Torna la quattordicesima per i pensionati: a luglio 2026 l’Inps accredita la somma aggiuntiva che può arrivare fino a 655 euro. Tutti gli importi aggiornati per fascia contributiva, i requisiti e le esclusioni previste.
Come ogni anno, è in dirittura di arrivo la quattordicesima, non solo per specifiche categorie di lavoratori, ma anche per una parte dei pensionati italiani. Nel 2025, ne hanno beneficiato circa tre milioni di persone. Per il 2026 si conferma il consueto meccanismo che prevede l’erogazione automatica della somma aggiuntiva, da parte dell’INPS, con la rata di luglio (in alcuni casi specifici con quella di dicembre). Vediamo dunque nel dettaglio gli importi aggiornati, le date di pagamento, i requisiti per poterne beneficiare e cosa fare in caso di mancata erogazione.
Cos’è la quattordicesima
La quattordicesima è una prestazione previdenziale introdotta nel 2007 e poi ampliata nel 2017, finalizzata a sostenere, con un contributo economico annuale, da un lato il reddito dei lavoratori del settore privato, dall’altro il potere d’acquisto dei pensionati che dispongono di assegni medio-bassi. Non si tratta però di bonus assistenziale: spetta infatti esclusivamente a coloro che hanno versato contributi durante la propria vita lavorativa.
Le date di pagamento
Il calendario 2026 segue percorsi distinti a seconda della categoria di appartenenza. I lavoratori dipendenti che ne hanno diritto ricevono la somma in genere entro giugno o al più tardi a inizio luglio, secondo quanto stabilito dal CCNL o dagli accordi aziendali. Per i pensionati la data di riferimento è il 1° luglio 2026: l’Inps accredita l’importo in automatico insieme alla rata ordinaria del mese. Fanno eccezione coloro che compiono 64 anni o accedono al trattamento pensionistico nella seconda metà dell’anno: in questi casi, la “gratifica feriale” viene corrisposta con la pensione di dicembre 2026.
A chi spetta e chi rimane escluso
La quattordicesima – come accennato in apertura – non è una misura universale. Sul fronte lavorativo, ne beneficiano solo i dipendenti privati i cui CCNL la prevedano espressamente, come ad esempio quelli del Commercio, del Turismo o dell’Alimentare. Sul fronte previdenziale, ne godono coloro che soddisfano i seguenti requisiti fissati dall’Inps: età anagrafica di almeno 64 anni e reddito complessivo non superiore a due volte il trattamento minimo annuo. Rientrano tra i beneficiari i titolari di pensione di vecchiaia, di anzianità, di reversibilità e di invalidità contributiva.
Restano invece esclusi i percettori di prestazioni puramente assistenziali, come l’assegno sociale e la pensione di invalidità civile, i pensionati con redditi complessivi superiori al limite indicato e i beneficiari di pensioni non gestite dall’INPS (es. Casse professionali private).
Come si calcola per i lavoratori dipendenti
Per i lavoratori dipendenti, l’importo matura in dodicesimi sull’arco dell’anno di riferimento, solitamente calcolato tra luglio dell’anno precedente e giugno di quello in corso. Chi ha prestato servizio per l’intero periodo riceve dunque una mensilità piena, mentre chi è stato assunto o si è dimesso nel corso dell’anno percepisce una quota proporzionale ai mesi effettivamente lavorati. Il calcolo della quattordicesima, a differenza di quanto avviene per la tredicesima, può riferirsi alla sola paga base contrattuale, senza contemplare alcune componenti accessorie della retribuzione.
Gli importi previsti per i pensionati
Gli importi previsti per la quattordicesima destinata ai pensionati variano in base all’anzianità contributiva, alla tipologia di attività svolta (lavoratore dipendente o autonomo) e al livello di reddito pensionistico.
Entrando nel dettaglio, nel 2026 – come spiega TG24Sky – chi percepisce fino a 1,5 volte il trattamento minimo (soglia corrispondente a circa 11.931 euro annui) riceverà 437 euro con un’anzianità contributiva fino a 15 anni per i dipendenti (18 anni per gli autonomi). Se si superano i 15 anni (18 per gli autonomi), restando entro i 25 anni di contributi (28 per gli autonomi), la somma sale a 546 euro. Oltre tali soglie l’incremento raggiunge i 655 euro.
Per chi si colloca invece nella fascia di reddito compresa tra 1,5 e 2 volte il minimo (fino a circa 15.908 euro), gli importi spettanti sono più modesti. In concreto si parte da 336 euro per chi ha fino a 15 anni di contributi (18 per gli autonomi) e si arriva a 420 euro per chi vanta tra i 15 e i 25 anni (oltre 18 e fino a 28 per gli autonomi). Per chi supera tali tetti contributivi, l’importo spettante diventa di 504 euro.
Cosa fare in caso di mancata erogazione
I pensionati che sono in possesso di tutti i requisiti previsti, in caso non dovessero ricevere il pagamento, possono presentare un’istanza di ricostituzione, in autonomia tramite i servizi online Inps, oppure affidandosi a un patronato.









