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Crisi economica e AI

Crisi economica e AI: il boom dell’intelligenza artificiale riduce occupazione e salari

Il report The 2028 Global Intelligence Crisis di Citrini Research descrive uno scenario in cui l’espansione dell’intelligenza artificiale accelera la produttività ma indebolisce salari, occupazione e consumi. La crisi economica prende forma quando il valore prodotto non raggiunge più famiglie e mercato, mentre il credito inizia a risentire di un equilibrio sempre più fragile e instabile nel tempo.

Crisi economica e AI: dalla produttività record alla frattura con l’economia reale

Secondo il report di Citrini Research, l’intelligenza artificiale accresce la capacità produttiva delle imprese, ma il valore creato non si traduce più in redditi per i lavoratori. Nel 2026 la produttività cresce a ritmi che non si vedevano dagli anni Cinquanta, mentre il PIL nominale resta solido. Eppure, la crescita dei salari reali si riduce e la ricchezza tende a concentrarsi nelle mani di chi controlla le infrastrutture di calcolo.

Il report definisce questo fenomeno Ghost GDP, cioè una produzione che compare nelle statistiche economiche ma non si trasforma in maggiore capacità di spesa per le famiglie. La produzione aumenta, ma non alimenta i consumi perché non ritorna ai nuclei domestici attraverso il lavoro. Il problema non riguarda soltanto la sostituzione di alcune mansioni umane con sistemi automatizzati. L’intelligenza artificiale altera gli equilibri del mercato del lavoro e riduce il potere contrattuale dei lavoratori.

Licenziamenti, salari in calo e consumi sotto pressione

Secondo Citrini Research la crisi economica si sviluppa attraverso un circuito che tende ad autoalimentarsi. Le capacità dell’intelligenza artificiale migliorano, le imprese riducono il personale e i lavoratori espulsi riducono la spesa. Il calo dei consumi spinge aziende a investire ancora di più nella tecnologia per comprimere i costi. Il report parla di una spirale di sostituzione dell’intelligenza umana priva di un freno naturale.

Nell’ottobre 2026 le offerte di lavoro negli Stati Uniti scendono sotto i 5,5 milioni, con una contrazione del 15% rispetto all’anno precedente. Gli annunci diminuiscono soprattutto nei settori software, finanza e consulenza, mentre le opportunità nei comparti manuali e nei servizi essenziali restano relativamente più stabili. A essere colpiti sono soprattutto i lavoratori white collar, che rappresentano circa il 50% dell’occupazione e generano quasi il 75% della spesa discrezionale, cioè quella destinata a beni e servizi non essenziali.

Nel report compare anche un caso emblematico. Una senior product manager con un reddito annuo di 180 mila dollari perde il lavoro e, dopo mesi di ricerca, accetta un impiego con una retribuzione di circa 45 mila dollari. Quando lavoratori altamente qualificati si spostano verso occupazioni meno remunerate aumentano l’offerta di lavoro in quei segmenti e contribuiscono a comprimere ulteriormente i salari.

Dalla crisi del lavoro ai rischi per credito e mutui

Le conseguenze descritte da Citrini Research non si fermano all’occupazione e ai consumi. La crisi economica può coinvolgere anche il sistema finanziario. Il mercato del private credit cresce rapidamente e passa da meno di 1.000 miliardi di dollari nel 2015 a oltre 2.500 miliardi nel 2026. Una parte significativa di questi capitali finanzia società tecnologiche costruite su modelli di crescita che l’espansione dell’intelligenza artificiale rischia di mettere in discussione.

Il punto più delicato riguarda il mercato dei mutui residenziali. Negli Stati Uniti questo comparto vale circa 13.000 miliardi di dollari e si fonda sull’ipotesi che il debitore mantenga nel tempo un reddito coerente con quello dichiarato al momento della concessione del prestito. Se l’intelligenza artificiale riduce in modo strutturale le prospettive di reddito dei lavoratori qualificati, anche i mutui concessi ai debitori ritenuti più solidi possono diventare più vulnerabili.

Il report segnala inoltre alcune tensioni. Nel giugno 2028 l’indice dei valori immobiliari registrerà un calo annuo dell’11% a San Francisco, del 9% a Seattle e dell’8% ad Austin. Nello stesso periodo emergeranno ritardi crescenti nei pagamenti dei mutui nelle aree con forte presenza di occupati nei settori tecnologico e finanziario. Diverse analisi avvertono che l’espansione dell’intelligenza artificiale nel software potrà alimentare una crisi del debito privato con dinamiche simili a quelle del 2008.

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