Nel primo trimestre 2026 l’accesso al credito imprese nell’area euro è diventato più oneroso. Il 26% delle aziende ha segnalato un aumento dei tassi, il 37% un incremento dei costi accessori e il 14% maggiori richieste di garanzie.
Accesso al credito imprese: tassi e costi finanziari in aumento
Nel primo trimestre 2026 le imprese dell’area euro hanno registrato condizioni più rigide nell’accesso ai finanziamenti bancari. Secondo la trentottesima rilevazione SAFE (Survey on the Access to Finance of Enterprises), condotta tra il 19 febbraio e il 1° aprile 2026 su 10.544 aziende, il 26% ha indicato un aumento dei tassi sui prestiti, rispetto al 12% del trimestre precedente.
L’incremento ha coinvolto sia le piccole e medie imprese sia le grandi aziende, segno che il fenomeno interessa l’intero sistema produttivo. A pesare sull’accesso al credito imprese sono stati anche i costi legati ai finanziamenti.
Il 37% delle aziende ha segnalato un aumento di spese, commissioni e altri oneri, rispetto al 28% della rilevazione precedente. Le richieste di garanzie sono rimaste elevate, indicate dal 14% delle imprese, in linea con la fine del 2025. Il credito bancario si è quindi mantenuto costoso e più selettivo.
Finanziamenti alle imprese: domanda stabile e minore disponibilità di credito
La domanda di finanziamenti bancari è rimasta stabile. Il saldo netto delle imprese che hanno segnalato un aumento del fabbisogno di credito si è fermato allo 0%, in calo rispetto al 3% del trimestre precedente. Le aziende hanno quindi mostrato maggiore cautela nel ricorso ai prestiti.
La disponibilità di credito percepita è invece leggermente peggiorata, con un saldo netto pari a -3%, rispetto al -2% della rilevazione precedente. Il divario tra domanda e offerta di credito è rimasto positivo, attestandosi al 2%, anche se in riduzione rispetto al trimestre precedente.
Le prospettive per i mesi successivi indicano un clima meno favorevole. Le imprese si attendono una lieve riduzione della disponibilità di finanziamenti esterni. Il principale ostacolo resta il contesto economico generale, segnalato dal 26% delle aziende, in aumento rispetto al 20% precedente.
Allo stesso tempo, si registra un piccolo miglioramento nella disponibilità delle banche a concedere credito, indicato dal 5% delle imprese, rispetto al 4% del trimestre precedente. Permangono invece difficoltà legate alla situazione economica delle singole aziende, in particolare per vendite e profitti.
Profitti in calo, investimenti contenuti e aspettative di crescita
I dati SAFE descrivono una fase ancora fragile per il sistema produttivo dell’area euro. Il fatturato è rimasto quasi invariato, con solo l’1% delle imprese che ha segnalato un aumento negli ultimi tre mesi, in netto calo rispetto al 7% precedente.
La redditività ha mostrato segnali di peggioramento. Il 16% delle aziende ha registrato una diminuzione dei profitti, rispetto al 10% del trimestre precedente. Anche gli investimenti sono cresciuti poco, con un aumento segnalato solo dal 3% delle imprese, meno rispetto alle attese e in calo rispetto al 6% precedente.
Le aspettative restano comunque orientate a una moderata ripresa. Per il trimestre successivo, il 29% delle imprese prevede un aumento del fatturato, mentre il 13% si attende una crescita degli investimenti.
Sul fronte dei costi, le aziende prevedono un aumento dei prezzi di vendita del 3,5%, rispetto al 2,9% precedente. I costi operativi, inclusa l’energia, sono stimati in crescita del 5,8%, rispetto al 3,6%. Le aspettative sui salari risultano invece in lieve diminuzione, al 2,8% dal 3,1%.
Le attese sull’inflazione a un anno salgono al 3,0%, rispetto al 2,6% precedente, mentre restano stabili al 3,0% quelle a tre e cinque anni.










