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Accesso al credito: le imprenditrici fanno meno richiesta di prestiti bancari rispetto agli imprenditori


Da un’analisi realizzata dall’Università di Pisa emergono le ragioni che hanno portato le imprenditrici a rinunciare al credito bancario prima della pandemia e durante il Covid-19. 

Un fenomeno diffuso prima e durante il Covid-19

Uno studio condotto dall’Università di Pisa ha analizzato migliaia di piccole e medie imprese europee per comprendere il rapporto tra imprenditoria femminile e accesso al credito bancario. I dati esaminati riguardano due periodi distinti: uno precedente alla pandemia (2018-2020) e l’altro segnato dall’emergenza sanitaria (2020-2021). 

Dall’analisi emerge che le imprese guidate da donne tendono più frequentemente a non richiedere finanziamenti bancari, anche quando ne avrebbero bisogno. Questo comportamento rappresenta di fatto un ostacolo significativo allo sviluppo delle attività imprenditoriali femminili. Sebbene i risultati esaminati nei due periodi siano simili, a cambiare nel tempo non è il fenomeno in sé, ma le ragioni che lo determinano. 

Il documento include aziende operanti in diversi settori, dal manifatturiero ai servizi, e offre una fotografia per comprendere le dinamiche strutturali che influenzano il rapporto tra donne imprenditrici e sistema bancario. 

Dalla paura del rifiuto ai timori sulle condizioni

Prima della pandemia, la principale ragione che portava molte imprenditrici a non richiedere un prestito era legata alla paura di ricevere un rifiuto. Molte donne rinunciavano in anticipo perché convinte che la banca non avrebbe approvato la loro richiesta. Questo atteggiamento, noto come “expected denial”, riflette una percezione negativa delle proprie possibilità di accesso al credito

Con l’arrivo del Covid-19, però, lo scenario è cambiato. Le difficoltà economiche e l’incertezza generale hanno spostato l’attenzione su un altro aspetto: le condizioni dei finanziamenti. Durante la pandemia, infatti, molte imprenditrici hanno scelto di non rivolgersi alle banche non tanto per paura di un rifiuto, quanto per le condizioni ritenute poco convenienti

Tra i principali elementi critici emergono tassi di interesse percepiti come troppo elevati, richieste di garanzie difficili da soddisfare e caratteristiche dei prestiti (come importo o durata) considerate non adeguate alle esigenze delle imprese. 

Un problema complesso che richiede più interventi

Un altro dato interessante riguarda le imprese con presenza femminile nella proprietà: maggiore è la partecipazione delle donne, maggiore risulta la probabilità che non venga presentata una richiesta di finanziamento. Questo suggerisce che il fenomeno non è limitato alle sole imprese guidate interamente da donne, ma coinvolge più in generale le realtà con una forte componente femminile

Secondo le conclusioni dello studio, le difficoltà di accesso al credito non dipendono da un singolo fattore, ma da un insieme di dinamiche che coinvolgono sia il comportamento delle imprese sia quello degli istituti finanziari. Da un lato esistono barriere culturali e informative, dall’altro le condizioni offerte dalle banche possono risultare poco accessibili o poco trasparenti, soprattutto nei periodi di crisi. 

Per migliorare la situazione, gli studiosi sottolineano la necessità di agire su entrambi i fronti: da una parte, ridurre gli ostacoli che scoraggiano le imprese a richiedere credito; dall’altra, rendere le condizioni bancarie più favorevoli e comprensibili

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