alla cui politica economica si deve questo risultato, ha attribuito gran parte del miglioramento delle prospettive di quest’anno alla massiccia campagna di vaccinazione del suo governo nel 2021. La percentuale italiana di persone completamente vaccinate è la seconda più alta tra i Paesi del G7. Ciò è avvenuto dopo aver reso obbligatorio il “green pass” Covid per quasi tutti i lavoratori e per l’accesso alla maggior parte dei luoghi pubblici.

Draghi ha affermato che ciò ha permesso la riapertura delle attività commerciali senza un’impennata dei ricoveri ospedalieri, aumentando la fiducia dei consumatori e la spesa

Le aspettative dell’economia

Le aspettative sono che l’economia italiana continui ad espandersi, nonostante i venti contrari dovuti soprattutto alla guerra in Ucraina. L’azione del governo Draghi ha dato una grande spinta alla crescita strutturale dell’economia italiana. Speriamo che il Governo Meloni continui su questa strada, e non solo lo proclami. I primi riscontri sembrano andare nella giusta direzione, fortunatamente.

La ripresa è dovuta anche ad altri fattori. Gli investimenti sono in crescita, grazie agli incentivi governativi per il miglioramento dell’efficienza energetica e per l’acquisto di macchinari e attrezzature. C’è anche maggiore fiducia degli investitori (anche nel precedente governo, che era presieduto da una personalità del calibro di Draghi) dopo anni di instabilità politica. L’auspicio è che si continui a favorire la ripresa. Come? Attraverso il sostegno alle PMI, tramite la stabilizzazione di Impresa 4.0 e della Nuova Sabatini, con le garanzie messe in campo dal governo durante la crisi pandemica

Molte imprese hanno anche aumentato gli investimenti digitali per adattarsi alla pandemia, aiutando l’Italia, che era in ritardo rispetto agli altri Paesi dell’UE per quanto riguarda la preparazione all’e-commerce, a recuperare terreno. 

La speranza, anche dopo i recenti incontri europei del nuovo Presidente del Consiglio italiano post elezioni, Giorgia Meloni, è che le rassicurazioni fornite alla UE in merito al “non rallentamento” delle riforme previste e sottoscritte da Draghi, siano realmente tali. L’occasione è unica, e potrebbe non ripetersi.

Secondo alcuni analisti, anche le esportazioni stanno sostenendo la ripresa post-pandemia. l’Italia è stata meno colpita di altri Paesi dall’interruzione della catena di fornitura, grazie alla minore dipendenza dalle importazioni di semiconduttori. I produttori sembra proprio che si siano dimostrati agili nell’adattarsi ai cambiamenti delle restrizioni nazionali e internazionali.

I dati sintetici dell’economia italiana

•Crescita del PIL nel 2021: +6,7%

•Crescita del PIL nel 2° trimestre 2022: +1,1%

•Consumi famiglie 2° trimestre 2022: +2,6%

•Investimenti in abitazioni 2° trimestre 2022: +1%

•Investimenti in edilizia non residenziale 2° trimestre 2022: +0,6%

•Allocazioni in macchinari 2° trimestre 2022: +1,6%

•Crescita acquisita nel 2022 dopo due trimestri: +3,9%

•Produzione industriale ad agosto 2022: +2,3%

•Produzione industriale gennaio-luglio 2022 su stesso periodo 2021: +1,4%

•Vendite al dettaglio gennaio-agosto 2022 in valore: +5,4%

•Vendite al dettaglio gennaio-agosto 2022 in volume: +1,2%

•Export gennaio-luglio 2022 verso il mondo: +22,1%

•Inflazione (prezzi al consumo) a settembre 2022: +8,9%.

La variazione cumulata del PIL tra il 4° trimestre 2020 e il 2° trimestre 2022 vede l‘Italia (+7,9%) seconda sola al Regno Unito nell’ambito del G7. La crescita del PIL nel 2° trimestre 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021 (+5%), vede l’Italia prima.

Il commento dell’ISTAT agli ultimi dati economici

Gli ultimi aggiornamenti del 31 ottobre riguardano:

  • Da Istat PIL 3° trimestre 2022: +0,5% 
  • Stima PIL 2022: +3,9% (dal 3,2% precedente)

Queste le parole di ISTAT in riferimento agli ultimi dati sulla stima tendenziale del PIL.

Nel terzo trimestre dell’anno l’economia italiana fa registrare una crescita dello 0,5% in termini congiunturali, e del 2,6% in termini tendenziali. La fase espansiva del Pil prosegue pertanto per il settimo trimestre consecutivo, ma in decelerazione rispetto al secondo trimestre dell’anno. La crescita acquisita per il 2022 è pari al 3,9%.

Come sempre, si rimarca la natura provvisoria di questa stima. Essa riflette, dal lato della produzione, un calo dell’agricoltura e dell’industria, e un aumento marcato dei servizi. Dal lato della domanda, si rileva un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte), e un apporto negativo della componente estera netta, a seguito di una crescita delle importazioni maggiore rispetto alle esportazioni.”

L’importanza del PNRR

La transizione verde e digitale potrebbe continuare ad un ritmo molto più veloce se l’Italia otterrà i rimanenti 180 miliardi di euro promessi dal piano di rilancio “Next Generation” dell’UE, a patto che vengano raggiunti riforme e obiettivi chiave.

Si tratta di gran lunga del più grande impegno da parte dell’UE nei confronti di uno Stato membro. Sarebbe il più grande pacchetto di sostegno per l’Italia dai tempi del piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale. L’Italia ha già ricevuto due tranche di 25 miliardi di euro ciascuna.

L’OCSE prevede che la produzione economica italiana tornerà ai livelli precedenti alla pandemia entro la fine del 2022, più rapidamente rispetto alle stime precedenti, e molto più velocemente rispetto alla ripresa delle precedenti recessioni, anche se più tardi rispetto alla maggior parte delle economie avanzate. Prima della pandemia, la produzione non era tornata ai livelli di oltre un decennio prima.

Il governo italiano è discretamente ottimista. Prevede che la crescita continuerà almeno fino al 2024, riducendo l’elevato debito pubblico del Paese (2.800 miliardi di euro, mentre leggete queste parole), che supera ancora il 150% del prodotto interno lordo, e il tasso di disoccupazione superiore alla media dell’UE, che supera il 9%.

Per contestualizzare il debito pubblico italiano, basta considerare che questo debito a 13 cifre equivale a circa 45 mila euro per ogni italiano (valore riferito alla fine del 2021, come spiega l’Istituto Bruno Leoni), inclusi neonati e ultracentenari. Nel 2021, in media, il debito è cresciuto di un importo pari a circa 3.300 euro ogni secondo, più di quanto guadagna una famiglia media in un mese.

C’è anche da notare che le ambiziose agende di riforma, in Italia, si scontrano tipicamente con enormi ostacoli politici, e che le previsioni ufficiali di crescita potrebbero essere “troppo ottimistiche”. Anche la stabilità politica è una minaccia per le riforme e il piano di spesa.

Per quanto tutta questa modernizzazione possa sembrare positiva, il sistema politico frammentato dell’Italia ha spesso fatto sì che le riforme avviate da un governo venissero annullate o abbandonate da quello successivo. Di questo fatto, incontrovertibile, sclerotizzato nel tempo (purtroppo) e costantemente sotto gli occhi di tutti, il cronista attento non può non farne tenere di conto al lettore.

Preoccupazioni a breve?

Nel frattempo, ci sono preoccupazioni a più breve termine. L’Italia è molto preoccupata per l’impennata dei prezzi dell’energia in Europa, ed ha già speso diversi miliardi di euro per sovvenzionare le bollette, cosa che continuerà a fare (si parla di 15 miliardi) anche nel prossimo Consiglio dei Ministri, alla fine della prima settimana di novembre.

Una crisi prolungata potrebbe ridurre il ritmo della ripresa. L’indebolimento della domanda a seguito di una prolungata interruzione della catena di approvvigionamento e il rallentamento della crescita economica cinese creano ulteriori venti contrari per il Paese e per l’economia globale.

Ma l’ottimismo delle imprese e dei consumatori italiani rimane vicino ai massimi da quasi un decennio. Naturalmente dobbiamo essere cauti e continuare a monitorare fattori critici come il costo delle materie prime e dei trasporti, ma al momento abbiamo (oggettivamente) un po’ di vento a favore.

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