I tassi sui prestiti in Italia restano elevati tra fine 2025 e inizio 2026, con picchi nel credito al consumo oltre il 16%. Anche per le imprese i livelli rimangono sostenuti, mentre i mutui si confermano la forma di finanziamento meno onerosa, con tassi attorno al 4%.
Tassi sui prestiti alle famiglie fino al 16,07% nel credito revolving
Il costo del credito per le famiglie italiane si mantiene su livelli elevati, con una marcata differenziazione tra le diverse tipologie di finanziamento. Come emerge dalle rilevazioni del Centro studi di Unimpresa, i valori più alti si registrano nel credito al consumo, in particolare nelle forme più flessibili e meno garantite.
Il credito revolving, che consente un utilizzo continuativo delle somme con rimborso rateale, raggiunge il 16,07%, mentre gli scoperti senza affidamento superano il 15,6%. Anche i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione si collocano su livelli significativi, arrivando fino al 13,85% per gli importi più contenuti.
Superano il 10% anche altre forme diffuse di finanziamento. Il credito personale si attesta all’11,32%, il credito finalizzato al 10,88% e i finanziamenti tramite carte di credito all’11,57%. Le aperture di credito in conto corrente mostrano un tasso medio del 10,53% per importi fino a 5.000 euro, che scende all’8,86% per importi superiori.
Nel complesso, le forme di credito più accessibili risultano anche le più onerose, con livelli che si avvicinano alle soglie massime consentite. Questa dinamica incide sulla sostenibilità finanziaria delle famiglie, soprattutto quando il ricorso al credito è legato alla gestione della liquidità quotidiana.
Imprese con tassi dal 4,97% all’8,06% e costo del denaro ancora distante dal 2%
Anche per le imprese, i tassi sui prestiti si mantengono su livelli rilevanti, con una riduzione progressiva all’aumentare degli importi finanziati. Nei finanziamenti legati al ciclo commerciale, come anticipi su crediti e sconto di portafoglio, i tassi passano dall’8,06% per importi fino a 50.000 euro al 6,50% fino a 200.000 euro, per poi scendere al 4,97% oltre tale soglia.
Un andamento simile si osserva nel factoring, forma di finanziamento basata sulla cessione dei crediti commerciali, dove i tassi si collocano al 6,41% per importi più contenuti e al 4,66% per quelli più elevati. Si tratta comunque di valori sostenuti se confrontati con il costo del denaro nell’area euro, che si attesta intorno al 2%.
Questo divario evidenzia una trasmissione ancora incompleta della politica monetaria all’economia reale. La riduzione dei tassi di riferimento non si riflette pienamente nelle condizioni applicate a imprese e famiglie. Le imprese, soprattutto le piccole e medie, continuano a sostenere oneri finanziari rilevanti, con effetti diretti sulla capacità di investimento e sulla competitività.
Anche le forme di finanziamento più strutturate presentano livelli compresi tra il 5% e l’8%, con valori più elevati per le operazioni di minore importo. Il costo del credito continua quindi a rappresentare un fattore critico per il sistema produttivo.
Mutui al 4% e leasing fino al 9,92% con forti differenze per rischio e garanzie
Nel panorama dei tassi sui prestiti, i mutui con garanzia ipotecaria si confermano la soluzione meno onerosa. I tassi medi si attestano al 4,05% per il fisso e al 4,08% per il variabile, livelli inferiori rispetto alle altre forme di finanziamento grazie alla presenza di garanzie reali e a un rischio più contenuto.
Secondo i dati raccolti dal Centro studi di Unimpresa, il leasing presenta invece valori più elevati, variabili in base alla tipologia di investimento. Il leasing immobiliare si colloca tra il 5,43% e il 6,16%, mentre quello strumentale, utilizzato per l’acquisto di beni produttivi, può arrivare fino al 9,92% per gli importi più contenuti. Anche il leasing su autoveicoli e aeronavale registra livelli compresi tra il 9,24% e l’8,26%.








