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Giovanni Bossi: “Ecco come sarà Cherry 106 dopo la fusione con Banco delle Tre Venezie”

Il ceo di Cherry 106 racconta la genesi dell’operazione e le prospettive del nuovo gruppo

Il 7 ottobre scorso è stato annunciato il completamento della fusione del servicer italiano Cherry 106 in Banco delle Tre Venezie (BTV). Giovanni Bossi, ceo di Cherry 106, ci racconta i retroscena dell’operazione e le prospettive per il nuovo gruppo.




Qual è la ratio della fusione tra Cherry 106 e Banco delle Tre Venezie

Sin dall’inizio Cherry 106 ha prestato particolare attenzione agli impieghi ad alto rendimento e rischio controllato. All’attività iniziale, centrata sul mondo del credito deteriorato (investimento, gestione e recupero sostenibile), ha affiancato a partire dallo scorso anno il filone connesso all’acquisto di crediti fiscali derivanti da ristrutturazioni edilizie (superbonus 110%, ecobonus, sisma bonus).

Nel corso del tempo, abbiamo compreso rapidamente di quali miglioramenti avrebbe potuto beneficiare Cherry 106 se fosse stata integrata in un “sistema banca”, in grado di offrire al mercato soluzioni a 360 gradi e di avere accesso alla liquidità con una dotazione patrimoniale più adeguata. Abbiamo incontrato, quindi, in Banco delle Tre Venezie un istituto che aveva le caratteristiche giuste e che, come molte altre banche in Italia, cercava una strategia per incrementare la redditività dei propri attivi. Non c’è alcuna sovrapposizione tra le due realtà: i prodotti di Cherry 106, infatti, hanno una dimensione nazionale, mentre BTV è e resta una banca per le imprese e per gli imprenditori che può contare anche su un radicamento territoriale che vedremo di far fruttare al meglio. L’operazione a quel punto è stata naturale: abbiamo unito due metà di una mela, con l’idea che 1 + 1… fa 3.

Come si declina la nuova attenzione ai temi ESG? 

Attraverso iniziative strutturali alla banca, da un lato, e con prodotti dedicati dall’altro. Puntiamo con determinazione alla carbon neutrality tramite operazioni di efficientamento della logistica e dell’operatività che saranno parte integrante del piano strategico, nel quale d’altra parte troveranno spazio prodotti dedicati a chi, imprese e imprenditori, vorrà accompagnare quella green transition, che è opportunità necessaria tanto per il nostro Paese, quanto per l’Europa e per la salute del pianeta.

Come Cherry 106 amplierà le sue attività dopo la fusione? 

Avremo la possibilità di aumentare i servizi, incrementando i volumi di affari di Cherry 106, sia in termini di investimenti in portafogli di Npl, sia di acquisizione di crediti fiscali, sia affiancando altre attività con la logica che da sempre ci caratterizza: assunzione consapevole del rischio e adeguato rendimento degli investimenti corretto per il rischio. Presteremo inoltre particolare attenzione alle imprese con servizi specifici legati al post pandemia, per agevolare tutte quelle realtà che puntano a innovazione e crescita, in Italia e in Europa, e a supportare gli imprenditori come advisor nelle operazioni di M&A. Il wealth management, infine, sarà uno dei comparti con maggiori margini di sviluppo, che perseguiremo portando sul mercato prodotti innovativi.

Quali sono i vostri obiettivi per fine anno? E per il 2022? 

Il principale obiettivo entro fine anno è completare l’integrazione, attualmente in corso, dei business della banca e di Cherry 106. Ad oggi abbiamo portato a termine l’integrazione dei sistemi informativi, proseguiremo con le attività contabili e amministrative mentre sono comunque in corso le “contaminazioni” tra le due strutture nell’attesa di uniformare la logistica e di operare in una sola sede a Padova. Come detto, continueranno gli investimenti in portafogli di Npl e presteremo grande attenzione a implementare velocemente il sistema di acquisizione dei crediti fiscali, mercato in cui registriamo una crescente domanda da parte dei vari attori. Ci aspetta, dunque, una fine di anno frenetica, che siamo pronti tuttavia ad affrontare con entusiasmo e con la consapevolezza di poter far crescere i risultati conseguiti finora. Gli attuali dipendenti (148 complessivamente, già +20% rispetto a solo inizio anno) sono tutti confermati e la sede centrale sarà mantenuta a Padova; confermate le filiali di Verona, Vicenza, Treviso e Mestre. Ci sarà spazio per crescere ancora, anche con nuove assunzioni, nel 2022, a valle del piano industriale che scriveremo entro il prossimo marzo e che sarà sfidante nell’interesse della banca e dell’ambiente sul quale la banca agisce.




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