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Restructuring, Calò e Angeloni (DLA): “Gli investitori svolgono un ruolo sempre più centrale nella definizione delle strategie”

Nel contesto economico attuale, segnato da incertezze macro-economiche, pressioni sui margini e rapidi cambiamenti nei modelli di business, gli strumenti di restructuring sono sempre più strategici per garantire la continuità e la competitività delle imprese. Come gestire le situazioni di crisi e perché la composizione negoziata è al centro del dibattito tra giuristi, manager, investitori e istituzioni finanziarie?

Le imprese italiane si trovano a dover fare i conti con un periodo estremamente complesso. Le realtà più fragili necessariamente devono avvalersi di strumenti di restructuring, processo di riorganizzazione dell’azienda, che può coinvolgere sia aspetti operativi, come la revisione dei processi e la razionalizzazione della struttura organizzativa, sia aspetti finanziari, quali la ristrutturazione del debito o l’adeguamento del capitale per ristabilire l’equilibrio economico e patrimoniale dell’impresa.

Questi interventi non sono solo volti a rispondere a situazioni di crisi, ma anche a incrementare efficienza, sostenibilità e valore a lungo termine.

In Italia, l’evoluzione normativa, in particolare la disciplina sulla crisi d’impresa, ha favorito un approccio proattivo volto alla prevenzione e gestione delle difficoltà aziendali, con strumenti che spaziano da soluzioni stragiudiziali a procedure strutturate per il risanamento e la continuità aziendale.

La capacità di leggere segnali di squilibrio in tempo utile e di attivare piani di riorganizzazione consente di salvaguardare posti di lavoro e rapporti con i creditori, oltre a preservare valore per tutte le parti coinvolte nel processo.

Il ruolo sociale ed economico del restructuring

Il tema della ristrutturazione aziendale è stata al centro dell’Italian Restructuring Summit 2026, organizzato da DLA Piper, tenutosi il 2 febbraio 2026 presso il Rosa Grand Hotel di Milano.

Un appuntamento che ha riunito manager di istituzioni finanziarie, fondi di investimento, società di gestione e advisor per confrontarsi sulle tendenze del mercato del restructuring, sulle strategie di investimento e sui nuovi scenari in evoluzione.

Dopo il keynote speech di apertura di Corrado Passera, si sono succeduti tre panel dedicati al ruolo degli investitori nella capital structure e della composizione negoziata, agli strumenti soft e hard per la risoluzione della crisi d’impresa e alle soluzioni innovative per la rigenerazione del valore aziendale.

Tanti gli  speaker:  Massimo Gianolli (CEO, Generalfinance), Laura Imparato (Managing Director NPE Unit Servicing Bank, Prelios Credit Servicing), Edoardo Lombella (Head of NPE Management, Banco BPM), Stefano Marsaglia (CEO, Azzurra Capital), Gianandrea Perco (Amministratore Delegato, DeA Capital Alternative Funds SGR), Federico Silva (Head of Business Development and Origination Europa Investimenti, Arrow Global Group), Roberto Tazzioli (Head of Group M&A, Restructuring & NPE Legal, UniCredit ), Rino Antonucci (Responsabile Direzione NPE, Crédit Agricole Italia), Federico Bonanni (Head of Deal Advisory and Head of Restructuring, KPMG), Walter Bosco (Head of Special Situations, Cherry Bank), Fedele Pascuzzi (Partner – Corporate Finance Leader, PwC Italy), Gabriele Piccini (CEO Clessidra Factoring), Marcello Pollio (Presidente Commissione Crisi e risanamento d’impresa CNDCEC), Giannicola Rocca (Esperto in materia di crisi d’impresa, Consigliere ODCEC Milano), Pietro Braicovich (Italy Executive Vice-Chairman, DC Advisory), Umberto Paolo Moretti (Head of Turnaround & Credit Opportunities, Illimity), Lorenzo Pastorello (Responsabile Legale Affari Generali, Recupero Crediti e Procedure Concorsuali, Cassa Depositi e Prestiti), Gianluca Pompili (Head of NPE, BPER), Daniele Straventa (Responsabile Fondo Salvaguardia Imprese, Invitalia), Alessandro Trotto (Head of Large Claims, Restructuring & Recoveries, SACE), Michele Zorzi (Amministratore Delegato, J-Invest).

Nonostante le esperienze e i punti di vista differenti, non sono mancati i punti di incontro fra le varie posizioni degli intervenuti: il ruolo sociale del risanamento d’impresa e l’importanza di trovare soluzioni per traghettare al meglio l’azienda fuori da uno stato di crisi.

Abbiamo approfondito il tema con gli avvocati Ugo Calò e Alberto Angeloni, Partner e co-responsabili del team italiano di Restructuring di DLA Piper.

Quali sono i principali trend che stanno ridefinendo il restructuring in Italia negli ultimi anni?

Negli ultimi anni il mercato italiano del restructuring ha registrato un’evoluzione significativa, sia in termini di profilo degli operatori sia per la crescente sofisticazione delle soluzioni adottate. Si è assistito a una maggiore presenza di investitori internazionali, attivi non solo nell’acquisto di crediti deteriorati ma anche in operazioni di equity e special situations.

Parallelamente, si è ampliata la gamma degli strumenti finanziari utilizzati, con un ricorso crescente a soluzioni ibride e strutturate. L’introduzione del Codice della Crisi d’Impresa ha inoltre favorito un cambio di approccio: la composizione negoziata si sta progressivamente affermando come una prassi diffusa, favorendo un approccio più flessibile e meno conflittuale rispetto alle procedure concorsuali tradizionali.

In che misura gli investitori stanno influenzando le strategie di ristrutturazione delle imprese e quali strumenti (equity, debito, soluzioni ibride) risultano più efficaci per bilanciare rischio e rendimento?

Gli investitori – istituzionali, fondi di private equity e private debt, operatori specializzati in NPE – svolgono oggi un ruolo sempre più centrale nella definizione delle strategie di ristrutturazione. Non si limitano a fornire capitale, ma incidono attivamente sulla governance, sulla struttura finanziaria e sul piano industriale.

Strumenti come il debito convertibile, le soluzioni ibride (debt/equity) e la nuova finanza prededucibile risultano particolarmente efficaci per bilanciare rischio e rendimento, consentendo una maggiore flessibilità nella gestione delle crisi e nella rigenerazione del valore aziendale.

Durante il summit si è parlato di strumenti soft e strumenti hard, come si bilancia l’uso di strumenti negoziali e soluzioni stragiudiziali rispetto alle procedure concorsuali formali nel contesto attuale? Ci sono casi in cui uno approccio prevale sull’altro?

Nel contesto attuale, si tende a privilegiare strumenti negoziali e soluzioni stragiudiziali (soft) quando possibile, in quanto permettono una gestione più rapida e meno traumatica della crisi. Tuttavia, in presenza di conflitti tra stakeholder o di situazioni particolarmente complesse, le procedure concorsuali formali (hard) rimangono indispensabili. La scelta tra i due approcci dipende dalla specificità del caso, dalla volontà delle parti e dalla natura dei crediti coinvolti.

Quali strumenti innovativi o pratiche emergenti stanno emergendo nel panorama del restructuring?

Tra le pratiche emergenti si segnalano l’utilizzo di fondi di private debt, operazioni di leverage buy-out finalizzate al risanamento aziendale, e la crescente diffusione di piattaforme digitali per la gestione delle procedure di crisi. Inoltre, si stanno affermando modelli di intervento basati sulla collaborazione tra investitori, advisor e management, con soluzioni tailor-made che integrano strumenti finanziari e giuridici innovativi.

In che modo le recenti modifiche normative in materia di crisi d’impresa e insolvenza hanno impattato la gestione delle ristrutturazioni? Ci sono aspetti da migliorare per favorire un ambiente più favorevole alla continuità d’impresa?

Le recenti modifiche normative, in particolare il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, hanno introdotto strumenti più flessibili e orientati alla continuità aziendale, come la composizione negoziata e la nuova finanza prededucibile. Tuttavia, permangono alcune criticità applicative, legate alla frammentazione delle disposizioni e alla necessità di consolidare gli indirizzi giurisprudenziali. Un ulteriore miglioramento potrebbe derivare da una maggiore linearità normativa e da una semplificazione delle procedure.

Quanto è diffusa la composizione negoziata della crisi rispetto ad altre procedure e quali sono i principali ostacoli e vantaggi in questa scelta?

La composizione negoziata della crisi sta acquisendo sempre più rilevanza rispetto alle procedure concorsuali tradizionali, grazie alla sua capacità di favorire il dialogo tra le parti e di preservare la continuità aziendale. I principali vantaggi sono la rapidità, la riduzione dei costi e la possibilità di evitare la liquidazione giudiziale. Gli ostacoli principali riguardano la resistenza culturale di alcuni operatori, la complessità delle situazioni aziendali e la necessità di coordinamento tra diversi stakeholder.

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