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Banca d'Italia

Banca d’Italia: credito alle imprese in frenata, mutui più lunghi e depositi in crescita

Nel secondo semestre del 2025 la domanda di credito delle imprese ha perso slancio in tutta Italia. L’indagine della Banca d’Italia su 236 banche rileva prudenza nell’offerta, mutui vicini ai 25 anni e depositi di nuovo in crescita.

Banca d’Italia: finanziamenti alle imprese senza slancio nel secondo semestre 2025

Il mercato del credito chiude il 2025 con un cambio di passo. Secondo la Regional Bank Lending Survey (RBLS) della Banca d’Italia, condotta nel marzo 2026 su un campione di 236 banche, nella seconda metà dell’anno si è arrestato in tutte le aree del Paese l’aumento della domanda di finanziamenti delle imprese osservato nei primi sei mesi.

La rilevazione, pubblicata nel numero 21 della collana Economie regionali, offre un dettaglio territoriale e settoriale più ampio rispetto alle indagini ordinarie sul credito.

A pesare è stato soprattutto il calo delle esigenze di credito destinate agli investimenti, con segnali più evidenti tra le imprese del Centro e del Mezzogiorno e nel comparto edilizio del Nord. Il dato indica una perdita di impulso della domanda legata ai programmi di sviluppo, dopo la crescita registrata nella prima parte dell’anno.

Sul versante dell’offerta, le politiche degli intermediari sono rimaste pressoché invariate e improntate alla prudenza in tutti i territori. La Banca d’Italia segnala una maggiore percezione del rischio riferita a specifici settori, imprese o aree, attenuata solo in parte dalla pressione concorrenziale tra operatori.

Le condizioni applicate alle aziende mostrano un quadro selettivo. A un lieve allentamento sulle quantità offerte e sugli spread medi, si è contrapposto un irrigidimento sulle garanzie richieste, sui livelli minimi di rating e sugli spread dei finanziamenti più rischiosi.

Mutui alle famiglie: quasi metà delle erogazioni arriva a 30 anni o più

Per le famiglie, il quadro appare più articolato. Dopo il forte aumento del primo semestre, nella seconda metà del 2025 la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni ha continuato a salire nel Nord Est, mentre si è stabilizzata nelle altre macroaree. Si è invece interrotta ovunque l’espansione delle richieste di credito al consumo.

Le politiche di offerta dei mutui, dopo il lieve irrigidimento della prima parte dell’anno, sono rimaste invariate. Gli intermediari hanno segnalato condizioni più distese sulle quantità offerte, insieme a maggiore cautela sugli spread applicati ai finanziamenti più rischiosi, anche per effetto delle attese sull’andamento generale dell’economia.

I dati sulle nuove erogazioni mostrano cambiamenti rilevanti. Nel 2025 il loan-to-value, cioè il rapporto tra l’importo del mutuo e il valore dell’immobile posto a garanzia, è rimasto vicino al 70%, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. È salita invece dal 19,5% al 21,4% l’incidenza dei nuovi finanziamenti superiori all’80% del valore dell’abitazione.

Anche la durata media dei nuovi mutui è aumentata, tornando poco sotto i 25 anni. I contratti con piano di rimborso pari o superiore a 30 anni hanno raggiunto il 49,5% delle erogazioni, contro il 44,3% del 2024.

Resta poco sopra il 30% la quota dei finanziamenti che consentono di estendere la durata o sospendere per un periodo i pagamenti senza costi aggiuntivi. Quasi il 35% dei nuovi mutui risulta inoltre assistito da polizze assicurative ulteriori rispetto a quelle obbligatorie sull’immobile ipotecato.

Depositi bancari: domanda in risalita e remunerazione più bassa

La fotografia della Banca d’Italia si completa con le scelte finanziarie delle famiglie. Nel secondo semestre del 2025 la domanda di depositi bancari è tornata a crescere in tutte le ripartizioni territoriali, segnando un’inversione rispetto alla fase precedente.

Nello stesso periodo si è fermato l’aumento delle richieste di quote di OICR, gli organismi di investimento collettivo del risparmio come i fondi, e di azioni. Per queste ultime, il quadro mostra stabilità nelle aree settentrionali e una lieve flessione nel Centro e nel Sud.

La domanda di titoli di Stato ha continuato a salire nel Nord Est e nel Centro, pur con minore intensità rispetto al semestre precedente. Sul fronte della raccolta, le banche hanno ridotto la remunerazione offerta sui principali strumenti destinati alle famiglie in tutte le aree del Paese. La flessione è risultata più contenuta rispetto ai primi sei mesi del 2025, a eccezione degli spread sulle obbligazioni proprie.

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