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Mutui: richieste in calo del 22,4% nel primo semestre 2023

Nel primo semestre del 2023 la richiesta di mutui immobiliari risulta in calo del 22,4%. Viceversa, aumenta del 28% la rata media mensile, causa l’innalzamento dei tassi d’interesse. Aumenta del 24% anche l’indebitamento medio delle famiglie italiane. I dati di CRIF.

Barometro CRIF: frena la richiesta di mutui immobiliari

L’innalzamento dei tassi d’interesse, voluto dalla Bce per contrastare l’impennata inflazionistica, sta pesantemente influenzando la richiesta da parte delle famiglie italiane di accedere al credito. In particolare, di comprare casa.

È quanto emerso dall’ultimo “Barometro Mutui di CRIF” che registra un calo nelle domande di nuovi mutui. Nel primo semestre del 2023, infatti, le richieste di mutui sono diminuite del 22,4% rispetto allo stesso periodo del 2022. Un dato influenzato dal fenomeno delle surroghe che nel frattempo hanno subito una flessione del 30,8%, mentre i nuovi mutui erogati sono scesi del 21,6%. Se guardiamo al solo mese di giugno le richieste sono calate dell’11,6%.

Viceversa, a causa dell’incremento dei tassi d’interesse, la rata media mensile è aumentata del 28% (dati marzo 2023) rispetto ai minimi di metà 2022, con un picco del +40% per i mutui erogati di recente dove la rata media è passata da 616 euro a 865 euro. L’impatto è oggi ancora più significativo considerando gli ulteriori incrementi dei tassi di maggio (+0,75%) e giugno (+0,25%). Per i mutui più recenti, l’indebitamento medio delle famiglie italiane è aumentato del 24% negli ultimi sei mesi, pari a circa 34 mila euro per contratto.

“L’innalzamento dei tassi di interesse ha frenato la richiesta di mutui e, di conseguenza, le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con una perdita del potere d’acquisto che pesa inevitabilmente sulle decisioni di spesa” ha spiegato Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. “Gli effetti di un’inflazione persistente, in presenza di tassi d’interesse più elevati, porteranno a un peggioramento dei tassi di default. Tuttavia, le logiche di offerta degli ultimi anni e la domanda più prudente, manterranno i tassi di default su valori inferiori alle passate crisi economiche, limitati anche da un livello di indebitamento delle famiglie che rimane basso, soprattutto se paragonato al resto d’Europa”.

Otto richieste su dieci con piani di rimborso superiori a 15 anni

Il report ha analizzato anche la tipologia delle richieste di mutui in base all’importo e alla durata degli stessi e all’età del richiedente. In generale, i risultati si dimostrano in linea con quelli del primo semestre del 2022.

Per quanto riguarda la fascia di prezzo, le richieste di mutui per importi compresi tra i 100 mila e i 150 mila euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane, rappresentando circa il 30% del totale. L’importo medio complessivo è di 144.279 euro. Al secondo posto, si trova la fascia d’importo 150.000-300.000 euro con il 25,9% del totale.




In relazione alla durata del mutuo, il periodo di tempo più rilevante è quello tra i 25 e i 30 anni, con il 36,7% del totale. A seguire, la fascia 20-25 anni con il 22,7% delle richieste di mutui.

Infine, per quanto riguarda l’età del richiedente, la fascia 35-44 anni si colloca al primo posto con il 31,1% delle richieste complessive. Seguono quella 25-34 anni con il 30,2% e quella 45-54 anni con il 23,4%.

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