Dietro il rinvio della tassa da 2 euro, il pressing di Confetra e il rischio di perdere fino al 50% dei traffici, dirottati verso gli hub logistici di Belgio, Paesi Bassi e Ungheria per le operazioni di sdoganamento.
La tassa sui mini pacchi extra-Ue da 2 euro è slittata. Il Consiglio dei ministri del 22 giugno ha approvato, all’interno del decreto-legge PNRR, il rinvio dal 1° luglio al 1° ottobre 2026 dell’entrata in vigore del contributo nazionale introdotto dalla Legge di Bilancio 2026. La decisione nasce dalla volontà di evitare il cosiddetto effetto “3+2”, ovvero la somma, sulla medesima spedizione, del dazio comunitario da 3 euro – in vigore da luglio – e della tassa italiana da 2 euro, per un aggravio complessivo di 5 euro oltre l’Iva.
Genesi della tassa italiana e ragioni del rinvio
La mini tassa italiana è stata messa a punto quando ancora non erano diventati definitivi né il dazio comunitario, né la tassa di gestione a livello unionale. La scelta di rinviarne l’applicazione al 1° luglio è arrivata con il decreto fiscale (Dl 38/2026). Sul nuovo posticipo a ottobre ha inciso anche il pressing delle associazioni di categoria. Confetra, la confederazione di trasporti e logistica, ha chiesto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti la cancellazione del contributo nazionale, stimando un calo fino al 50% dei traffici e uno spostamento delle operazioni di sdoganamento verso Belgio, Paesi Bassi e Ungheria, con merci poi instradate in Italia su gomma.
Da un lato la relazione tecnica del governo ha stimato per la tassa italiana un gettito di 122,5 milioni nel 2026 e di circa 245 milioni dal 2027. Dall’altro le simulazioni di Confetra, per il periodo luglio-novembre, hanno quantificato in appena 32 milioni il vantaggio del mantenimento, a fronte del rischio di cedere stabilmente quote agli altri hub logistici europei.
Dazio europeo da 3 euro: in vigore dal 1° luglio
Il 1° luglio resta in ogni caso una data spartiacque nella gestione dei flussi di merce extra UE: in tale data diventerà infatti operativo il nuovo dazio fisso di 3 euro. Con il Regolamento (UE) 2026/382 dell’11 febbraio è stata soppressa la storica franchigia doganale sulle spedizioni fino a 150 euro e contestualmente è stata introdotta al suo posto la nuova mini tassa. Si tratta di una misura transitoria, valida fino al 1° luglio 2028, in attesa che diventi operativo il Data Hub doganale dell’Unione. Bruxelles ha motivato la stretta con i numeri del fenomeno: nel 2024 sono entrati nel mercato unico 4,6 miliardi di piccoli pacchi, il 91% provenienti dalla Cina.
Dazio UE su ogni articolo, non sul pacco
L’aspetto più rilevante del nuovo dazio europeo riguarda la modalità di applicazione. Non verrà aggiunto alla singola spedizione, ma a ciascuna categoria merceologica presente nella spedizione. Per fugare ogni perplessità, la Commissione Europea ha chiarito il meccanismo con un esempio pratico: un pacco di valore inferiore ai 150 euro, contenente una camicetta di seta e due di lana, prevede un prelievo complessivo di 6 euro, in quanto contempla due categorie distinte. La Commissione ha inoltre precisato che l’onere andrà a ricadere sul dichiarante, venditore o importatore – anche tramite regime Ioss – e solo in casi marginali al consumatore finale, con la finalità di riequilibrare la concorrenza con gli operatori europei.
Le tempistiche delle nuove tasse
In sintesi, dunque, il calendario delle nuove tassazioni prevede tre passaggi. Dal 1° luglio 2026 scatta il dazio europeo da 3 euro per articolo, con l’abolizione della franchigia sotto i 150 euro. Dal 1° ottobre, salvo ulteriori interventi, entra in vigore la tassa italiana da 2 euro, attualmente sospesa. Entro novembre, infine, tutti i Paesi membri dovranno applicare la tassa di gestione doganale, la handling fee concordata in sede europea per coprire i costi di sdoganamento: un ulteriore prelievo, distinto dal dazio, con cui non va confuso.
