Oggi il trasferimento tecnologico è una leva strategica indispensabile per la competitività dei Paesi avanzati. La capacità di trasformare la ricerca accademica in prodotti, servizi e nuovi modelli di business dipende in larga misura da un fattore spesso sottovalutato: la collaborazione fra università, imprese e finanziatori.
Il mondo accademico italiano produce ricerca di qualità, brevetti e competenze ad alto valore aggiunto. Il problema del nostro Paese non è dunque l’assenza di idee, ma la difficoltà di accompagnarle lungo quel tratto critico che separa la ricerca dal mercato. È qui che il dialogo strutturato con le imprese e la disponibilità di capitali diventano decisivi.
Trasferimento tecnologico: ruolo chiave del venture capital e dei finanziamenti
Tra gli strumenti finanziari più adatti a sostenere l’innovazione deep tech e la nascita di spin-off universitari, il venture capital occupa una posizione centrale. Il VC, in grado di portare risorse economiche, ma anche competenze manageriali, governance, accesso a reti industriali e mercati internazionali, si rivela indispensabile per trasformare un brevetto in un’impresa scalabile.
I numeri mostrano però che c’è ancora molto da fare in Italia. Il venture capital rappresenta infatti circa lo 0,03% del PIL italiano. Una percentuale modesta se confrontata con altri Paesi, ma in crescita. I numeri evidenziano un problema strutturale: senza un rafforzamento del capitale di rischio, il trasferimento tecnologico rischia di rimanere confinato a iniziative episodiche, incapaci di generare un impatto sistemico sull’economia.
Accanto al venture capital, esistono altre forme di finanziamento cruciali per sostenere l’innovazione. I fondi pubblici, dai programmi nazionali (si pensi all’attività di CDP) ai bandi europei (come Horizon Europe), svolgono un ruolo fondamentale nelle fasi iniziali, quando il rischio tecnologico è ancora troppo elevato per il mercato. Sempre più rilevante è anche il contributo del corporate venture capital, attraverso il quale le grandi imprese investono in startup e progetti di ricerca coerenti con le proprie strategie industriali.
A questi si affiancano strumenti ibridi come i fondi di trasferimento tecnologico, i proof of concept fund e le partnership pubblico-private, pensati per colmare il cosiddetto “valley of death” tra ricerca e industrializzazione. La sfida non è scegliere uno strumento, ma costruire un sistema integrato, capace di accompagnare l’innovazione lungo tutto il suo ciclo di vita.
Da Fondazione U4I l’appello: fare sistema per innovare
Non sono i singoli attori a fare la differenza, ma la qualità del sistema: università orientate alla valorizzazione della ricerca, imprese pronte a investire in innovazione, investitori capaci di assumersi rischi di lungo periodo e istituzioni in grado di creare un quadro regolatorio favorevole.
Questo il tema principale al centro del confronto che si è svolto il 27 gennaio a Milano in occasione dell’evento “Dalla ricerca al mercato: nuovi scenari”, promosso da Fondazione U4I – University for Innovation presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. L’iniziativa ha riunito università, imprese e investitori per discutere del futuro del trasferimento tecnologico come volano per la competitività del Paese, confermando come la sfida dell’innovazione passi oggi, più che mai, dalla capacità di connettere conoscenza, capitale e visione industriale.
Fondazione U4I – University for Innovation è nata nel 2017 proprio per valorizzare la ricerca scientifica e favorire il trasferimento tecnologico da e verso il mercato. Tra i soci fondatori annovera l’Università degli Studi di Bergamo, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Pavia, cui nel 2025 si è aggiunta l’Università LIUC di Castellanza.
L’evento si è aperto con il saluto in videomessaggio del Vicepresidente della Commissione Europea, Raffaele Fitto, che ha sottolineato l’importanza e il valore fondamentale di un’efficace integrazione tra ricerca e mercato come sfida per l’Europa.
Presente anche Innocenzo Cipolletta, Presidente di AIFI, che ha evidenziato come un rapporto funzionante tra università e impresa può generare valore ed essere capace di attrarre investimenti di Private Equity e Venture Capital, mentre il Presidente di Leonardo Spa Stefano Pontecorvo ha sottolineato come l’Accademia e la ricerca siano fondamentali per mantenere la leadership tecnologica del Paese e fornire linfa al mondo dell’impresa. Alberto Sangiovanni Vincentelli, Professore alla University of California – Berkeley, ha evidenziato l’importanza dell’ecosistema, della qualità della ricerca e soprattutto delle persone più che dei singoli attori o dei singoli numeri nella costruzione di imprese e startup di successo.
Sono poi interventi i rettori di due degli atenei che fanno parte di Fondazione U4I Anna Gervasoni (Università LIUC), che si è concentrata sulla necessità di un maggior dialogo e sinergia tra Università e Impresa e sulla capacità di trasformare le idee in prodotti, e Sergio Cavalieri (Università di Bergamo), che ha sottolineato l’importanza di Fondazione U4I per la creazione di una visione comune sul technology transfer e di un dialogo costante tra tutti gli attori per valorizzare il risultato della ricerca e dei brevetti.
Hanno concluso i lavori gli interventi dei consiglieri di gestione Francesco Peri, Giuseppe Rosace, Giorgio Luca Bruno, Hermes Giberti e del Direttore Generale di U4I Felice Pietro Fanizza, che hanno evidenziato come il progetto di Fondazione U4I si collochi in modo strategico nel rapporto tra accademia, impresa e investitori, andando a individuare nuovi strumenti e nuovi stimoli per favorire il trasferimento tecnologico e un rapporto proficuo tra Università e mondo produttivo.
Giovanna Dossena, Presidente della Fondazione U4I, ha introdotto, moderato e concluso l’incontro, sottolineando che: “Il nostro compito è connettere al meglio il mondo della ricerca con il tessuto produttivo e gli investitori, trovando la chiave per rendere il technology transfer una vera leva competitiva e un volano per la crescita del Paese”.










