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Diritto alla disconnessione lavoro

Lavoro e diritto alla disconnessione: la Gen Z dice stop alla reperibilità continua

Il 9° Rapporto Eudaimon-Censis fotografa una svolta generazionale: il 57,7% dei giovani italiani esige il diritto alla disconnessione. Le imprese sono ora chiamate a ridisegnare i propri modelli organizzativi per attrarre nuovi talenti.

Quasi sei giovani lavoratori su dieci considerano oggi il diritto alla disconnessione come una priorità assoluta. È quanto emerge dal 9° Rapporto Eudaimon-Censis, che fotografa un cambiamento strutturale nel rapporto tra le nuove generazioni e il lavoro: il 57,7% dei giovani italiani ritiene indispensabile non essere reperibili al termine dell’orario contrattuale del proprio impiego.

La situazione italiana

Entrando nel dettaglio dei dati del Rapporto Eudaimon-Censis emerge che quasi il 44% dei lavoratori italiani già oggi di non risponde a email, chiamate o messaggi professionali fuori orario lavorativo. Il 45,8% degli intervistati segnala inoltre che le comunicazioni ricevute oltre l’orario formale generano ansia e tensione. Due indicatori che, letti insieme, mostrano uno scenario in cui il diritto alla disconnessione non è più soltanto teorico, ma un approccio ampiamente consolidato.

La dimensione europea

Il fenomeno non è circoscritto all’Italia. Uno studio Eurofound, condotto su Belgio, Francia, Italia e Spagna, evidenzia come oltre l’80% dei lavoratori europei riceva regolarmente comunicazioni lavorative al di fuori dell’orario contrattuale. Nell’ambito di tale percentuale, tre giovani su quattro affermano di essere contattati ogni giorno o più volte a settimana sempre per questioni di natura professionale. La questione è già stata più volte oggetto di monito – da parte della Commissione Europea ai Paesi membri – affinché si attivassero per regolamentare in maniera chiara e circostanziata il diritto alla disconnessione, riconoscendone la rilevanza sia per il benessere individuale, sia per la produttività complessiva.

Da benefit a elemento fondante del welfare

Il diritto alla disconnessione è diventato per la Gen Zed un criterio fondamentale, al pari della retribuzione, con cui misurare le potenzialità di un’azienda in cui lavorare. I giovani sono sempre più alla ricerca di flessibilità, equilibrio tra lavoro e vita privata e strumenti che consentano loro di gestire il tempo in modo autonomo.

Il 9° Rapporto Eudaimon-Censis evidenzia inoltre come molte pratiche di “right to disconnect” siano la naturale conseguenza delle pressioni della vita lavorativa moderna. Non si tratta più un semplice benefit, bensì di un elemento cardine che sta trasformando l’identità stessa del welfare aziendale.

Una nuova sfida per le imprese

In questo contesto, le imprese si trovano ora ad affrontare una nuova sfida: per attrarre e trattenere nuovi talenti, riconoscere il valore del tempo dei propri lavoratori diventa un criterio ineludibile. È un processo in rapida evoluzione che spingerà la aziende ad adeguare i propri modelli organizzativi verso nuovi standard, favorendo contestualmente la costruzione di ambienti di lavoro orientati al benessere sostenibile e alla valorizzazione delle persone.

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