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DEF 2023: in che condizioni è l'Italia?

DEF 2023: in che condizioni è l’Italia?

Approvato dal CDM l’11 aprile il DEF 2023, ed inviato al Parlamento il 13 aprile 2023, il Documento di Economia e Finanza determina la programmazione economico finanziaria in Italia.

Due parole sul DEF

Niente e nessuno meglio della Treccani possono definirlo, per cui riportiamo testualmente la definizione dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.

Il DEF rappresenta il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in Italia. Proposto dal governo e approvato dal Parlamento, esso indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine (medium term budgetary framework).

Introdotto con la riforma della legge di contabilità del 1988 (l. 362/1988) con il nome di Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (DPEF), la sua denominazione è stata modificata in Decisione di Finanza Pubblica (DFP) con la l. 196/2009.

L’attuale denominazione deriva dalla l. 39/2011, che ha adeguato la tempistica e i contenuti delle procedure di programmazione al nuovo modello di governance economica dell’Unione Europea, ed in particolare al cosiddetto semestre europeo, il quale comporta l’anticipo alla prima metà dell’anno della definizione delle strategie di bilancio dei singoli Stati membri, ed un più stretto coordinamento delle stesse mediante il coinvolgimento delle diverse istituzioni europee (Commissione europea; Consiglio dell’Unione Europea; Consiglio d’Europa; Parlamento europeo).

Il DEF 2023

Il Documento 2023 prevede una crescita programmatica nel 2023 pari all’1% ed il deficit si attesta, secondo le stime, al 4,5%.

L’approvazione del DEF 2023, arrivata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri in data 11 aprile 2023, dà il via al provedimento che, entro la fine del 2023, porterà al via libera della Legge di Bilancio 2024.

Per comprenderne appieno i contenuti, però, è necessario precisare che gli scenari presentati nel DEF sono da differenziarsi tra il quadro tendenziale (che incorpora le previsioni di finanza pubblica a legislazione vigente), e quello programmatico (che sconta gli effetti delle misure di finanza pubblica che il Governo intende adottare con il disegno di Legge di Bilancio).

Dal DEF 2023 emerge sostanzialmente che l’inflazione sta decelerando rispetto ai primi mesi dell’anno, ma serve prudenza in un quadro economico-finanziario che rimane incerto e rischioso a causa della guerra in Ucraina, di tensioni geopolitiche elevate, del rialzo dei tassi di interesse, ma anche per l’affiorare di localizzate crisi nel sistema bancario e finanziario internazionale.

In questo contesto, l’economia italiana continua ad evidenziare una notevole dose di resilienza e vitalità rispetto anche alle stime di novembre.

Ed adesso cerchiamo di vedere, per punti e sommi capi, cosa dice nello specifico il DEF 2023.

Riduzione delle aliquote IRPEF, bonus IRES e taglio alle detrazioni

A proposito di riforme, dice che, già a partire da gennaio 2024, il Governo prevede la riduzione da 4 a 3 delle attuali aliquote IRPEF, come annunciato dalla riforma fiscale 2023. Con ogni probabilità, le aliquote saranno accorpate per garantire vantaggi a chi guadagna meno di 35.000 euro. Questa decisione definitiva spetterà poi al Parlamento e ai Decreti Legislativi ad hoc che il Governo farà sul Fisco.

Tra le misure che potrebbero partire già dal 2024 vi è anche il cosiddetto “bonus IRES“. La possibile riduzione, cioè, dell’aliquota dell’Imposta sui Redditi delle Società, attualmente al 24%, e che potrebbe scendere al 15%. Ovviamente, una decisione a favore delle imprese, volta a stimolare una maggior circolazione di flusso di denaro e di investimenti da parte delle medesime. Lo sconto però, giova dirlo, riguarderebbe solo chi fa nuovi investimenti o assunzioni.

Per quanto riguarda le detrazioni, il Governo ha delineato la previsione di un taglio delle detrazioni e delle deduzioni fiscali, che costano allo Stato ogni anno circa 150-160 miliardi di euro. L’obiettivo è semplificarle e ridurle, specie quelle per le classi di reddito più alte. Rimarranno invece invariate le detrazioni o le deduzioni su sanità, famiglia, scuola e casa.

Inflazione, PIL e deficit

Il governo metterà in campo delle misure e degli aiuti per frenare l’inflazione. Lo scopo è quello di azzerare progressivamente l’IVA, soprattutto sui beni di prima necessità, proposta già avanzata (ma non realizzata se non per i prodotti femminili o per pannolini) nella Legge di Bilancio 2023. Dovrebbe esserci, poi dal 2024, una forte semplificazione dell’IVA, in modo tale da allineare il nostro sistema delle aliquote ai criteri UE.

In merito al PIL, le stime del Governo dicono che dovrebbe crescere:

  • dello 0,9% nel 2023 (era 1 nel documento programmatico di Bilancio); si tratta di un dato rivisto al rialzo in confronto al DPB di novembre, in cui la crescita per il 2023 era fissata allo 0,6%;
  • dell’1,4% nel 2024 (era 0,5 nel DPB);
  • dell’1,3% nel 2025 (uguale a quanto previsto nel DPB);
  • dell’1,1% nel 2026 (uguale a quanto previsto nel DPB).

La stima per il 2024 viene quindi rivista al ribasso (dall’1,9 %) in confronto allo scorso novembre. La proiezione per il 2025 è in linea con il DPB, mentre la decelerazione prevista per il 2026 è dovuta a prassi metodologiche concordate a livello di UE. 

Per quanto concerne il deficit, a fronte di una stima tendenziale per l’anno in corso pari al 4,35% del PIL, il mantenimento dell’obiettivo di deficit esistente (4,5%) permetterà al Governo di introdurre, con un prossimo provvedimento attuativo, un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi di oltre 3 miliardi, a valere sull’anno in corso. Si tratta, perciò, del taglio del cuneo fiscale iniziato con la Legge di Bilancio 2023. Ciò dovrebbe sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, ed allo stesso tempo contribuire alla moderazione della crescita salariale contro una pericolosa spirale salari-prezzi.

Debito, investimenti e pressione fiscale

Nel 2022 il rapporto debito/PIL è stato pari al 144,4%, cioè 1,3% inferiore rispetto alla previsione del DPB dello scorso novembre. Una diminuzione che, in linea con gli obiettivi indicati nello scenario di programma, continuerà progressivamente a scendere nel 2023 al 142,1%, nel 2024 al 141,4%, fino a raggiungere il 140,4% nel 2026. Il MEF ha specificato che non possono essere ignorati gli effetti di riduzione del rapporto debito/PIL che si sarebbero potuti ottenere se il Superbonus non avesse avuto gli impatti sui saldi di finanza pubblica che ci sono stati fino ad oggi.

Per rendere il Paese più dinamico, innovativo e inclusivo non basta soltanto il PNRR. Piuttosto, è necessario investire anche per rafforzare la capacità produttiva nazionale, e lavorare su un orizzonte temporale più esteso di quello del Piano. Orizzonte temporale che consenta di creare condizioni adeguate a evitare nuove fiammate inflazionistiche. Questo è un tema che deve essere affrontato non solo in Italia, ma anche in Europa.

Per quel che riguarda la pressione fiscale, il DEF prevede che la riduzione arriverà a breve. Stando a quanto approvato dall’Esecutivo, la pressione fiscale dovrebbe passare dal 43,3% nel 2023 al 42,7% entro il 2026.

Indebitamento, quota 31, caro bollette

Per l’indebitamento, si conferma quanto già delineato nel DPB di novembre, ovvero 4,5% nel 2023, 3,7% nel 2024, 3% nel 2025 e 2,5% nel 2026.

L’entrata in vigore di Quota 41, vale a dire la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, probabilmente sarà rinviata. E’ molto probabile che nel 2024 si andrà verso una proroga di Quota 103.

Confermati gli aiuti alle famiglie contro caro bollette anche nel secondo semestre dell’anno, nella (forte) speranza che i prezzi di luce e gas continuino a scendere come sta avvenendo di recente (grazie al rallentamento della speculazione susseguente alla guerra).

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