Le nuove norme europee sul modello 231 impongono controlli più rigorosi da parte delle banche su clienti, pagamenti e operazioni finanziarie, prevenendo reati, sanzioni e danni reputazionali.
Negli ultimi mesi il tema delle misure restrittive dell’Unione europea per il settore bancario è diventato centrale. Le nuove disposizioni introdotte dal decreto legislativo 211/2025 hanno infatti ampliato le responsabilità degli istituti finanziari, chiamati a vigilare con maggiore attenzione su operazioni economiche, flussi di denaro e rapporti con soggetti potenzialmente colpiti da sanzioni europee.
Le banche svolgono infatti un ruolo fondamentale nell’applicazione delle misure restrittive decise dall’UE, poiché gestiscono pagamenti, finanziamenti e servizi finanziari che possono coinvolgere Paesi, imprese o persone sottoposte a limitazioni. Proprio per questo motivo, eventuali violazioni possono generare non solo conseguenze penali per i singoli responsabili, ma anche responsabilità dirette per gli enti ai sensi del decreto 231.
Uno degli aspetti più delicati riguarda la complessità della normativa europea, poichè le sanzioni non sono raccolte in un unico testo, ma sono presenti in numerosi regolamenti e aggiornamenti successivi. Inoltre, alcuni Stati possono essere soggetti contemporaneamente a più regimi sanzionatori. Le restrizioni possono assumere forme diverse: congelamento di fondi, limitazioni commerciali, divieti di esportazione o blocchi agli spostamenti di determinate persone.
Questo scenario rende particolarmente difficile per gli intermediari finanziari mantenere controlli sempre aggiornati ed efficaci.
Il nuovo rischio 231 per gli istituti finanziari
La novità principale introdotta dal legislatore riguarda l’inserimento delle violazioni delle misure restrittive europee tra i reati che possono far scattare la responsabilità amministrativa delle società prevista dal decreto 231/2001.
In pratica, una banca potrebbe essere ritenuta responsabile qualora un dirigente, un dipendente o un collaboratore violi le norme europee nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Tra le condotte considerate più rilevanti rientrano la messa a disposizione di fondi a soggetti sanzionati, l’inosservanza degli obblighi informativi previsti dalle norme europee e il mancato rispetto delle autorizzazioni richieste per alcune attività soggette a restrizioni.
Le sanzioni previste sono particolarmente severe. Oltre alle multe economiche, che possono essere calcolate anche sul fatturato dell’ente, sono previste misure interdittive con effetti molto pesanti sull’operatività della banca. Nei casi più gravi, le limitazioni possono durare diversi anni.
Tuttavia, la responsabilità non è automatica. Perché l’ente venga condannato è necessario dimostrare una carenza organizzativa, cioè l’assenza di controlli adeguati a prevenire il reato. Per questo motivo assume un’importanza decisiva il cosiddetto Modello 231, ossia il sistema interno di regole, procedure e verifiche adottato dalla società per prevenire comportamenti illeciti.
Compliance e controlli: come devono organizzarsi le banche
Alla luce delle nuove regole, gli istituti bancari sono chiamati a rafforzare i propri sistemi di controllo interno. Il primo passo consiste nell’aggiornamento della valutazione dei rischi, individuando le aree operative più esposte a possibili violazioni delle misure restrittive UE.
Tra i settori più delicati figurano l’apertura e la gestione dei rapporti con la clientela, l’esecuzione dei pagamenti, i servizi finanziari internazionali e le attività legate alle criptovalute. Anche il monitoraggio costante dei clienti assume un ruolo fondamentale, poiché un soggetto inizialmente non sanzionato potrebbe essere inserito successivamente nelle liste europee.
Le banche devono quindi dotarsi di sistemi automatici di controllo, procedure di blocco delle operazioni sospette e verifiche periodiche sulle liste aggiornate dei soggetti sanzionati. Un altro elemento importante riguarda il coordinamento tra i nuovi obblighi e i presidi già esistenti in materia di antiriciclaggio e contrasto al terrorismo finanziario.
In questo contesto, la compliance non rappresenta più soltanto un adempimento formale, ma diventa uno strumento strategico per proteggere la banca da rischi legali, economici e reputazionali sempre più rilevanti.











