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Longevity risk: 3 over 50 su 4 teme di esaurire i propri risparmi

Il longevity risk preoccupa il 77,5% degli italiani over 50, ma la percezione del rischio non si traduce in una pianificazione adeguata. Previdenza integrativa, investimenti e scelte successorie restano poco diffusi, soprattutto tra le fasce economicamente più fragili del Paese.

Longevity risk: il reddito determina la percezione del rischio

Il longevity risk è il timore che le risorse accumulate non siano sufficienti a sostenere una vita più lunga del previsto. In pratica, significa affrontare un’aspettativa di vita più lunga con redditi ridotti, maggiori esigenze economiche e una crescente dipendenza dai risparmi, dalla pensione e dal sistema di welfare.

In Italia, il fenomeno preoccupa il 77,5% delle persone con più di 50 anni. Il dato emerge dal sondaggio Chi sono, cosa fanno, come vivono e cosa vogliono i Longennial italiani, ideato da Alberto Brambilla e Gian Carlo Blangiardo per il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e condotto con Format Research su un campione di 5.120 italiani di età superiore ai 50 anni, stratificato per genere, classe anagrafica (50-64 anni, 65-74 anni, dai 74 anni in su) e macroarea geografica di residenza (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole).

Il 35% degli intervistati si dichiara molto preoccupato che le proprie disponibilità economiche non bastino nel lungo periodo, mentre il 42,5% esprime una preoccupazione moderata. Solo il 22,5% afferma di temere poco o nulla l’esaurimento delle risorse.

La condizione reddituale rappresenta il principale elemento discriminante. Tra chi percepisce meno di 1.000 euro al mese, la quota di persone molto preoccupate raggiunge il 53,4%. Tra coloro che superano i 3.500 euro mensili scende all’8,4%, mentre il 26,2% dei redditi più elevati non manifesta alcun timore.

Il rischio finanziario legato alla longevità non interessa quindi tutti allo stesso modo. La disponibilità di reddito determina la capacità di assorbire spese impreviste, preservare il patrimonio e mantenere nel tempo un adeguato livello di autonomia economica.

Previdenza integrativa: solo il 20,8% aderisce a un fondo pensione

La diffusa percezione del rischio non trova riscontro in comportamenti altrettanto orientati al lungo periodo. Soltanto il 20,8% degli intervistati ha aderito a un fondo pensione, destinato a integrare la prestazione previdenziale pubblica al termine dell’attività lavorativa.

Il dato mette in evidenza una distanza significativa tra preoccupazione e pianificazione. Una larga parte degli over 50 teme di non disporre di risorse sufficienti, ma non ricorre a uno degli strumenti espressamente rivolti alla costruzione di un reddito aggiuntivo per la fase successiva al lavoro.

La fragilità emerge anche dalla composizione delle disponibilità finanziarie. Il 58,8% del campione dichiara di non possedere risparmi oltre il conto corrente. La percentuale raggiunge il 74,1% tra gli ultra 74enni, proprio nella fascia anagrafica più esposta alla necessità di utilizzare le somme accumulate.

La prevalenza della liquidità sul conto corrente riflette un approccio conservativo, fondato sul controllo diretto del denaro. Questa scelta, tuttavia, si accompagna a un impiego limitato di strumenti previdenziali e finanziari pensati per distribuire le risorse lungo un orizzonte temporale più lungo.

Anche il ricorso alla consulenza appare concentrato tra i soggetti con maggiori disponibilità. I titolari di redditi elevati o grandi patrimoni si affidano ai servizi di private banking nel 36,2% dei casi, alla propria banca nel 31,4% e ai consulenti finanziari nel 21,4%.

Pianificazione patrimoniale: polizze al 35,8% ed eredità definita dal 14%

Tra gli over 50 che effettuano investimenti in Italia, le polizze assicurative costituiscono la soluzione più diffusa, scelta dal 35,8% del campione. Seguono i titoli di Stato e le obbligazioni, con il 25,6%, e i fondi comuni, con il 25,3%. Le preferenze si concentrano quindi su strumenti associati alla protezione e alla conservazione del patrimonio.

La pianificazione resta debole anche quando riguarda il trasferimento della ricchezza. Solo il 14% degli intervistati ha già assunto decisioni sulla propria eredità. La quota sale al 21,5% tra gli over 74, mentre si ferma al 9,9% nella fascia compresa tra 50 e 64 anni. Il 53,2% non ha ancora affrontato il tema.

Tra le persone senza figli o nipoti, il 2,6% ha valutato la possibilità di un lascito. Secondo il rapporto, questa eventualità potrebbe diventare più frequente per effetto delle trasformazioni demografiche e sociali.

La ricerca descrive così un divario tra consapevolezza e protezione finanziaria.

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