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Crediti deteriorati: sale la preoccupazione per gli Utp

I crediti Utp rappresentano la vera sfida per il futuro. L’obbiettivo è riportare in bonis le aziende colpite dalla crisi e salvare i posti di lavoro

Non che prima non se ne parlasse, anzi, ma con la pandemia il tema degli Npl e dei crediti Utp, è tornato nettamente alla ribalta. Nei prossimi anni gli effetti della crisi sanitaria si faranno sentire sullo stock di crediti deteriorati in seno alle banche mondiali, comprese quelle italiane. E di riflesso, le conseguenze ricadranno sull’economia reale, sulla salute economico-finanziaria delle aziende e sul livello occupazionale. In un recente studio, il Gruppo Prelios ha calcolato che nei prossimi 18 mesi l’incremento di nuovi flussi di Npl e crediti Utp arriverà a circa 60-100 miliardi di euro. A preoccupare sono in particolare le così dette inadempienze probabili, crediti “ancora in vita” e che riguardano imprese con forti problemi patrimoniali e finanziari.




Il fatto, purtroppo, è che queste aziende sono di vitale importanza per il tessuto economico del nostro Paese, che è costituito prevalentemente da PMI. Le imprese in difficoltà offrono lavoro a più di un milione di persone e alla fine del primo trimestre del 2020 avevano un’esposizione complessiva verso il sistema bancario di circa 61 miliardi di euro. Oltre il 48% del mercato complessivo (circa 29,3 miliardi di euro) è rappresentato dalle principali banche italiane, quali Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm. La situazione si prospetta piuttosto delicata anche perché l’incertezza del momento non offre la possibilità di fare dei bilanci definitivi. Inoltre, non si sa ancora quando terminerà la pandemia.

Perciò, l’obiettivo da parte degli operatori economici e finanziari è quello di aiutare le imprese in difficolta a ritornare in bonis al più presto. La strada verso il risanamento del debito richiede competenze specifiche nella gestione dei crediti Utp e soluzioni sostenibili da parte degli addetti ai lavori. Un altro aspetto imprescindibile sarà quello di dotarsi di un’infrastruttura tecnologica all’avanguardia al fine di automatizzare i processi di negoziazione e vendita dei crediti deteriorati. Come dimostrato da Prelios, che in Italia ha lanciato la piattaforma fintech BlinkS, la digitalizzazione può dare una grossa mano ai servicer per aiutare il Paese a risolvere la questione dei crediti Utp.




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