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I crediti deteriorati verso le imprese quest’anno aumenteranno

I crediti deteriorati verso le imprese quest’anno aumenteranno

L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e la Cerved, l’importante agenzia milanese di informazioni commerciali, hanno rilasciato il loro consueto report annuale sullo stato degli NPL delle imprese italiane.

I nuovi crediti deteriorati vengono visti in crescita nel 2022 e nuovamente in calo nel 2023. La revoca delle moratorie e l’uscita dalle misure di sostegno al credito potrebbero tradursi in un aumento del rischio di insolvenza, almeno nel breve termine. 

Gli NPL sono attesi in rialzo in particolar modo tra le microimprese e nei servizi. Il settore più importante, cioè l’edilizia, vede prospettive in miglioramento, con tassi di deterioramento inferiori al pre-Covid.

Sono questi, in estrema sintesi, i principali risultati dell’outlook Abi-Cerved, che fornisce stime sui flussi di crediti deteriorati delle imprese nel 2021 con dettagli dimensionali, per settore, per area geografica e un orizzonte temporale che comprende previsioni fino, appunto, al 2023. 

Un po’ di numeri

Nonostante l’impatto della pandemia, i flussi di nuovi crediti deteriorati nel 2021 continuano ad essere ai minimi storici. 

L’andamento positivo della qualità del credito è principalmente legato alla proroga delle misure straordinarie a sostegno delle imprese, come la moratoria sui debiti e le garanzie pubbliche sui nuovi prestiti, che hanno assicurato la tenuta del sistema produttivo impedendo un aumento dei default e della rischiosità del credito. 

Nel 2021 i tassi di deterioramento delle imprese italiane si sono mantenuti su livelli molto bassi (2,1%). 

Per tasso di deterioramento ci riferiamo al rapporto tra il numero delle posizioni creditizie che nel corso dell’anno si deteriorano (ovvero sono crediti scaduti, inadempienze probabili o crediti in sofferenza), e lo stock di posizioni non deteriorate all’inizio dello stesso anno. 

Con la fine delle misure di emergenza il flusso di nuovi crediti deteriorati è atteso in crescita nel 2022 (3,8%), per poi calare nell’anno successivo (3,3%), attestandosi su livelli di poco superiori al pre-Covid (2,9% nel 2019), ma molto distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012 (7,5%). 

Al termine del periodo di previsione, le microimprese e il settore dei servizi, particolarmente colpito dalla pandemia, fanno osservare gli incrementi più pronunciati dei tassi di deterioramento, mentre le costruzioni e l’agricoltura registrano livelli migliori rispetto al pre-Covid. 

Altri numeri

A settembre 2021 gli NPL si collocavano a 92 mld in termini lordi (99 mld a fine 2020), ovvero a 44 mld al netto delle rettifiche già contabilizzate dalle banche (48 mld a fine 2020). 

Di questi, la componente delle sofferenze nette era pari a circa 15,4 mld (20,9 mld a fine 2020). 

La riduzione degli NPL è trainata dal minor flusso di prestiti entrati in default. I dati del terzo trimestre del 2021 continuano infatti a far registrare un calo dei tassi di deterioramento delle società non finanziarie, con la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati che si porta all’1,7% (dal 2,5% del 3q 20203), su livelli storicamente molto bassi. 

A partire dal 2022, con la sospensione delle misure eccezionali adottate dalle autorità di vigilanza e dai governi, i nuovi crediti in default sono previsti in crescita.

Le dimensioni del fenomeno

A livello dimensionale, la crescita dei tassi di deterioramento rispetto ai livelli pre-Covid sarà più consistente per le microimprese (dal 3,1% del 2019 al 3,6% del 2023), e relativamente più contenuta per le imprese di piccola (dal 2,1% del 2019 al 2,3% del 2023), media (dall’1,7% del 2019 all’1,9% del 2023), e grande dimensione (dall’1,3% del 2019 all’1,5% del 2023), in tutti i casi su livelli ampiamente inferiori ai picchi del 2012. 

A livello settoriale, il settore dei servizi sarà quello più penalizzato dagli impatti della pandemia facendo registrare i rialzi più pronunciati dei nuovi crediti in default (dal 2,8% del 2019 al 3,7% del 2023), seguito dall’industria (dal 2,3% del 2019 al 2,5% del 2023), mentre nell’agricoltura (dal 3,1% del 2019 al 2,7% del 2023), meno toccata dallo shock, e soprattutto nelle costruzioni (dal 4,0% del 2019 al 3,5% del 2023), grazie alle buone performance e alle prospettive di investimento del PNRR, si osservano dati in miglioramento rispetto al pre-Covid. 

Le microimprese operanti nel settore terziario e le piccole imprese operanti nell’industria sono i settori per cui al termine del periodo di previsione si rilevano i peggioramenti più marcati rispetto al pre-Covid. Diversamente, le piccole e medie imprese delle costruzioni fanno registrare i cali dei tassi più significativi.

I crediti deteriorati delle imprese italiane

I dati ufficiali di Bankitalia evidenziano, anche per il 2021, la prosecuzione del trend di discesa dello stock di crediti deteriorati accumulati dalle banche italiane. 

A favorire il calo degli NPL sono state le operazioni di cessione di portafogli di NPL e la riduzione dei nuovi flussi di crediti deteriorati

Nel corso del 2021, il calo dello stock di crediti deteriorati è stato trainato dal minor flusso di crediti in default delle società non finanziarie

La sostanziale tenuta su livelli bassi dei nuovi crediti in default è dovuta in particolare agli impatti positivi di misure straordinarie come le moratorie sui prestiti e agli altri interventi di sostegno alla liquidità delle imprese. 

Questi provvedimenti hanno favorito la prosecuzione dell’attività delle imprese e mitigato l’aumento dei crediti a rischio, evitando che lo shock produttivo indotto dalla pandemia si trasmettesse al settore finanziario

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