La riforma della riscossione crediti enti locali introduce una soglia minima del 17,5% per la capacità di incasso. Oltre 1.100 Comuni risultano sotto questo livello e concentrano il 62% dei crediti non riscossi, pari a più di 21 miliardi di euro.
Riscossione crediti enti locali: oltre 1.100 Comuni sotto la soglia del 17,5%
La riforma della riscossione crediti enti locali, definita nelle bozze del decreto attuativo della legge di Bilancio 2026, ridefinisce il sistema di gestione delle entrate comunali. Il provvedimento introduce un parametro destinato a incidere direttamente sull’organizzazione degli enti, ossia la soglia minima di capacità di incasso al 17,5%.
Al di sotto di questo livello, la gestione dei crediti potrebbe essere affidata ad Amco (Asset Management Company), società pubblica specializzata nel recupero dei crediti deteriorati.
Il dato più rilevante riguarda l’ampiezza del fenomeno. Secondo le elaborazioni del Centro studi enti locali (CSEL) sui dati BDAP (Banca dati delle amministrazioni pubbliche) relativi ai rendiconti 2022-2024, oltre 1.100 Comuni non raggiungono la soglia prevista.
Si tratta di poco più di un ente su sette, ma con un peso decisamente superiore in termini economici. In questi enti si concentra infatti la quota più consistente dei crediti non riscossi, evidenziando una criticità strutturale nella capacità di recupero delle entrate locali.
Oltre 21 miliardi di crediti non riscossi concentrati nel 14% dei Comuni
I crediti accertati dai Comuni italiani ammontano a 33,7 miliardi di euro, ma una parte significativa di queste risorse non viene effettivamente incassata. Nei soli enti che non raggiungono la soglia del 17,5% si concentra oltre il 62% delle somme non riscosse, pari a più di 21 miliardi di euro.
Le voci interessate comprendono entrate fondamentali per gli equilibri di bilancio degli enti locali e per il rapporto con imprese e cittadini. Rientrano in questo ambito imposte come IMU e TARI, oltre alle sanzioni per violazioni del Codice della strada.
L’analisi evidenzia una distribuzione territoriale fortemente disomogenea. Nel Mezzogiorno si concentra la quota più ampia delle criticità, con 866 Comuni su 2.489 sotto la soglia, pari al 35% del totale dell’area. Nel Centro il fenomeno riguarda 163 enti su 967, pari al 17%, mentre nel Nord assume dimensioni molto più contenute, con 104 Comuni su 4.386, pari al 2%.
Il dato restituisce un sistema caratterizzato da profonde differenze territoriali nella capacità di riscossione. In alcune aree il fenomeno appare circoscritto, mentre in altre rappresenta una condizione diffusa che incide in modo significativo sugli equilibri finanziari degli enti locali.
Grandi città e crediti non riscossi: Roma oltre 8 miliardi, criticità diffuse nel Mezzogiorno
All’interno di questo scenario emergono situazioni particolarmente rilevanti nei grandi centri urbani. Roma concentra oltre 8 miliardi di euro di residui, con una quota significativa riferibile alle posizioni più critiche. A Napoli, su circa 3,5 miliardi di crediti, la parte prevalente rientra nello stesso perimetro. Mentre a Palermo la quota supera il 90%.
Dinamiche analoghe si riscontrano anche in altri capoluoghi del Mezzogiorno, come Reggio Calabria e Caserta, dove la difficoltà di riscossione assume carattere strutturale. Il fenomeno coinvolge quindi non solo i piccoli enti, ma anche amministrazioni di grandi dimensioni.
In questo contesto, il possibile intervento di Amco si configura come uno strumento di razionalizzazione del sistema, con l’obiettivo di garantire una gestione più efficiente e uniforme dei crediti deteriorati.









