Il nuovo pacchetto UE approvato il 26 marzo 2026 introduce regole più stringenti per la gestione delle crisi bancarie. Rafforzata la tutela dei depositanti, ampliata la copertura oltre i 100 mila euro e ridefinite le priorità nei rimborsi, con maggiore responsabilità per banche e investitori.
Pacchetto UE e nuove regole per la gestione delle crisi bancarie
Il 26 marzo 2026 il Parlamento Europeo ha adottato in via definitiva un nuovo pacchetto UE volto a rafforzare la gestione dei fallimenti bancari e la tutela di contribuenti e depositanti. Le norme, approvate senza votazione formale per assenza di emendamenti, si articolano in tre atti legislativi distinti: la Direttiva sul Risanamento e la Risoluzione delle Banche (BRRD), il Regolamento sul Meccanismo di Risoluzione Unico (SRMR) e la Direttiva sui Sistemi di Garanzia dei Depositi (DGSD).
L’obiettivo principale del pacchetto UE è rendere più efficace e ordinata la gestione delle crisi bancarie, evitando impatti diretti sui clienti e limitando l’utilizzo di risorse pubbliche. Le nuove disposizioni ampliano il numero di istituti soggetti alle regole europee, estendendo le procedure di risoluzione anche a banche di dimensioni più contenute, se considerate di interesse pubblico.
Il quadro normativo aggiornato consente alle autorità di intervenire con maggiore efficacia nei casi di dissesto, armonizzando le modalità di gestione a livello europeo e rafforzando la protezione del sistema finanziario.
Priorità nei rimborsi e nuove tutele per depositanti e PMI
Uno degli aspetti centrali del pacchetto UE riguarda la ridefinizione dell’ordine di priorità nei rimborsi durante le procedure di insolvenza o risoluzione bancaria. Le nuove regole stabiliscono che i sistemi di garanzia dei depositi, fondi finanziati dalle banche per proteggere i correntisti, avranno la priorità più elevata nei rimborsi.
La tutela standard resta invariata per i depositi fino a 100 mila euro per correntista e per banca, ma la DGSD introduce un elemento di rafforzamento. Dopo l’intervento dei sistemi di garanzia e il rimborso dei depositanti al dettaglio e delle piccole e medie imprese, si potrà procedere con il soddisfacimento degli altri creditori, tra cui le autorità pubbliche di dimensioni ridotte.
Il pacchetto UE introduce anche una novità per i depositi superiori alla soglia dei 100 mila euro. Alcune somme legate a operazioni immobiliari potranno essere coperte fino a importi compresi tra 500 mila e 2,5 milioni di euro, a seconda dei casi. In questo modo, le risorse derivanti dalla vendita di un immobile potranno essere protette anche oltre il limite ordinario in caso di fallimento della banca.
Queste misure rafforzano la fiducia dei depositanti e contribuiscono a una maggiore stabilità nei momenti di crisi, offrendo una protezione più ampia rispetto al quadro precedente.
Maggiore responsabilità per banche e nuove norme sui salvataggi pubblici
Un elemento centrale del pacchetto UE riguarda i criteri di accesso agli interventi pubblici in caso di crisi bancaria. Le nuove norme stabiliscono che azionisti e creditori dovranno assorbire una quota delle perdite pari almeno all’8% del totale delle passività e dei fondi propri (TLOF, cioè l’insieme delle risorse e degli obblighi finanziari della banca) prima che sia possibile ricorrere a fondi pubblici.
Questo meccanismo rafforza la responsabilità interna degli istituti di credito e riduce il ricorso al denaro dei contribuenti, favorendo soluzioni di mercato. Le banche dovranno affrontare le difficoltà utilizzando in primo luogo le proprie risorse, limitando l’intervento dello Stato ai casi necessari.
Il pacchetto prevede anche una semplificazione nell’utilizzo del meccanismo bridge the gap, che consente ai sistemi di garanzia dei depositi di contribuire al raggiungimento della soglia dell’8% qualora le risorse interne non siano sufficienti. La misura è pensata in particolare per le banche di dimensioni più ridotte.
Viene inoltre ampliata la platea degli istituti soggetti alle procedure di risoluzione più strutturate. Se in passato tali strumenti erano applicati principalmente alle grandi banche, le nuove norme estendono l’obbligo anche alle banche piccole e medie considerate di interesse pubblico. Questo include strumenti come la vendita dell’istituto o la creazione di una banca ponte temporanea, che consente di mantenere operative le funzioni essenziali.








