Paola Pellini sarà alla guida di ACMI (Associazione Credit Manager Italia) per il triennio 2026-2029.
Paola Pellini eletta Presidente di ACMI
Si apre una nuova fase per ACMI (Associazione Credit Manager Italia): eletta il 23 aprile 2026, a guidare l’organizzazione nel triennio 2026-2029 sarà Paola Pellini.
Professionista con una solida esperienza nel credit management, Pellini assume la presidenza in un momento in cui il credit manager sta diventando sempre più un ruolo chiave, visto l’attuale contesto economico segnato da volatilità, trasformazioni normative e crescente attenzione alla sostenibilità finanziaria.
Tra digitalizzazione dei processi, gestione del rischio e nuove sfide legate ai ritardi di pagamento, questa funzione è chiamata a ridefinire priorità e competenze.
In questa intervista, la neopresidente traccia le linee guida del suo mandato, delineando obiettivi, criticità e opportunità per una categoria sempre più centrale nel tessuto economico del Paese.
Presidente Pellini, quale visione intende imprimere ad ACMI nel suo mandato?
Desidero che questo rappresenti un mandato di transizione, innovazione e crescita. ACMI ha necessità di consolidare le proprie radici ma anche di evolvere. Il Credit manager deve essere sempre più business partner, ha la necessità di ampliare le proprie competenze e responsabilità, essere elemento di relazione all’interno delle aziende, partecipe e promotore di progetti innovativi. Quando questo mandato si chiuderà avremo creato le basi per il passaggio del testimone a nuove generazioni di credit manager.
Qual è la priorità numero uno del suo mandato nei prossimi 12 mesi?
La parola chiave sarà: contenuti. Desideriamo offrire ai soci contenuti di valore, oltre agli eventi di carattere nazionale, rafforzando la presenza sul territorio, raggiungere comparti settoriali e piccole medie imprese fino ad ora meno coinvolti. Creare connessioni forti tra le generazioni di credit manager. Il socio deve sentire ACMI più vicina.
Come immagina il futuro del credit management da qui a 5 anni?
Il punto non è come lo immagino io ma come lo immaginano i nostri principali interlocutori, e quali sono le esigenze dei diversi mercati in cui ci muoviamo. Per questo abbiamo un dialogo aperto con ANDAF AITI, AIDP, con loro vogliamo individuare ed offrire strumenti per potenziare le competenze tecniche e manageriali, uscire dai confini del credito ed essere protagonisti concreti di tutto il processo OTC.
Quali sono oggi le principali sfide per i credit manager italiani?
Le oggettive difficoltà che non solo l’Italia sta attraversando hanno una ricaduta significativa sugli aspetti finanziari, generare valore attraverso l’ottimizzazione del cash flow è un requisito imprescindibile ma il DSO non può essere l’unico KPI di riferimento, Aging mix, overdue ratio, dispute rate… e più di tutto, per ogni indicatore individuato: trend, forecast, e backtest per lo sviluppo di strategie condivise e sponsorizzate dal board aziendale.
Come sta evolvendo la figura del credit manager in Italia?
L’Italia sta esprimendo uno scenario di stagnazione, in termini più ampi, l’ultimo World Economic Forum (WEF) 2026, per la prima volta, ha evidenziato il contesto geo-economico come la minaccia più grave, a causa dell’aumento delle guerre commerciali e non solo. Per navigare in una catena del valore frammentata è necessario considerare la sostenibilità come parte integrante della strategia aziendale nella gestione del rischio. In tutto questo il Credit management è strettamente coinvolto.
I contesti e le dimensioni aziendali inoltre fanno un’enorme differenza, il ruolo può essere più strettamente legato al presidio del Credito o avere responsabilità più ampie, in entrambi i casi è indispensabile costruire una relazione solida con il Sales, e con i clienti, interpretare le esigenze dei diversi canali di vendita essere adattabili, o meglio antifragili.
Il Credit Manager spesso coordina team complessi dove, oltre a presidiare i processi, ha la responsabilità della crescita delle proprie persone, valorizzandone il potenziale. Gestire i collaboratori con questa visione trasforma le sfide organizzative in opportunità di evoluzione, poiché solo la capacità di fare squadra eleva le competenze individuali in valore aggiunto per l’intera azienda.
Che ruolo stanno giocando tecnologie come AI e data analytics nella trasformazione del credit management e dell’attività del credit manager?
Un ruolo determinante, su diversi piani.
Da un lato si hanno a disposizione enormi quantità di dati in tempi rapidi ed a costi accessibili, per costruire agevolmente trend, KPI, e forecast indispensabili come supporto decisionale.
Dall’altro l’applicazione ad attività onerose ed a basso valore aggiunto permette di valorizzare l’intero team. Le nuove generazioni non sono disposte ad occuparsi di data entry ed hanno una innata propensione alla semplificazione che se adeguatamente sostenuta ed incoraggiata produce effetti straordinari.
Alleggerire l’operatività consente di veicolare le risorse ad una partecipazione più concreta ai fatti aziendali creando maggiore disponibilità nei confronti degli stakeholder interni ed esterni all’azienda e nella creazione di relazioni e cultura diffuse.
Quali competenze saranno imprescindibili nei prossimi anni?
Il credit management dovrà passare da “contabile dei rischi”, a Risk Strategist, bilanciando tecnologia e leadership empatica per garantire liquidità in un’economia frammentata e volatile.
Non dovrà subire l’IA, ma governarla usando l’IA Generativa e i Big Data a favore della predittività. Garantire modelli di scoring etici, trasparenti e protetti da rischi di cybersecurity.
Dovrà sviluppare resilienza, preservare la liquidità aziendale nonostante shock improvvisi (crisi geopolitiche o fluttuazioni dei tassi). Essere agile, ricalibrando le policy di fido in tempo reale ed attraverso una protezione flessibile sostenere lo sviluppo del fatturato.
Coltivare empatia ed ascolto attivo per negoziare soluzioni su misura con i top client in difficoltà. La negoziazione rappresenta uno strumento di marketing: preservare il cliente strategico oggi, gestendo il suo debito, significa garantirsi un partner solido domani.
Il Credit manager sa esercitare un’influenza sociale all’interno dell’azienda, allineando Sales e Finance verso l’obiettivo comune della crescita sostenibile, sa essere un leader che guida team ibridi (uomini e macchine) e promuove una cultura del rischio consapevole a ogni livello dell’organizzazione.
In breve, il Credit Manager dovrà essere sempre più un regista finanziario che usa la tecnologia per vedere lontano e la leadership empatica per agire da vicino.
Che messaggio vuole lanciare alla comunità dei credit manager italiani?
ACMI ha un valore istituzionale, rappresenta oggi circa 500 professionisti che trovano nei contenuti e nel network offerti un supporto concreto allo sviluppo del proprio profilo e nella crescita dei propri collaboratori.
ACMI è il primo Centro d’esame in Italia per la certificazione del ruolo: un’opportunità per dare visibilità e riconoscimento formale alle competenze di chi presidia una funzione sempre più strategica. L’Associazione, con una formazione strutturata, accompagna il candidato fino alla sessione d’esame.
Il messaggio di ACMI ai giovani è chiaro: in questa realtà troverete l’ecosistema dove crescere ed i driver per diventare i protagonisti del Credit Management di domani, dove il ruolo non sia necessariamente un punto d’arrivo, ma parte di un percorso ideale verso orizzonti professionali ancora più ampi.
ACMI dà forma e valore alla professione, trasformando l’unicità di ogni socio nell’energia che ne guida l’evoluzione restituendo cultura, visione e autorevolezza.










