Il Country Risk Atlas 2026 di Allianz Trade evidenzia un miglioramento del rischio Paese globale nel 2025 e l’upgrade dell’Italia al rating A1. I dati, però, si riferiscono a uno scenario precedente all’attacco USA-Israele all’Iran, evento che riapre interrogativi sugli equilibri geopolitici e sulle prospettive economiche globali.
Rischio Paese globale: resilienza economica e nuovi equilibri nei rating sovrani
Il rischio Paese globale ha registrato nel 2025 un miglioramento complessivo nonostante guerre commerciali, tensioni geopolitiche e conflitti. È quanto emerge dal Country Risk Atlas 2026 di Allianz Trade, società del gruppo assicurativo tedesco specializzata nelle coperture dei rischi commerciali. Il rapporto evidenzia come, nei periodi di incertezza, le economie attivino strumenti fiscali, monetari e commerciali capaci di rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi.
La fotografia delineata dallo studio si riferisce però a uno scenario internazionale precedente all’ultimo shock geopolitico. L’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha riaperto una fase di forte tensione in Medio Oriente, introducendo nuovi elementi di instabilità che non erano ancora presenti al momento della pubblicazione del report. Il quadro analizzato da Allianz Trade rappresenta quindi una situazione antecedente a questa escalation, quando l’economia globale mostrava segnali di tenuta nonostante l’elevata incertezza geopolitica.
L’indagine prende in esame 83 economie che rappresentano circa il 94% del PIL mondiale, combinando 17 indicatori di breve periodo e 18 di medio periodo per valutare l’evoluzione del rischio di mancato pagamento nei successivi 12 o 24 mesi. Le revisioni trimestrali del 2025 hanno portato al miglioramento del rating di 36 economie, tra cui Argentina, Ecuador, Ungheria, Italia, Spagna, Turchia e Vietnam. 14 Paesi sono stati invece declassati, tra cui Belgio, Francia, Senegal e Stati Uniti. Gli upgrade sono stati sostenuti da fondamentali macroeconomici più solidi e da politiche fiscali e monetarie più accomodanti, elementi che hanno rafforzato la stabilità finanziaria in diverse aree del mondo.
Divergenze tra economie avanzate e mercati emergenti
L’analisi del rischio Paese globale evidenzia una crescente eterogeneità tra le diverse economie. In numerosi mercati emergenti condizioni di finanziamento più favorevoli, apprezzamento delle valute locali e prezzi più elevati delle materie prime hanno consentito un allentamento delle restrizioni sui trasferimenti e sulla convertibilità, una componente centrale del rischio politico.
Tra le economie ad alto reddito segnali di maggiore stabilità economica emergono in alcune aree europee e nella regione Asia-Pacifico. Il miglioramento della stabilità politica, il rallentamento dell’inflazione e una performance commerciale più solida hanno rafforzato la resilienza di Paesi come Germania, Grecia, Italia e Spagna. Dinamiche analoghe sono osservate anche in Corea del Sud e Vietnam.
Il quadro resta caratterizzato da divergenze rilevanti. Il deterioramento del contesto macroeconomico ha interessato 7 mercati, mentre 18 hanno registrato progressi. Tra i Paesi con valutazioni meno favorevoli figurano Belgio, Brasile, Francia e Stati Uniti. Queste economie rappresentano il 31,6% del PIL globale, un peso circa dieci volte superiore rispetto a quello dei Paesi che hanno ottenuto un miglioramento del rating.
Secondo Allianz Trade il sistema economico internazionale presenta una configurazione in cui resilienza e vulnerabilità convivono. Molte economie hanno rafforzato la capacità di assorbire shock esterni, mentre alcune fragilità sistemiche si concentrano in un numero limitato di mercati con forte influenza sull’economia mondiale.
Italia tra i Paesi in miglioramento: rating A1 e fiducia dei mercati
Nel quadro delineato dal Country Risk Atlas 2026 l’Italia figura tra le economie che hanno registrato un miglioramento nel rischio Paese globale. Alla fine del 2025 il rating sovrano del Paese è stato aggiornato alla classe A1, appena sotto il livello massimo della scala di valutazione.
Il risultato riflette una fase di stabilizzazione finanziaria sostenuta da prospettive di crescita moderate. Le proiezioni indicano una crescita del PIL pari allo 0,8% nel 2026 e all’1,0% nel 2027, con un’inflazione prevista intorno all’1,5%. Il deficit pubblico si avvicina alla soglia del 3%, mentre il debito pubblico rimane elevato, con un livello stimato vicino al 135% del PIL.
Il miglioramento della disciplina fiscale ha favorito una riduzione degli spread sovrani e una percezione di maggiore affidabilità da parte degli investitori. Tra i fattori positivi individuati dal rapporto figurano l’elevato tasso di occupazione e il miglioramento della dinamica inflattiva rispetto ad altre economie avanzate.
Un dato rilevante riguarda la stabilità delle insolvenze aziendali. A livello globale le previsioni indicano un aumento dei default pari al 24% entro il 2026 rispetto alla media del periodo precedente alla pandemia. In Italia il numero delle insolvenze resta stabile, segnale della tenuta del tessuto imprenditoriale nazionale.
L’evoluzione della crisi mediorientale introduce ora nuovi elementi di incertezza nello scenario internazionale. Il miglioramento del rischio Paese globale descritto dal rapporto resta dunque una fotografia di equilibrio raggiunto prima delle recenti tensioni geopolitiche, mentre le prospettive dei prossimi mesi dipenderanno anche dall’impatto economico di questo nuovo conflitto sugli scambi commerciali, sull’energia e sulla stabilità finanziaria internazionale.












