di:  

dedollarizzazione

Dedollarizzazione: cos’è e perché se ne parla

Con il termine dedollarizzazione s’intende il processo di riduzione dell’impiego del dollaro come valuta internazionale. Un processo in atto da alcuni decenni a causa di diversi fattori, compresa la recente pandemia e il conflitto in Ucraina.

Dedollarizzazione: di cosa si tratta e qual è la situazione attuale

Il termine “dedollarizzazione” sta ad indicare un processo graduale di riduzione dell’utilizzo del dollaro come principale valuta negli scambi finanziari, economici e commerciali, con l’obiettivo di sostituirlo con altre monete. Questo percorso, iniziato una cinquantina d’anni fa con il distacco del dollaro dall’oro, ha subito una maggiore accelerata negli ultimi 10-15 anni, anche per via delle recenti crisi economiche e politiche.

Nonostante il dollaro rimanga la valuta internazionale di riferimento, negli ultimi anni il suo utilizzo ha subito una netta riduzione di oltre il 20%. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, nel 2023 l’utilizzo del dollaro come valuta monetaria principale è sceso al 59,6%, davanti all’euro (20,5%) e allo yuan cinese (7%).

Va detto, che il prezzo del petrolio e la quotazione dell’oro continuano ad essere calcolati in base al dollaro USA. Il 70% delle riserve monetarie internazionali è in dollari e anche l’88% delle operazioni commerciali globali. Tuttavia, diverse iniziative commerciali e politiche, perpetrate da paesi come Cina e Russia, o dalle economie emergenti, stanno minando il primato della moneta americana.

I motivi della “caduta” del dollaro

Il processo di dedollarizzazione è iniziato diversi anni fa, a partire dal distacco del dollaro dall’oro nel 1971, per passare alle crisi bancarie statunitensi, fino ad arrivare ai fatti più recenti, come la crisi sanitaria e l’inflazione.

A questo si aggiungono diverse iniziative commerciali e politiche intraprese da alcuni paesi e volte a sradicare il primato del dollaro come valuta internazionale di riferimento. Un ruolo determinante nella dedollarizzazione ce l’hanno avuto in particolare Cina e Russia, con interventi e accordi commerciali specifici (nel caso della Cina riguardano in particolare l’acquisto del petrolio). Un processo che si è ulteriormente velocizzato con la guerra in Ucraina e le relative sanzioni per la Russia.

Inoltre, a contribuire alla dedollarizzazione ci hanno pensato in questi anni anche le così dette economie emergenti, come Brasile, India e Sudafrica, insieme a Cina e Russia, che hanno iniziato a sostituire il dollaro USA nelle trattative commerciali.

Infine, ad incrinare il predominio internazionale della moneta verde si è messo anche l’euro, che ha acquisito un peso sempre più rilevante nel mercato globale.

Quali potrebbero essere gli effetti sull’economia americana e europea

La dedollarizzazione potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’equilibrio degli scambi internazionali e delle borse valori.

Per alcuni esperti, si creerebbe un vero e proprio “caos monetario“. Viceversa, per altri si andrebbero a rafforzare le relazioni finanziarie ed economiche, secondo i principi di libero scambio, aprendo nuove opportunità in ambito commerciale.

Sicuramente il processo di dedollarizzazione causerebbe una forte destabilizzazione dell’economia e del mercato statunitense, che indirettamente potrebbe colpire anche le economie europee, Italia compresa.

Inoltre, la dedollarizzazione potrebbe avere gravi ripercussioni sulla stabilità geopolitica, considerato il ruolo predominante assunto dagli Stati Uniti come potenza a livello globale.  

Secondo molti economisti, però, la sostituzione del dollaro non è così semplice e immediata. Il dollaro, infatti, continua ad essere la principale valuta a livello globale, la più utilizzata e la più stabile. Senza contare che al momento non esiste una vera e propria alternativa.

CONDIVI QUESTO ARTICOLO!

Iscriviti alla newsletter

    La tua email *

    Numero di cellulare

    Nome *

    Cognome *

    *

    *

    Inserisci sotto il seguente codice: captcha