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I 5 film ‘economici’ che chi lavora nel settore del credito o della finanza dovrebbe vedere

Un elenco di film e documentari da non perdere sul mondo del credito e della finanza

Economia e finanza sono temi complessi e affascinanti al tempo stesso. Non è un caso, dunque, che siano alla base di una vasta produzione di documentari e cortometraggi. Alcuni volutamente molto romanzati, altri profondamente realistici. Nel giro di pochi anni, lo scenario economico globale è cambiato. A fare da spartiacque tra quelli che sembrano essere due universi paralleli la crisi del 2008-2009, i cui semi sono stati gettati qualche anno prima e i cui frutti stiamo ancora raccogliendo. Tra i titoli che meglio raccontano quello che è successo, eccone cinque per chi vuole davvero capire cosa è successo.




Enron – L’economia della truffa (Alex Gibney) – 2005
Un documentario che racconta il fulminante sviluppo e poi il tracollo della Enron, multinazionale operante nel settore energetico, fallita nel 2001. Attraverso interviste e ricostruzioni dei fatti, la pellicola racconta di come pratiche commerciali aggressive e condotte fraudolente dei manager dell’azienda abbiano creato il substrato fertile affinché venisse realizzata quella che è stata definita una delle più grandi truffe del 21° secolo. Oltre a raccontare la storia degli uomini che hanno creato le condizioni affinché la ‘bomba’ Enron esplodesse, nel film vengono descritte le strategie contabili e amministrative messe a punto per nascondere le enormi perdite e i debiti che l’azienda aveva contratto, mentre la facciata esterna era quella di una società fiorente e solida. Si parla inoltre della crisi energetica in California del 2000-2001 in cui Enron ebbe una grande responsabilità. Perché guardare un film su un’azienda che non c’è più? Perché resta di un’attualità straordinaria nel raccontare fin dove si riesce ad arrivare per il profitto.

Capitalism: A Love Story (Michael Moore) – 2009
Michael Moore divide. O lo ami o lo odi, non ci sono vie di mezzo. Moore è scomodo e provocatorio. I suoi documentari hanno una connotazione fortemente politica che può non essere condivisa, ma nessuno può dire che non sia un regista coraggioso e senza peli sulla lingua. In Capitalism: A Love Story parte dalla crisi americana che ha visto il fallimento della Lehman Brothers per descrivere i costi sociali causati da multinazionali che mirano esclusivamente ad accumulare denaro, senza guardare in faccia a niente e nessuno. Nel documentario si parla anche di religione Moore fa una pesante critica al sistema economico americano e al capitalismo, partendo da chi, proprio da certe logiche di mercato, è stato schiacciato. Moore sfida lo status quo e lo fa mettendoci la faccia, senza paura a rovistare nel tra le macerie e la disperazione generate da un’iniqua distribuzione dei redditi.

Inside Job (Charles Ferguson) – 2010
Che legame c’è tra la deregolamentazione economica dell’Islanda e la crisi dei subprime americani? Difficile rispondere se non si è visto questo documentario. Chiaro e didascalico, i primi minuti del film sono appunto dedicati all’Islanda dei primi anni 2000 e alla privatizzazione delle sue banche per poi arrivare fino alla grande crisi del 2008. Protagonista indiscusso del film è il sistema bancario, ma anche la politica e i mercati finanziari hanno un ruolo di primo piano. Alcuni delicati passaggi sono raccontati attraverso le interviste a personaggi di spicco del settore economico e politico, coinvolti negli eventi o che prima di altri avevano capito a cosa si stesse andando incontro. Piccola curiosità: nella versione in lingua originale la voce fuori campo è dell’attore Matt Damon. Da guardare e riguardare. Perché? Per non commettere gli stessi errori o almeno per accorgersi che sta arrivando un uragano prima che sia troppo tardi.

Il Gioiellino (Andrea Malaioli) – 2011
La trama del film si ispira al crack Parmalat, tanto che nei titoli di coda si legge: “La storia di questo film è ispirata a fatti realmente accaduti analizzati attraverso lo studio di materiale pubblico e di articoli di stampa. Tuttavia, alcuni personaggi e molti fatti narrati sono frutto di invenzione e di creazione artistica degli autori”. Una storia di casa nostra, dunque, un’azienda agroalimentare che nasce come realtà locale e cresce al punto da andare alla conquista dei mercati internazionali. Per farlo però si dovrà indebitare sempre più fino a quando l’unica via per non fallire sarà falsificare i bilanci. In un dialogo tra il magistrale Tony Servillo che interpreta il ragioniere dell’azienda e Remo Girone, nella parte del patron della società, si arriverà ad affermare: “Non ci sono i soldi? Inventiamoceli”.  Non mancano gli intrecci con la politica e la finanza, in un crescendo di illeciti e corruzioni. Fra le frasi del film da ricordare “Per stare nella serie A del capitalismo bisogna giocare a tre punte: un giornale, una squadra di calcio e una banca”, questa la ricetta del capitalismo all’italiana.

La grande scommessa (Adam McKay) – 2015
Un film decisamente hollywoodiano, con star del calibro di Brad Pitt, Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, ma non per questo meno dettagliato nel raccontare come dal mercato immobiliare su cui vennero costruiti prodotti derivati-fuffa si arrivò a una moltitudine di persone senza lavoro, senza casa e senza soldi. Ottimo anche per capire cosa veramente vuole dire vendere allo scoperto e cosa sono i tanto chiacchierati ‘derivati’. Mutui concessi con leggerezza, deregolamentazione, agenzie di rating che si basano sulla reputazione degli organismi che sono tenute a giudicare e non sui numeri contabili, possono avere ricadute devastanti, se poi si capisce quel che sta succedendo solo a giochi fatti, si salva solo chi ha le spalle coperte o è dalla ‘parte giusta’ della scala sociale. C’è chi prima di altri ha visto che il mercato ipotecario americano su basava sul nulla e ci ha scommesso contro. Questa è la grande scommessa raccontata nel film che ha fatto arricchire pochi e a mandato sul lastrico molti. Divertente l’espediente di far spiegare principi economici o finanziari dalle attrici Selena Gomez e Margot Robbie, dallo chef Anthony Bourdain e dall’economista Richard Thaler, che nel film interpretano loro stessi.




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