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IMU, sconto del 50% per immobili in comodato d’uso gratuito: a chi spetta

Chi cede un immobile in comodato gratuito a figli o genitori può dimezzare la base imponibile IMU 2026. I requisiti sono cumulativi e stringenti: residenza, parentela di primo grado, proprietà e contratto registrato entro 20 giorni.

Anche nel 2026 resta attiva la riduzione del 50% dell’IMU sugli immobili in comodato d’uso gratuito tra parenti di primo grado. Si tratta di una delle agevolazioni fiscali più apprezzate dai genitori che mettono a disposizione un immobile ai propri figli. Vediamo nel dettaglio come funziona, i requisiti per poterne beneficiare, le tipologie di immobili coinvolte e le scadenze dell’imposta.

Beneficiari ed esclusi

Il taglio dell’IMU opera sulla base imponibile: l’imposta non si azzera, ma si calcola sulla metà del valore catastale rivalutato. Il beneficio riguarda gli immobili residenziali non di lusso. Restano infatti escluse le seguenti categorie catastali:

  • A/1 (abitazioni signorili);
  • A/8 (ville)
  • A/9 (castelli e immobili di particolare pregio storico-artistico).

Per gli edifici rientranti in tali categorie, l’IMU continua a essere dovuta per intero indipendentemente dall’utilizzo. Restano altresì escluse le seconde case in locazione e gli immobili con destinazione diversa da quella abitativa.

Lo sconto IMU del 50% include anche le pertinenze dell’unità principale, ovvero:

  • cantine (C/2);
  • box auto (C/6);
  • soffitte e magazzini (C/7).

L’agevolazione è applicabile nel limite di una pertinenza per ciascuna categoria catastale.

I quattro requisiti

L’accesso alla riduzione IMU richiede il rispetto simultaneo di quattro condizioni. Innanzitutto la parentela deve essere di primo grado in linea diretta, ovvero il comodato deve intercorrere tra genitori e figli. Fratelli, nonni, nipoti e altri gradi di parentela sono esclusi. Il proprietario deve risiedere nello stesso Comune in cui si trova l’immobile concesso, mentre il comodatario deve avere la propria residenza anagrafica necessariamente nell’unità abitativa ricevuta in comodato.

C’è poi un ultimo requisito da rispettare legato alla proprietà: il comodante non può detenere più di due immobili a uso abitativo: uno concesso in comodato e uno adibito ad abitazione principale. Se il contribuente possiede ulteriori proprietà residenziali in Italia, anche in altri Comuni, perde il diritto all’agevolazione. Il vincolo sulla proprietà è quello che genera solitamente più contestazioni in sede di controllo comunale ed è anche il più sottovalutato da chi ritiene di avere diritto allo sconto.

IMU ridotta: le altre casistiche

È importante ricordare – come spiega SkyTG24 – che lo sconto Imu al 50% è previsto anche in altre situazioni che non hanno nulla a che fare la concessione in comodato d’uso gratuito a genitori e figli. La riduzione, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2020, è contemplata anche nei seguenti casi:

  • fabbricati dichiarati di interesse storico o artistico;
  • fabbricati inagibili, inabitabili che non possono essere utilizzati.

Esiste infine il diritto all’esenzione IMU per immobili occupati abusivamente da terzi, che resta attivo anche nel 2026. Per poterne beneficiare, è necessario presentare denuncia all’Autorità giudiziaria per violazione di domicilio, occupazione abusiva o invasione di terreni o edifici.

La registrazione del contratto e la dichiarazione IMU

Il contratto di comodato deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla stipula. In assenza di tale passaggio, il Comune non riconosce l’agevolazione. I costi – come chiarisce QuiFinanza – comprendono un’imposta fissa di registro pari a 200 euro e l’imposta di bollo di 16 euro ogni quattro facciate o 100 righe. Il versamento deve essere eseguito tramite modello F24 con codice tributo 1550.

È importante ricordare che per ottenere la riduzione del 50% sull’imposta, non è più necessario presentare la dichiarazione IMU, per effetto del decreto Crescita. Il Comune acquisisce i dati direttamente dall’Agenzia delle Entrate, attraverso gli estremi del contratto registrato. In caso di variazioni rispetto a quanto comunicato o in situazioni che il Comune non può conoscere autonomamente, resta indispensabile.

Come si calcola l’imposta ridotta

Per determinare l’IMU dovuta si parte dalla rendita catastale rivalutata del 5%, che va moltiplicata per il coefficiente previsto per la categoria catastale dell’immobile. Per le abitazioni principali e la maggior parte delle seconde case il moltiplicatore è pari a 160. Il valore ottenuto costituisce la base imponibile ordinaria, sulla quale si applica l’aliquota Comunale. Con il comodato in regola, l’importo finale si dimezza.

Le scadenze IMU

Anche nel 2026 l’IMU si versa in due rate. L’acconto scade il 16 giugno, il saldo il 16 dicembre. È sempre possibile pagare in un’unica soluzione entro la prima data. Il versamento avviene tramite modello F24.

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