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Qual è l’impatto sull’economia italiana della filiera della tutela del credito?

Lo calcola uno studio di Unirec e The European House – Ambrosetti, presentato il 26 ottobre scorso all’Annual Unirec

Per ogni euro di fatturato delle aziende di tutela del credito se ne generano 1,41 addizionali nell’intera economia italiana. Per ogni euro di valore aggiunto di queste aziende se ne generano 1,38 addizionali nell’intera economia. Inoltre, ogni due occupati delle aziende di tutela del credito, se ne sostiene uno addizionale nell’intera economia. Sono le stime dello studio “Il ruolo del settore della tutela del credito per l’inclusione finanziaria in Italia”, realizzato da Unirec (Unione Imprese a Tutela del Credito) e The European House – Ambrosetti nel giugno scorso e presentato il 26 ottobre scorso da Lorenzo Tavazzi (partner di The European House – Ambrosetti) all’evento annuale Annual Unirec. Come spiega la ricerca, le aziende di tutela del credito sono un elemento integrante del ciclo debito-credito, attivando numerose filiere, quali fornitori tecnologici, operatori telefonici e di messaggistica, operatori delle aste immobiliari, investitori in portafogli di crediti deteriorati, aziende di informazioni commerciali, settore della compliance e del rischio, settore della sicurezza, agenzie immobiliari (valutazione e vendita di immobili) e studi di avvocatura. A partire dalla ricostruzione della filiere attivate dalle aziende di tutela del credito, è stato possibile quantificare l’effetto moltiplicatore delle attività della filiera.




Il servizio offerto dalle aziende di tutela del credito mediamente nel 2020 ha permesso di recuperare il 44,6% di crediti non riscossi delle società rispondenti all’indagine (contro il 39,1% nel 2019). Il servizio offerto dalle aziende di tutela del credito è stato valutato positivamente dal 92,9% dei clienti e i principali benefici sono collegati alla riduzione di costi e tempi di recupero. Infatti, secondo il 57,1% dei clienti, il servizio offerto dalle aziende di tutela del credito ha inciso positivamente sulla riduzione dei costi di recupero del credito, mentre per il 61,5% esso ha inciso positivamente sulla riduzione dei tempi di recupero del credito. Al fine di consolidare i risultati ottenuti nelle survey, The European House – Ambrosetti ha stimato i risparmi ottenibili in termini economici e di tempo ricorrendo al servizio di tutela del credito rispetto alle vie legali in circa: 2.410 euro; 1.255 giorni (circa 3 anni e 3 mesi) per pratica.

Secondo lo studio, 4 italiani su 10 hanno visto un peggioramento della propria posizione debitoria a causa del Covid-19. In tale contesto, il 60% dei debitori finali giudica come positivo il servizio offerto dalle aziende di tutela del credito. In particolare, 6 italiani su 10 valutano positivamente l’esclusione del ricorso alla Giustizia. The European House – Ambrosetti ha stimato anche per gli utenti finali i risparmi ottenibili in termini economici e di tempo ricorrendo al servizio di tutela del credito rispetto alle vie legali. Il risparmio economico finale stimato è di circa 2.430 euro per pratica, mentre il risparmio finale stimato in termini di giorni equivale a 1.255 giorni (circa 3 anni e 3 mesi). Il servizio di tutela del credito permette inoltre di accedere a nuovo debito: il 46,5% degli utenti finali dichiara infatti che senza tale servizio, le ripercussioni sarebbero state l’inserimento nella “lista nera” e l’impossibilità di ricorrere a nuovo debito. Tali benefici, secondo le stime di The European House – Ambrosetti, conducono ad un sostegno di consumi per circa 9.500 euro a famiglia.

Nonostante i benefici, dallo studio emerge un punto d’attenzione sulla percezione delle aziende di tutela del credito nei confronti dei debitori finali: per oltre un debitore finale su 2, tali aziende sono una fonte di ansia, stress e pressione, mentre 1 su 3 ritiene che il servizio da loro offerto rappresenti un’intromissione esterna nelle proprie attività. D’altro canto, il 77% dei clienti esprime un giudizio positivo riguardo all’evoluzione del settore della tutela del credito verso la consulenza finanziaria, mentre il 54% esprime un giudizio positivo riguardo all’evoluzione del settore verso la consulenza per il ricollocamento dei debitori nel mercato del lavoro o per la ricerca di una nuova posizione lavorativa. Secondo The European House – Ambrosetti, l’evoluzione delle aziende di tutela del credito si snoda su quattro direttrici: rafforzamento dell’immagine e del posizionamento del settore; posizionamento come attore a supporto dell’inclusione e cultura finanziaria nel Paese; evoluzione del ruolo del settore verso un potenziamento della componente consulenziale ridefinizione della normativa di riferimento.




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