di:  

Mutui a tasso variabile: rate aumentate fino al 119% in due anni

Mutui a tasso variabile: rate aumentate fino al 119% in due anni

Nell’arco di due anni, diverse famiglie hanno registrato un incremento fino al 119% della rata dei loro mutui a tasso variabile, secondo quanto riportato dall’Osservatorio SalvaLaTuaCasa.

La fotografia sui mutui

Nonostante sembri che l’incidenza dell’inflazione sia leggermente diminuita, le famiglie italiane continuano a essere esposte a una maggiore vulnerabilità finanziaria. Sebbene i consumi siano tornati ai livelli pre-Covid, registrando un aumento del 2% nella spesa per consumi nel terzo trimestre del 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022, il calo del reddito disponibile sta influenzando negativamente il bilancio familiare e la gestione delle risorse.

La Banca Centrale Europea (BCE) mantiene una politica monetaria prudente, e non sembra propensa, almeno nel prossimo futuro, a ridurre rapidamente e in modo significativo il costo del denaro.

Nel biennio 2022-2023, i 95 miliardi di euro di mutui erogati, sia nuovi che di surroga, a tassi più elevati rispetto al recente passato, hanno quasi raddoppiato il tasso medio delle consistenze, superando il 3%.

Questo aumento è stato particolarmente evidente nella quota di mutui a tasso variabile, che ha raggiunto il suo picco tra settembre 2022 e febbraio 2023. Di conseguenza, molte famiglie si trovano ad affrontare difficoltà nella gestione delle rate del mutuo e, dove presenti, di altre posizioni debitorie.

Secondo un sondaggio condotto da Nomisma su circa il 50% degli italiani maggiorenni con almeno un finanziamento in corso, uno su quattro teme di incontrare difficoltà nel 2024 nel pagare regolarmente le rate.

Altre osservazioni dall’indagine sui mutui

Particolarmente rilevante dall’indagine è l’identificazione delle famiglie in situazioni di precarietà e insolvibilità, che costituiscono complessivamente il 16% delle famiglie analizzate e sono le più vulnerabili.

I risultati della survey indicano, inoltre, che il 46% delle famiglie in bilico e il 44% delle famiglie insolventi ha un prestito per l’acquisto di beni o servizi, mentre il 30% delle famiglie in bilico e il 20% delle famiglie insolventi ha un prestito per esigenze di liquidità senza uno scopo specifico. Inoltre, il 25% delle famiglie in bilico e il 43% delle famiglie insolventi ha rateizzazioni tramite carta revolving o dilazioni “Buy Now Pay Later”.

L’Osservatorio ha osservato anche che, nel 2023, a causa dell’incremento prolungato dei tassi di interesse, c’è stato un aumento delle famiglie che devono affrontare rate più elevate. Infatti, la percentuale di famiglie con rate mensili (tra mutuo e credito al consumo) superiori a 700 euro è passata dal 27% al 40%.

Tuttavia, ciò che emerge in modo più marcato e preoccupante sono gli aumenti delle rate dei mutui a tasso variabile, che costituiscono circa il 40% del totale dei mutui in corso di rimborso.

La rapida ascesa dei tassi di interesse in meno di due anni ha causato aumenti significativi, stimati dall’Osservatorio tra il 35% e il 119% della rata mensile per questo gruppo di famiglie, con conseguente riduzione del reddito netto residuo disponibile fino al 51%.

Criticità future

La situazione critica è destinata a perdurare nel medio termine, poiché le prospettive di una riduzione futura dei tassi di interesse sono gradualmente distribuite nel tempo.

Sebbene il tasso di insolvenza delle famiglie sia rimasto complessivamente contenuto rispetto al minimo degli ultimi cinque anni, l’assenza di soluzioni efficaci per i soggetti più vulnerabili potrebbe portare a un impatto sulla qualità del credito, date le attuali alte tariffe. Storicamente, un aumento del tasso Euribor a 3 mesi si riflette in un aumento dei prestiti deteriorati con un ritardo temporale di 12-18 mesi. Pertanto, l’importante aumento dell’Euribor suscita preoccupazioni, a meno che non vengano implementati interventi di supporto efficaci.

Last, but not least… il mercato delle aste

Questa situazione probabilmente avrà un impatto (anche) sul mercato delle aste, con stime per il 2024 comprese tra 160.000 e 180.000 (un aumento del 12% rispetto al 2023).

Le aste immobiliari presentano varie criticità ed inefficienze, con costi complessivi stimati in 9 miliardi di euro per il sistema pubblico, corrispondenti a circa 23.000 euro per famiglia coinvolta, con conseguenze negative sia per le banche che per le famiglie. Infatti, i prezzi di aggiudicazione tendono ad essere la metà del valore di mercato dell’immobile (con svalutazioni che possono arrivare al -65%), e la complessità e l’onerosità delle procedure rischiano di ridurre ulteriormente i profitti effettivi, lasciando sia creditori che debitori con ampi debiti non coperti.

CONDIVI QUESTO ARTICOLO!

Iscriviti alla newsletter

    La tua email *

    Numero di cellulare

    Nome *

    Cognome *

    *

    *

    Inserisci sotto il seguente codice: captcha