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Crisi di impresa e concordato preventivo: quali sono le responsabilità dei professionisti?

Con l’ordinanza n. 35489/2023 la Corte di Cassazione si è espressa su due questioni sulle quali è tornata con frequenza negli ultimi anni: la corretta prestazione dei consulenti nel concordato preventivo e la collocazione in prededuzione dei crediti.

Concordato preventivo e prededuzione dei crediti: la sentenza della Cassazione

La recente pronuncia della Corte di Cassazione riguardante le responsabilità dei professionisti nell’ambito dei concordati preventivi e la prededuzione dei loro crediti, ha scatenato un acceso dibattito giuridico. Questo provvedimento è intervenuto nell’ambito di due opposizioni allo stato passivo instaurate da professionisti che avevano assistito una società durante un concordato preventivo, successivamente dichiarata fallita.

La decisione si è concentrata su due questioni cruciali che negli ultimi anni hanno destato notevole attenzione: la corretta prestazione dei consulenti nel concordato preventivo e la collocazione in prededuzione del relativo credito nella successiva procedura liquidatoria.

Le responsabilità dei professionisti

Il primo aspetto affrontato riguarda la valutazione dell’adempimento della prestazione professionale da parte dei consulenti incaricati di assistere, redigere e patrocinare in una procedura di concordato preventivo una società poi dichiarata fallita.

Il giudice ha accolto l’eccezione di inadempimento, ritenendo che i professionisti non avessero fornito una consulenza adeguata, essendo venuti meno al dovere di informare i creditori su alcune irregolarità essenziali per valutare la proposta di concordato. La Corte ha sottolineato che la prestazione professionale deve rispettare la diligenza richiesta e fornire una conoscenza completa agli interessati per consentire loro di esprimere un voto consapevole sulla proposta di concordato.

L’eccezione di inadempimento e la distribuzione degli onori

La Corte ha approfondito l’analisi dei presupposti dell’eccezione di inadempimento sollevata dalla Curatela. Si è stabilito che tale eccezione può essere dedotta anche in caso di adempimento solo inesatto e può portare all’esclusione del credito dal passivo se dimostrato l’inadempimento dell’istante alle obbligazioni assunte o la sua partecipazione ad attività fraudolente del debitore. Inoltre, è stato chiarito che il curatore ha l’onere di contestare l’inesatta esecuzione della prestazione, mentre al professionista spetta dimostrare l’esattezza del suo adempimento.

La prededuzione dei crediti

La Corte ha altresì affrontato il tema della prededuzione dei crediti dei professionisti nel successivo fallimento. Si è affermato che tali crediti possono essere considerati prededucibili solo se la prestazione è stata funzionale alle finalità della procedura concordataria e ha contribuito alla conservazione o all’incremento dei valori aziendali dell’impresa. Tuttavia, la prededuzione non è applicabile se il professionista è a conoscenza di atti fraudolenti, in quanto la sua prestazione diventa dannosa per i creditori anziché utile alla procedura.

In conclusione, la pronuncia della Corte di Cassazione ha delineato chiaramente le responsabilità dei professionisti nei concordati preventivi e la prededuzione dei loro crediti nel contesto dei fallimenti successivi. Tale decisione fornisce importanti linee guida per garantire l’integrità e l’efficienza delle procedure concorsuali, tutelando nel contempo gli interessi dei creditori e dei professionisti coinvolti.

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