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Credito al Consumo e Immobiliare: bilanci e prospettive nell’era post-Covid

Intervista a Cesare Colombi, recentemente riconfermato nel ruolo di presidente ASSOFIN

Lo scorso 12 maggio Assofin (Associazione Italiana del Credito al Consumo e Immobiliare), in occasione dell’assemblea ordinaria, ha confermato nella carica di presidente Cesare Colombi che ricoprirà il ruolo per ulteriori tre anni. Una scelta di continuità in un momento particolarmente delicato come quello che stiamo affrontando a causa della pandemia da coronavirus e che premia il lavoro svolto nel precedente triennio.
Abbiamo intervistato il confermato Presidente per conoscere quali saranno i prossimi passi dell’associazione e cosa dovremo aspettarci nel prossimo futuro sul fronte del credito al consumo.




Quali saranno i prossimi progetti di Assofin? A cosa sarà dedicato il suo prossimo triennio di mandato?
Prima di tutto verranno ulteriormente sviluppate le imprescindibili attività per così dire ordinarie svolte dall’Associazione, che vanno dal monitoraggio legislativo e la consulenza alla formazione a favore di dipendenti delle Associate e delle loro reti distributive, dalla produzione di statistiche sui comparti rappresentati alla promozione di ricerche di mercato su fenomeni di interesse. Poi mi preme ricordare che nel corso dei prossimi mesi verranno presentate da parte della Commissione UE le proposte di modifica della Direttiva sul Credito ai Consumatori (CCD) e di quella sul Credito Immobiliare ai Consumatori (MCD), a cui seguiranno iter legislativi destinati a durare probabilmente alcuni anni. Si tratta delle norme alla base dell’attività delle Associate, che Assofin sarà impegnata a monitorare contribuendo fattivamente, anche per il tramite della federazione internazionale Eurofinas, ad avanzare proposte a tutela degli interessi del settore.

L’ultimo anno è stato profondamente segnato dall’emergenza sanitaria dalla quale ancora non siamo usciti. Qual è stato l’effetto della pandemia sul settore del credito al consumo e immobiliare?
Da un lato il credito al consumo – come era inevitabile – ha risentito fortemente degli effetti prodotti dalla pandemia sui consumi delle famiglie e sulla loro disponibilità a ricorrere al credito per realizzare progetti che, nel corso del 2020, sono da molti stati considerati meno urgenti proprio in ragione della situazione di incertezza senza precedenti che abbiamo vissuto. Complessivamente il calo delle erogazioni in corso d’anno è stato superiore al -20% rispetto al 2019, con andamenti un po’ altalenanti nei mesi e con alcune forme tecniche che sono risultate più penalizzate di altre. Per il 2021 è prevedibile una ripresa delle erogazioni, legata al progressivo auspicato miglioramento del quadro macroeconomico che dovrebbe alimentare la domanda.
Dall’altro, in un anno in cui l’abitazione è diventata più che mai simbolo di sicurezza e protezione, il trend dei mutui immobiliari è risultato positivo con una crescita a doppia cifra degli altri mutui (+37,2%, legata principalmente al boom fatto registrare in corso d’anno dalle surroghe) ed una più contenuta dei mutui d’acquisto (+4,7%). Sulla base delle evidenze ad oggi disponibili nel 2021 si prevede un rafforzamento dei volumi delle erogazioni di mutui con finalità di acquisto ed un calo di quelli relativi alla componente altri mutui.

L’emergenza sanitaria ha contribuito alla diffusione dell’utilizzo di sistemi digitali in moltissimi settori. Avete assistito a un incremento dell’utilizzo dei servizi online anche per il credito al consumo? Gli italiani sono pronti al passaggio al digitale o nutrono ancora timori nel sottoscrivere contratti per un prestito online?
La pandemia ha comportato significative conseguenze per chi eroga credito alle famiglie a cominciare da un’accelerazione nell’introduzione – peraltro già programmata – di processi che consentissero il perfezionamento dei contratti con modalità prevalentemente o esclusivamente online, vista l’impossibilità di raggiungere sportelli e filiali degli intermediari. L’accesso al credito in forma digitale è stato inoltre agevolato dalle misure adottate dal legislatore nazionale riguardanti la possibilità, almeno temporaneamente, di sottoscrivere elettronicamente i contratti con modalità semplificate. Molti operatori hanno introdotto soluzioni innovative quali il riconoscimento della clientela a distanza e la firma elettronica. L’emergenza sanitaria ha quindi accelerato la digitalizzazione dei processi, favorendo l’offerta di prodotti finanziari tramite piattaforme web, senza tuttavia trascurare gli aspetti consulenziali cruciali per accompagnare i clienti verso scelte equilibrate. Gli italiani hanno mostrato una buona capacità di adattamento, risultando più propensi di quanto si pensasse a ricorrere alle nuove procedure per accedere al credito.

Cosa accadrà a suo giudizio quando finiranno le moratorie su mutui e prestiti? E, più in generale, è possibile ipotizzare delle previsioni per il post pandemia?
Sono troppe le variabili da considerare per prevedere con certezza se si verificherà un cliff effect quando verranno meno le misure messe in atto dal Governo e dal sistema finanziario per fronteggiare gli effetti della pandemia sulle famiglie ed i lavoratori. Ma va tenuto presente che per il credito ai consumatori non sono state previste moratorie ex lege, sono state invece le associazioni di categoria degli intermediari – prima in ordine di tempo Assofin – a promuovere moratorie “di sistema” con modalità e per durate proporzionate a quelle dei finanziamenti. I rimborsi delle relative esposizioni sono già ripresi da qualche mese, per evitare di classificare le stesse a forborne come previsto dalle Linee Guida dell’EBA: queste circostanze potrebbero contenere l’inevitabile aumento dei NPL. A questo aggiungo l’auspicio, condiviso da tutti, che i considerevoli investimenti previsti dal PNRR producano l’effetto di rilanciare l’economia nazionale scongiurando il rischio di una possibile emorragia di posti di lavoro quando verrà meno il blocco dei licenziamenti.




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