di:  

Rischio di credito

Rischio di credito: come leggerlo in anticipo per prevenire crisi aziendali

Oggi il rischio di credito si presidia prima che emerga. Fondamentale il monitoraggio della Centrale Rischi, la produzione di reportistica aggiornata e coerente con i dati della CR, e il supporto della tecnologia.

Nell’ultimo decennio, la gestione del rischio di credito aziendale ha subito una profonda trasformazione, per effetto di una realtà sempre più complessa, incerta e variabile. Il nuovo approccio e il nuovo quadro regolatorio sono nati in seno alla crisi del 2008, che ha evidenziato le criticità di una società sempre più finanziarizzata, ma ancora legata a sistemi di valutazione del credito costruiti su dati storici e consuntivi, rivelatisi insufficienti nel cogliere per tempo i segnali di deterioramento.

Il cambio di paradigma: dall’Ifrs 9 al Codice della crisi

L’introduzione dell’Ifrs 9 – come riportata Economy.it – ha cambiato radicalmente il modo di misurare il rischio, imponendo alle istituzioni finanziarie di includere nelle valutazioni non soltanto gli eventi negativi già verificatisi, ma anche potenziali situazioni future, mediante lo sviluppo di sistemi di indici di allerta precoce (Early Warnings), e un approccio forward looking. Il nuovo principio contabile è stato successivamente recepito dalle Nuove Linee Guida Eba Lom e, a livello nazionale, dal Nuovo Codice della Crisi d’Impresa, che ha esteso lo stesso obbligo alle imprese non finanziarie.

Un’evoluzione normativa che oggi impone alle imprese di orientarsi verso una visione proattiva, in cui il rischio deve essere non più solo gestito, ma anticipato. Un approccio che va applicato non soltanto a livello strategico, ma anche sul piano pratico mediante un monitoraggio costante.  

La Centrale dei Rischi: prezioso strumento di analisi

In questo contesto, la Centrale dei Rischi di Banca d’Italia assume una valenza che va ben oltre la consultazione occasionale. Storicamente relegata a strumento difensivo – da sfogliare in vista del rinnovo dei fidi o per chiarire segnalazioni di altri istituti – la CR è oggi tra le fonti più aggiornate e affidabili per leggere l’andamento finanziario di un’impresa in tempo reale. I dati di cui dispone, quali sconfini anche marginali, tassi di utilizzo delle linee elevati, insoluti non regolarizzati, molteplicità di richieste di prima informazione, sono elementi preziosi per valutare il merito creditizio di un’impresa. Presi singolarmente possono risultare trascurabili, ma se analizzati in sequenza e in prospettiva, possono restituire una quadro dinamico del profilo dell’impresa, potenzialmente in grado di anticipare tensioni che i bilanci hanno ancora non registrato.

Le priorità di un’impresa strutturata

Un’impresa orientata alla risk prevention non può limitarsi a consultare la CR su richiesta. Il presidio deve essere continuo e articolato su specifiche funzioni: monitoraggio sistematico delle segnalazioni, analisi dei trend nel tempo, intervento rapido per correggere eventuali anomalie o errori di rilevazione, produzione di report destinati agli organi di controllo, al management e – ove pertinente – ai soci. La capacità di generare reportistica coerente con i dati della CR è un elemento di qualità nell’analisi, sia interna che esterna. Per gli istituti di credito, un’impresa in grado di presentare dati andamentali aggiornati e interpretati correttamente segnala maturità gestionale. Per gli organi di controllo, rappresenta una prova concreta dell’efficacia dei presidi adottati.

Il vantaggio della tecnologia

L’analisi della CR beneficia sempre più del supporto tecnologico: elaborazione accelerata dei dati, ottimizzazione delle risorse, output leggibili anche da chi non è specialista. Ma la tecnologia non sostituisce il giudizio. L’elemento differenziale rimane ancora la capacità interpretativa di un analista esperto, che sa contestualizzare le informazioni – spesso apparentemente neutre – all’interno della storia specifica dell’impresa e delle sue prospettive strategiche.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO!