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Crescono i derivati sul credito in vista di Basilea 3

Crescono i derivati sul credito in vista di Basilea 3

Nel dinamico panorama della finanza globale, i derivati su credito sono emersi come potenti strumenti per la gestione del rischio e il miglioramento della liquidità del mercato. In particolare, sulla scia del quadro normativo di Basilea III, che mirava a rafforzare la stabilità del sistema finanziario dopo la crisi finanziaria globale del 2008, il ruolo dei derivati di credito è diventato sempre più significativo.

Capire Basilea III

Basilea III rappresenta una serie completa di misure di riforma progettate per affrontare le vulnerabilità emerse durante la crisi finanziaria del 2007-2008. Guidate dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, queste norme mirano a rafforzare la resilienza delle banche, a migliorare le pratiche di gestione del rischio e a ridurre la probabilità di future crisi finanziarie. Le componenti principali di Basilea III comprendono requisiti patrimoniali più elevati, standard di liquidità più severi e misure per mitigare il rischio sistemico.

Uno degli obiettivi fondamentali di Basilea III è garantire che le banche mantengano riserve di capitale adeguate per resistere a periodi di stress economico. Richiedendo alle banche di detenere più capitale di alta qualità, Basilea III cerca di ridurre al minimo il rischio di insolvenza e di contagio all’interno del sistema finanziario. Inoltre, lo schema introduce requisiti di liquidità per garantire che le banche possano far fronte ai loro obblighi a breve termine anche in condizioni di mercato avverse.

Il ruolo dei derivati di credito

I derivati di credito sono diventati strumenti essenziali per la gestione del rischio di credito nei mercati finanziari. Questi prodotti finanziari consentono ai partecipanti al mercato di trasferire o attenuare l’esposizione al credito, potenziando così le capacità di gestione del rischio e migliorando l’efficienza del mercato. I derivati di credito si presentano in varie forme, tra cui i credit default swap (CDS), le obbligazioni di debito collateralizzate (CDO) e le credit-linked notes (CLN), ognuna delle quali ha finalità diverse di gestione del rischio.

Una delle funzioni principali dei derivati di credito è quella di fornire agli investitori la possibilità di coprirsi dal rischio di credito. Stipulando contratti derivati, gli investitori possono proteggersi dall’insolvenza o dal deterioramento del credito di attività sottostanti, come obbligazioni o prestiti. Questo meccanismo di copertura è particolarmente prezioso per le istituzioni finanziarie, che sono esposte al rischio di credito attraverso le loro attività di prestito e investimento.

Impatto di Basilea III sui derivati di credito

L’attuazione di Basilea III ha avuto implicazioni significative per il mercato dei derivati di credito, influenzando sia le dinamiche di mercato che le prassi normative. L’interazione tra Basilea III e i derivati di credito è stata determinata da diversi fattori chiave:

  • Requisiti patrimoniali: i requisiti patrimoniali più elevati di Basilea III hanno spinto le istituzioni finanziarie a rivalutare le proprie strategie di gestione del rischio, compreso l’uso dei derivati di credito. Con l’introduzione di standard di adeguatezza patrimoniale più severi, le banche hanno cercato di ottimizzare l’allocazione del capitale utilizzando i derivati per coprire il rischio di credito in modo più efficace.
  • Misurazione e gestione del rischio: Basilea III sottolinea l’importanza di solide pratiche di misurazione e gestione del rischio, richiedendo alle banche di utilizzare metodologie avanzate per la valutazione del rischio di credito. I derivati di credito svolgono un ruolo cruciale in questi sforzi, fornendo alle banche strumenti sofisticati per misurare, monitorare e mitigare l’esposizione al credito nei loro portafogli.
  • Considerazioni sulla liquidità: i requisiti di liquidità di Basilea III hanno influenzato la progettazione e la negoziazione dei derivati di credito, soprattutto in termini di liquidità del mercato e di dinamiche di prezzo. Se da un lato i derivati possono aumentare la liquidità facilitando il trasferimento del rischio e le attività di market-making, dall’altro le autorità di regolamentazione hanno esaminato il loro ruolo nella gestione del rischio di liquidità per evitare una leva finanziaria eccessiva e l’instabilità sistemica.
  • Gestione del rischio di controparte: Basilea III introduce standard rigorosi per la gestione del rischio di controparte, compresi i requisiti per la compensazione centrale e la marginazione delle transazioni in derivati. Queste riforme hanno spinto gli operatori di mercato a migliorare le loro pratiche di mitigazione del rischio, come la collateralizzazione e gli accordi di compensazione, per ridurre l’esposizione alle controparti nel mercato dei derivati di credito.

Approfondimenti sui dati della IACPM

L’Associazione internazionale dei gestori di portafogli di credito (IACPM) è una fonte preziosa di informazioni e dati sulle tendenze e le pratiche del mercato dei derivati di credito. Attraverso la sua rete di membri e le sue iniziative di ricerca, la IACPM fornisce ai professionisti del settore l’accesso a dati e analisi complete, consentendo loro di rimanere informati sugli sviluppi nella gestione del rischio di credito e nella negoziazione dei derivati.

Secondo dati recenti della IACPM, l’uso dei derivati di credito ha continuato a crescere costantemente in risposta all’evoluzione delle condizioni di mercato e dei requisiti normativi. Gli operatori di mercato si sono sempre più affidati ai derivati per gestire le esposizioni al rischio di credito, ottimizzare l’utilizzo del capitale e migliorare la diversificazione del portafoglio. Inoltre, i progressi della tecnologia e dell’analisi dei dati hanno reso possibili tecniche più sofisticate di modellazione del rischio e di determinazione dei prezzi, favorendo l’innovazione nei mercati dei derivati di credito.

Per le banche Ue prevale la prudenza sui derivati in vista di Basilea 3

Le banche, soprattutto quelle dell’Unione Europea, stanno aumentando le operazioni sintetiche di copertura del rischio di credito, raddoppiandole rispetto al passato. Secondo i dati forniti dalla IACPM (International Association of Credit Portfolio Managers), il volume di tali operazioni eseguite dalle principali banche globali è salito da 60 miliardi di euro nel 2016 a 100 miliardi nel 2020, per poi raggiungere i 200 miliardi di euro. Le banche dell’UE hanno registrato un aumento ancora più significativo, raddoppiando l’importo durante l’anno della pandemia. Questo fenomeno è attribuito all’obiettivo delle banche di gestire le incertezze economiche trasferendo il rischio senza liquidare le posizioni, al fine di liberare capitale in previsione delle stringenti normative di Basilea 3, che entreranno in vigore nel 2024, secondo un’analisi di Milano Finanza.

Funzionamento delle procedure

Questo tipo di operazioni avviene mediante il trasferimento del rischio di credito da parte dell’istituto a un investitore, che può essere un hedge fund o un fondo specializzato, utilizzando garanzie finanziarie o strumenti derivati. Questo processo consente all’intermediario di ridurre le attività ponderate per il rischio, liberando capitale, mentre mantiene la posizione senza perdere il cliente. Una diminuzione del rischio degli asset può influire positivamente sul costo del capitale e sui rendimenti per gli azionisti. Un esempio di tali operazioni è rappresentato dalla recente cessione da parte di Barclays a Blackstone di crediti derivanti dalle carte di credito, per un valore di 1,1 miliardi di dollari, al fine di mitigare i rischi connessi con le carte emesse negli Stati Uniti, pur continuando a gestire i conti dei clienti.

Banchieri prudenti sui derivati…

Secondo quanto evidenziato da Milano Finanza, i grandi gruppi europei apparentemente non stanno affrontando emergenze significative sul fronte degli attivi. Tuttavia, i banchieri stanno adottando un approccio cauto, come consigliato dal governatore della Banca d’Italia in più di una dichiarazione pubblica. Il rallentamento economico attuale potrebbe potenzialmente mettere a rischio la qualità degli asset degli istituti finanziari, portando ad un aumento degli attivi deteriorati. Inoltre, le nuove regole di Basilea 3 sui requisiti di capitale, liquidità e leva finanziaria, che entreranno in vigore nel 2025, comporteranno una revisione della valutazione delle attività ponderate per il rischio e richiederanno maggiori riserve di capitale. L’entità esatta di tali regolamentazioni non è ancora chiara, ma data l’importanza di gestire prudenzialmente il rischio di credito, sembra che l’adozione di un approccio cauto sia il più opportuno.

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