Il recupero dei crediti commerciali presenta un livello di complessità rilevante a livello internazionale. La quarta edizione del Collection Complexity Score and Rating evidenzia che una quota consistente delle transazioni globali è concentrata in Paesi dove la riscossione risulta difficile, con effetti diretti per imprese ed esportatori, inclusi quelli italiani.
Recupero crediti complesso nel commercio globale: dati, rischi e distribuzione geografica
Il recupero crediti costituisce una componente strutturale del commercio internazionale. La quarta edizione del Collection Complexity Score and Rating, elaborata da Allianz Trade, analizza 52 Paesi che rappresentano complessivamente il 90% del PIL e degli scambi commerciali globali, fornendo una valutazione comparata della difficoltà nel recuperare fatture non pagate.
Nel 2026 il punteggio medio globale si attesta a 47,2 su 100, collocando la complessità della riscossione nella fascia definita “significativa”. Oltre 1.100 miliardi di dollari di transazioni commerciali si concentrano in Paesi caratterizzati da un rischio di recupero classificato come “Alto” o “Molto Alto”. In termini percentuali, il 48% dei crediti commerciali internazionali si trova in contesti dove la riscossione risulta problematica, con il 22% in Paesi ad alta complessità e il 26% in Paesi a complessità molto elevata.
La distribuzione della complessità non è uniforme. Arabia Saudita, Messico ed Emirati Arabi Uniti risultano i mercati in cui il recupero dei crediti presenta maggiori difficoltà. Germania, Paesi Bassi e Portogallo, pur con tempistiche differenti, figurano invece tra i Paesi in cui la riscossione internazionale risulta meno complessa. Le differenze dipendono principalmente dalle prassi di pagamento locali, dal funzionamento dei sistemi giudiziari e dai quadri normativi in materia di insolvenza.
Italia e recupero crediti complesso: ritardi nei pagamenti e procedure giudiziarie
Nel contesto europeo, l’Italia si colloca in linea con la media globale per quanto riguarda il recupero crediti, con un punteggio pari a 46 su 100. Questo livello di complessità è determinato soprattutto dai comportamenti di pagamento e dalle caratteristiche delle procedure giudiziarie. Nonostante un quadro normativo sui ritardi di pagamento relativamente rigoroso rispetto agli standard dell’Unione Europea, le imprese italiane mostrano abitudini di pagamento deboli e tempi medi di incasso elevati.
Nel 2024, per le società quotate, i Days Sales Outstanding (l’indicatore finanziario che misura il numero medio di giorni necessari per incassare i crediti) si attestano intorno ai 73 giorni. Questo dato evidenzia una prassi diffusa di utilizzo dei ritardi come strumento di gestione finanziaria. In tale contesto, le azioni giudiziali risultano spesso lunghe e onerose. I ritardi procedurali e i costi di esecuzione rendono frequente il ricorso a soluzioni precedenti al contenzioso, come la negoziazione diretta, i piani di rientro e il riconoscimento del debito.
Anche l’esecuzione delle sentenze può richiedere tempi estesi. In diversi casi, il recupero risulta più efficace attraverso soggetti terzi, come i debitori del debitore. Sul fronte delle insolvenze, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, in vigore dal luglio 2022 e modificato nel biennio successivo, ha rafforzato gli strumenti di prevenzione e ristrutturazione, introducendo anche la Composizione Negoziata della Crisi. Nella pratica, però, la Liquidazione Giudiziale rimane la procedura più frequente e le prospettive di recupero per i creditori chirografari restano limitate, anche a causa della durata delle procedure.
Export, nuovi hub commerciali e implicazioni del recupero crediti complesso
Per le imprese esportatrici, il recupero crediti rappresenta un elemento centrale nella valutazione dei mercati di destinazione. Analizzando i principali Paesi di sbocco dell’export italiano, le maggiori difficoltà di recupero si riscontrano in Cina, Slovacchia, India, Stati Uniti e Repubblica Ceca, con punteggi compresi tra 53 e 66 su 100.
A livello globale, il Collection Complexity Score distingue quattro livelli di complessità, che vanno da “Moderato” a “Molto Alto”. Rispetto al 2022, la distribuzione del rischio risulta più concentrata, con una riduzione della quota di Paesi nelle fasce più critiche e un aumento di quelli collocati nei livelli “Significativo” e “Moderato”. Le insolvenze aziendali restano tuttavia elevate e il contesto internazionale è caratterizzato da cambiamenti nei flussi commerciali, volatilità delle politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche e rischi digitali crescenti.
In questo scenario si collocano anche i cosiddetti Next Generation Trade Hubs, ovvero nuovi poli manifatturieri e logistici che stanno assumendo un ruolo crescente nel commercio globale. Emirati Arabi Uniti, Vietnam e Malesia presentano un livello medio di complessità molto elevato, con un punteggio intorno a 62. Pur rappresentando mercati di interesse per le imprese, questi Paesi richiedono una gestione del credito attenta e selettiva, poiché alle opportunità commerciali si affiancano difficoltà rilevanti nella riscossione.










